La mancata presenza fisica di una persona che si vorrebbe avere al proprio fianco, non sempre è sinonimo di pura assenza nel senso di mancanza o carenza. A volte quel vuoto è semplicemente uno spazio preparatorio, una sorta di anticamera energetica che precede un evento: esso rappresenta uno spazio sacro, un momento necessario all’interno del quale è importante sentire se stessi nell’attesa di ciò che si desidera. Capire se si è pronti ad accogliere il proprio voluto desiderio. E se quel desiderio è chiaro, definito e soprattutto scelto. Personalmente scelto, senza condizionamenti esterni.
Il vuoto percepito dentro se stessi va compreso, prima ancora di essere colmato. La distanza o l’assenza temporanea da una persona non determina il fatto che questa non sia presente nella nostra vita. Anzi, in alcuni momenti la possiamo sentire molto più presente e di sostegno seppure nel mondo fisico non sia momentaneamente manifesta. Questo accade quando si verifica una connessione – o allineamento – spirituale ed energetico tra le due parti. Un pensiero, una preghiera, un profondo desiderio comunicano anche durante un’assenza fisica. E i messaggi arrivano, quasi la presenza fosse toccata a pelle.
Al contrario, quante volte è capitato che, nonostante una presenza fisica accanto, ci si sentisse soli e abbandonati? Allo stesso modo questa realtà energetica è reale: presenza, ma in realtà assenza. Quando la presenza è assenza, tanto vale a parer mio, valutare solo l’essenza di se stessi. Quante volte in coppia o in compagnia ci si è sentiti soli e vuoti? Eppure la fisicità era presente. Mancava una presenza di spirito, mancava un livello energetico predisposto ad esserci, a supportare, ad ascoltare, a restare: una presenza tanto consistente da poterla sentire persino … in sua assenza.
Attraverso il mondo onirico si svolgono situazioni che, molto probabilmente, prenderanno forma – in un momento opportuno – nel mondo fisico; e, in ogni caso, s svolgono su un altro piano esistenziale, quello energetico. Non vedere – o sentire – una persona per settimane non significa essere disinteressati: a volte significa piuttosto crescere dentro per farsi trovare pronti. O dare spazio prima a se stessi per essere completi il più possibile.
L’assenza data una dipartita improvvisa e dolorosa può essere sostenuta dal mondo spirituale: i nostri predecessori, gli avi e le forze spirituali sostengono e proteggono la vita individuale dei propri cari che vivono nel mondo fisico.
Alcuni specifici rimedi floreali aiutano a sostenere questi processi per andare oltre ad un vuoto interiore percepito, come fosse un vuoto abissale.
Angel’s Trumpet fiore californiano: rimedio insostituibile quando si vive un lutto. Questo fiore aiuta semplicemente e delicatamente ad accettare la morte, l’assenza fisica, a colmare l’abisso interiore grazie alle forze supreme che sostengono l’individuo in un processo di accettazione della morte.
Cherry Plum fiore di Bach: quando un atteggiamento di perenne e assoluto controllo sugli eventi e sulle persone scollega l’individuo dal lasciarsi andare al flusso della vita. Cherry Plum dona la capacità di affidarsi e lasciarsi andare ad un potere superiore.
Bleeding Heart fiore californiano: per sciogliere il senso di attaccamento e di vuoto dato dalla mancanza o dalla perdita di una persona amata. Quando la separazione tra due soggetti è vissuta come un lutto. E in caso di lutto. Il fiore aiuta a gestire e ad affrontare il senso di attaccamento, aiuta a ritrovare se stessi nella propria indipendenza emotiva e autonomia affettiva.
La lusinga dell’interessamento non di rado porta a prendere strade che spesso non corrispondono al vero benessere destinato all’individuo: si cede all’ego sottostimato o alla carenza di affetti davanti a parole o gesti immediati di elogio e carinerie. Qualcuno è interessato alla nostra persona, ma è d’altro canto davvero interessante?
Non è facile capire realmente da cosa si sia attratti: le dimostrazioni di “amore immediato”, il ricevere “tutto e subito” nel nome della “fiducia” sono esche molto ambite. Alcuni gioielli però, risiedono nel profondo, oltre alle parole, oltre a gesti impressionanti, oltre al compiacimento, al love bombing. Alcuni gioielli sono rari e spesso non ci si sente all’altezza di indossarli: nel mondo delle relazioni alcuni sono interessamenti a senso unico e si finisce che una delle parti sceglie di adeguarsi senza sentirsi veramente o profondamente attratto.
L’abitudine ad elemosinare calore affettivo conduce a un livello mediocre la personalità, che tenderebbe piuttosto al meglio per se stessa, per natura, per evoluzione. Come evitare di cedere a dimostrazioni ed elogi da parte di qualcuno di interessato alla nostra persona, ma non davvero interessante per se stessi?
Sentire. Ascoltare. Nonostante i gesti o le parole, ci si sente al sicuro? Il sistema nervoso è tranquillo, la mente calma? O si sragiona, i pensieri sono fuori controllo? Si vive un senso di stabilità al fianco a questa persona o di instabilità, di confusione? I messaggi e le azioni sono coerenti o si annullano dimostrando il contrario e gli opposti di volta in volta? Ci si sente confusi o tranquilli, a proprio agio o in pericolo? Ci si adegua e converte a ciò che viene mostrato e detto anche quando non lo si condivide fino in fondo? Si ha una vera attrazione, anche fisica, oppure no, ma si cede a lusinghe perché “così va fatto” o così “non si fa brutta figura” o, ancora, così non resto solo/a?
L’adeguamento o l’interessamento a senso unico e l’assenza di una sana condivisione egualitaria reciproca, difficilmente portano ad un rapporto sano. Quando questa dinamica la si riconosce, si può decidere di cambiare direzione: nessuno è obbligato a stare dove non si trova bene.
Così, scegliendo per se stessi, si sceglie anche per il proprio destino: dove stare – e con chi – e dove non stare. Domandarsi se si è realmente interessati a qualcuno o se l’interessamento di qualcuno ha convinti a restare anche quando le condizioni non sono esattamente favorevoli, o piacevoli.
Be aware of your choice.
Siate consapevoli delle vostre scelte.
Fiori consigliati:
Cerato fiore di Bach, per credere in modo indiscusso al proprio sentire.
Buttercup fiore californiano: per ripristinare il senso di autostima nei confronti di se stessi.
Echinacea fiore californiano: per ricostruire un’identità spezzata.
“Take it Take it back All the doubt and the lack And that knocking sense Of insecurity“
Quanto più ci si focalizza su un obiettivo, quanto più il corpo è predisposto a raggiungere quella direzione: il corpo va dove lo sguardo si posa. Questo è uno degli insegnamenti dello yoga. Quando l’obiettivo è sfocato o poco chiaro, i segnali di ritorno sono altrettanto confusi: scegliere accuratamente e visualizzare quello che si vuole è determinante per ottenerlo. Ma c’è un altro fattore da tenere in considerazione: la lente attraverso la quale si guarda il proprio obiettivo, la lente attraverso la quale si guarda il mondo. Utilizziamo la lente della sfiducia, del sacrificio, dell’amore che non esiste, del sarcasmo geloso per la fine di una relazione? O utilizziamo una lente focalizzata sul bianco all’interno del nero e viceversa – come suggerisce il Tao – una lente riflessa sulla fiducia, la perseveranza, i nuovi inizi, sulla vita piuttosto che la morte, sui vivi piuttosto che sui morti? Consapevoli o no del proprio punto di vista, la lente che adoperiamo per vedere il mondo rappresenta il mondo stesso. Ajna chakra – o terzo occhio – presiede al mondo come conseguenza di una visione interiore.
Il contesto sociale in cui si cresce diventa la lente e lo sguardo riflesso sul mondo, relazioni e situazioni di vita diventano quel mondo, diventano realtà. Un cambio di prospettiva interiore – una presa di coscienza – permette di vedere il mondo in modo differente, rifesso attraverso uno specchio diverso: attraverso gli occhi e le azioni dell’altro.
Il mondo esterno riflette l’universo che si cela dentro ognuno: la paura, la rabbia, il diniego, l’apatia, l’autenticità, la dolcezza, lo stupore, l’amore, la fragilità, la bellezza. Quando guardo il mondo con occhi diversi, il mondo cambia: la dignità, la fortezza, la sicurezza, la vulnerabilità, la gentilezza mi permettono di incontrare queste sfaccettature in una realtà personale e, conseguentemente, collettiva. Si guarda il mondo per quello che si è: se vogliamo vedere un mondo migliore, è necessario vedere il bello prima dentro se stessi.
Fiori consigliati per un cambio di prospettiva:
Gorsefiore di Bach – per passare da una modalità di depressione ad una di speranza, iniziare a vedere la luce dove si trova il buio.
Sweet Chestnut fiore di Bach – speranza di vita, di risoluzione dopo aver attraversato la Notte buia dell’Anima, il senso della speranza ad un’ottava superiore, la luce in fondo al tunnel.
Queen Anne’s Lace fiore californiano – aiuta a focalizzarsi e vedere prima dentro se stessi, poi fuori, cambio di prospettiva e proiezione interiore; utile a chi ha problemi di vista.
Per saperne di più:
“Sometimes when I look deep in your eyes I swear I can see your Soul”
Dove può essere trovato l’Amore? Attraverso un’altra persona? Un partner, un genitore, un’amico/a, un figlio? Un’esperienza? L’Amore può essere trovato attraverso l’esperienza di se stessi nel mondo, attraverso l’accoglienza dei propri limiti, dei propri passaggi esistenziali: ad un certo punto non si è più gli stessi di prima, accade qualcosa, ci si trasforma. E accogliere se stessi in una nuova forma, cedendo al passato il proprio se stesso che è servito per crescere e per mutare interiormente, permette di prendere un leap of Faith, un salto nel vuoto o, nella Fede. Non in qualcun altro ma in se stessi e nella propria nuova forma – o anche formula – esistenziale.
Il cambio interiore è necessario se non si vogliono ripetere le stesse azioni, gli stessi pensieri, modalità ed esperienze. Un individuo è ciò che è nella propria essenza, ma la Vita è fatta per comprendere chi si è e per azzardare a qualche cambio nel momento in cui la vita è stata sofferente e dolorosa. I cambiamenti sono rivolti al raggiungimento di qualcosa di migliore, di benevolo verso la propria persona. Non si cambia per qualcun altro, più probabile è che l’altro ci mostri dove possiamo cambiare, dove sono paure e potenzialità da sviluppare.
La fiducia, la gratitudine, la compassione sono pedine fondamentali per trovare l’Amore nei confronti della propria individualità, ci si bisogna aggrappare in alcuni momenti, ma è una formula che funziona sempre. E anche in fretta. Si tratta di una scorciatoia per il benessere interiore: l’unica cosa che richiede è sincerità, onestà di cuore e pratica. La gratitudine non è data per scontata, va nominata, chiamata, fortificata. Così come la fiducia, così colmare le proprie cellule di amore profondo, lo stesso amore che dimostreremmo verso qualcun altro, verso chi amiamo di più al mondo.
Ecco, rivolgiamo quella stessa qualità e quantità di amore che riverseremmo a qualcun altro in noi stessi: cambia la qualità della propria vita, cambia il potere di attrazione, cambia la frequenza emanata. E là dove si dubitava della fiducia altrui, nasce invece un senso di collaborazione, di condivisione, di rispetto.
E sì, impariamo anche a perdonare a noi stessi la stupidità emotiva che ci ha accompagnato per molto tempo.
Fiori consigliati per il benessere del proprio cuore: Holly fiore di Bach aiuta a ripristinare l’Amore puro attraverso l’attraversamento di sentimenti di basse frequenze come l’invidia e la gelosia; porta all’apertura sincera del Cuore. Cherry Plum fiore di Bach per affrontare la paura di lasciare andare il controllo, di lasciarsi andare alla Fiducia, al proprio destino, al meglio che ci si possa aspettare.
Credete ai vostri sogni.
Libri consigliati per l’apertura del Cuore:
Un’opera che conduce in un viaggio profondo e illuminante – Epigraphia Edizioni –
E’ attraverso le azioni che confermiamo noi stessi grazie a capacità e qualità personali; l’azione, in un mondo fisico, vale più di una parola. E’ dimostrazione – prima verso se stessi poi verso il prossimo – della propria fiducia, del credere in se stessi nella volontà del fare, è manifestazione.
Il movimento è dato da un’intenzione, da cosa si vuole ottenere e raggiungere. L’intenzione è individualista, parte da Sè, dall’ego, che non significa per forza egoistica, come molti tendono a confondere – rigidità e dogmi interiori non ammettono pareri, opinioni e conseguentemente azioni diverse da quelle che non rientrano nei propri schemi.
L’azione è affermare se stessi. Anche la completa non azione afferma e dimostra chi si è – che è azione a sua volta, nel momento in cui si è consapevolmente intenzionati a non agire, per scelta.
Nell’immenso bacino del terzo chakra Manipura, si può attingere anche ad altre facoltà oltre al potere della volontà che dirige un’azione: è possibile infatti avere accesso a dignità – che rende un essere umano un guerriero di spirito che lotta per la propria sopravvivenza e quella degli altri – e meritevolezza, caratteristiche fondamentali per trovare e riuscire a stare nel proprio posto nel mondo senza elemosinare, con la fierezza di chi sa di meritare il meglio dalla vita, dal mondo. Facoltà non sempre implicite, ma che è possibile alimentare e riscoprire.
Di certo un consiglio che posso elargire è dato da un paio di fiori californiani fondamentali che aiutano questo processo. Beh, citiamone qualcuno in più…
Echinacea per ripristinare un ego spezzato da traumi profondi antichi e recenti.
Buttercup per alimentare il fenomeno della meritevolezza nei confronti della vita.
Sunflower per riequilibrare un eccesso di ego e al contempo una svalutazione dello stesso.
Centaury fiore di Bach per smettere di elemosinare dalla vita.
Che questo viaggio nonché azione del vivere, sia il più profondo possibile .
Svadhisthana significa “Dimora del sé“, luogo del sé. Il secondo chakra, in movimento, è identità emotiva: se il sé ha una dimora, significa che ha confini, una stabilità propria ed è esso stesso punto di riferimento. L’immagine simbolo del chakra ci ricorda che la luna è un elemento femminile e che il perpetuo movimento della luna ha il potere di muovere le maree, i liquidi all’interno del corpo umano – l’80% – e tutto ciò che è emotivamente stagnante.
Svadhisthana, pur avendo una dimora, è rappresentato da un movimento – un movimento interiore, una direzione interiore, una decisione interiore. Svadhisthana ricopre la dualità dell’essere o non essere, delle scelte che danno gusto alla vita, che fanno stare bene. Gusto e piacere vanno di pari passo in questa dimora. Il movimento è una decisione presa. L’indecisione crea stallo, un blocco. Quando questo blocco si presenta è utile richiamare il Sé alla sua dimora e domandargli cosa lo fa stare bene o, dall’altra parte, cosa lo appesantisce. Lì sta la risposta e nella risposta c’è una direzione, dunque un movimento.
Intestini, pancreas, reni ma anche il senso del gusto – e del buon gusto – vengono associati a Svadhisthana; blocchi intestinali, problemi legati all’intestino, funzioni metaboliche scarse, insufficienti o compromesse, sono sinonimo di un Sé che non si trova a proprio agio nella sua dimora. Quanti no ci si rifiuta di dire? Quali confini non sono stati ben definiti e quali decisioni utili al proprio benessere sono state omesse? Il corpo risponde a ciò che lo spirito ottiene. Se la dimora è stata invasa, è il caso di riprendersi le chiavi di casa.
Chocolate Lily fiore californiano, risponde esattamente a queste domande, lavorando fisicamente sul ripristino di metabolismi fisici che hanno momentaneamente perso la propria naturale stabilità. Così come il dare e l’avere, equilibri anch’essi spesso dissonanti, la dimora interiore sollecita nel ripristinare i propri spazi sacri e condividerne altri solo per il piacere – e con il piacere – di farlo, senza obblighi, senza schemi, senza false identità.
Il simbolo di Muladahra contiene la parola “radice” in modo ridondante: al suo interno il termine sanscrito mula significa radice. La parola sanscrita si trova all’interno di un triangolo a testa in giù, elemento alchemico che simboleggia la terra che, a sua volta, si trova contenuto in un quadrato, altro simbolo riconosciuto ai quattro lati del pianeta e sinonimo di stabilità.
Radice, terra e stabilità sono al centro di un disegno più ampio, un fiore – l’origine della vita – a quattro petali che, a ben guardare sono doppi, uno all’interno dell’altro come a rimarcare il potere della stabilità dato dal numero quattro, gli angoli e i lati perentori e affidabili del quadrato.
La stabilità è terra, è Madre terra, è bosco, Natura, è ossa, piedi e gambe, concretezza nelle cose della vita, materia – da mater – temperanza, stabilità, consistenza, sicurezza. E’ esistenza nel momento presente, l’unico attimo da non perdere. E’ centratura su se stessi e per se stessi, è essere radicati ma flessibili al vento: la troppa rigidità nel radicamento spezza, frantuma, rompe.
Il rimedio floreale associato per eccellenza a Muladhara, fiore dai quattro petali “doppi” l’uno contenuto nell’altro, è Evening Primrose fiore californiano. Evening Primrose è il punto di partenza della propria vita all’interno della materia: promuove lo scioglimento di tensioni, impressioni, sensazioni ricevute e rimaste impresse nell’utero materno – l’uno contenuto nell’altro – e nei primi mesi di vita. Tensioni che riguardano lo stato di famiglia, un sistema famigliare; precarietà, instabilità, senso di mancata sicurezza trovano risposte nell’uso di questo rimedio che, tutt’altro dal “credere o non credere” se funziona – in fondo, tutto è una credenza – o se non funziona, va profondamente a sollecitare questioni di vita impresse sin dal primo composto di materia, o incarnazione quale che siamo stati e siamo tutt’ora.
Il sangue e la carne che genera un feto sono ancestrali e generazionali, passati da donna a donna, da unione a unione, da credenza famigliare a credenza famigliare. Per questo è importante riuscire a stare dentro se stessi, con fortezza e fiducia, flessibilità e radicamento.
Il sistema dei chakra abbinato ai rimedi floreali: questo e molto altro nel mio libro.
Venti anni fa ho iniziato un percorso personale con Ricercatori di Verità, insegnanti di meditazione e di crescita personale; qualche anno più tardi ero ad un bivio nella mia vita, una spaccatura tra lo studio dell’Ayurveda e lo studio della Floriterapia. Scelsi la seconda opzione. Durante un corso a Bologna sui fiori Californiani, quell’anno venne una nevicata straordinaria che non mi permise di raggiungere Bologna per finire l’ultima sessione del corso e avere il diploma cui tanto ambivo.
Dopo quell’accadimento non mi sono arresa e ho avuto l’onore e la fortuna di frequentare altri corsi con personalità di altissimo livello in ambito di floriterapico: Julian Barnard detentore della casa di Bach e del suo sito nel Galles, il Dottor Orozco, i medici Athul e Rupa Shah per i rimedi Himalayani. Un grande privilegio.
Nel corso di quegli anni di pratica e di studi, l’idea di unire queste conoscenze che andavano dalla Floriterapia alla conoscenza – e coscienza – di se stessi tramite l’approfondimento del sistema Chakra, andava sempre più crescendo e manifestandosi, tanto da iniziare a scrivere un testo che avrebbe preso circa quindici anni della mia vita, unendo a queste due materie anche concetti fondamentali di Metamedicina.
Solo quest’anno, nel 2025 e dopo il giusto allineamento planetario che mi ha permesso di trovare un’editore che ho apprezzato molto, una correttrice di bozze che porta il mio stesso nome e dalla caparbietà molto simile, un editor di immagini davvero perspicace, è uscito il tomo e manuale – perché di un manuale si tratta – di oltre cinquecento pagine di esperienze di vita e ricerca che ho voluto condividere. Magari anche soluzioni efficaci.
Sperando possa essere di gradimento, perché non pensare ad un regalo di Natale diverso dal solito, con argomenti che toccano spiritualità e praticità di vita con metodi risolutivi tramite l’uso delle frequenze dei Fiori?
Il testo si divide nella descrizione dei 7 Chakra all’interno dei quali c’è un ulteriore suddivisione tra la parte fisica governata da ogni chakra e la parte esistenziale: ogni chakra racchiude schemi di vita, situazioni di vita. E per ogni chakra ed ognuna di queste due realtà, fisica ed esistenziale, il libro offre più soluzioni tramite l’uso dei rimedi floreali (fiori di Bach, Californiani e Himalayani) ancora una volta rivolti sia ad una parte fisica dell’individuo, che esistenziale come possibile soluzione di temi che coinvolgono la vita ordinaria di oguno.
Mi auguro possiate avere voglia di accedere a questo testo con curiosità e il desiderio di acquisire nuove informazioni in merito e grazie a ciò che il Dottor Bach disse molto tempo fa e senza il quale anche questo libro non sarebbe forse potuto esistere:
Per decenni con l’arrivo delle pratiche orientali e grazie ad un mix di buonismi religiosi e perbenismo nutrito dal quieto vivere, l’ego è stato demonizzato e spodestato dal proprio trono e cacciato nei meandri di uno stanzino buio con pareti di gommapiuma.
Un errore enorme.
L’identità di un individuo è data dall’ego che rappresenta la casa della personalità. In assenza di ego o di un ego sottostimato l’individuo è alla mercè di chiunque e l’assenza di un’identità stabile e forte fornisce, a chi ci si trova di fronte, la possibilità di “occupare” quella casa, approfittare della persona.
L’individualismo è utile alla persona nel momento in cui serve innanzitutto se stesso, il proprio benessere, utile per le migliorie personali, per autodifesa, per potersi affermare nel mondo.
La confusione nasce nel momento in cui un ego sottostimato decide di farsi forte a discapito di altri o sulla pelle degli altri: questo non è un ego sano e la differenza è sostanziale.
Un ego sano è per se stesso e poi per gli altri, al servizio. Un ego sano permette all’individuo di passare dalla propria unicità al cuore, un’identità collettiva, e a quel punto il cuore è salvo dall’invidia, dalla rabbia, dalla disperazione di elemosinare.
L’ego sano è portatore di dignità, fierezza, meritevolezza – il dizionario non ha riconosciuto il termine e lo ha dato come “errore” da correggere. L’ho aggiunto al dizionario. Questo significa che il diritto di ricevere dalla vita non è un termine conosciuto, non per tutti almeno, forse per pochi. Questi elementi e frequenze sono i componenti di un ego stabile, sano per l’individuo e la collettività, senza supremazia, da condividere, insegnare, spiegare, motivare.
L’alternativa è vivere di reazioni istintuali dettate da una carenza di queste tre frequenze, segnate da una sottostima mai veramente riconosciuta ed elaborata.
Echinacea fiore californiano per ricostituire un’ identità spezzata.
Centaury fiore di Bach per redimersi dalla disistima di sé.
Buttercup fiore californiano per ripristinare il senso di meritevolezza.
Heather fiore di Bach per sentirsi visti e considerati senza la necessità di dover sopraffare gli altri.
Ognuno è unico.
Valorizziamo una sana unicità per creare una sana collettività.
Willow fiore di Bach (Salix vitillina) ha il potere di conferire all’Io, – all’ego – la responsabilità della propria condizione di vita. Willow insegna a fluire con la vita in modo dolce, come una navigazione tranquilla su un fiume piuttosto che contro ad essa, in modo inflessibile e duro.
La rigidità interiore e l’inflessibilità di una personalità caratterizzata da Willow in condizione di squilibrio, fa si che le cellule del corpo si sintonizzino sulla durezza d’animo, condizione che, se protratta nel tempo, si manifesta in rigidità fisiche come artriti, reumatismi, artrosi, malattie auto immuni.
Cosa porta ad avere tutta l’attenzione della famiglia e dei propri cari in una modalità ospedalizzata o di sofferenza? Il subconscio, in tempi immemori, ha registrato o percepito l’assenza di attenzione, vicinanza, considerazione e un tocco amorevole mentre la personalità e l’ego hanno presupposto di poterle ricevere – a modo loro e incondizionatamente; l’IO si è ritratto ed irrigidito su una posizione di “vendetta” in cui comunica “vi dovrete accorgere di me per forza”. La sua è una richiesta di aiuto, una richiesta di AMORE.
Willow scandisce il tocco del tempo da quel periodo immemore in cui tutto ha avuto inizio per sbloccare, slacciare e scogliere quell’accordo diventato dannoso. Willow ripristina l’amore verso se stessi tracciando la linea di confine tra il vittimismo in ogni sua forma e la responsabilità della propria vita, delle proprie azioni, delle proprie scelte interiori nei confronti di se stessi.
Willow lo si può considerare, in senso lato e nella sua accezione più ampia del termine un salva vita, un guaritore spirituale profondo e determinato.
“Prima di intraprendere il viaggio della vendetta scava due fosse”
Praticando kickboxing per un breve periodo e tutti gli annessi allenamenti intensi che precedono questa pratica, l’energia che ne emerge è immensa, forte e intensa. Un’energia che va ben direzionata, insieme all’uso focalizzato della mente, una mente che si abitua ad essere pronta ad una risposta conseguente ad un colpo inferto, ad un attacco, ad una tattica per colpire l’avversario. Questa condizione attiva un’energia fisica di grande impatto, risveglia e richiama moltissima adrenalina e noradrenalina, ormoni chiamati al rapporto dalle ghiandole surrenali nel momento in cui è necessario attivarsi per la fuga o per la lotta alla sopravvivenza.
Sentire scorrere nelle vene adrenalina e abituarsi ad essa è come essere sotto l’effetto di una droga: poi non si riesce a smettere anzi, la si ricerca sempre più spesso. Significa che le cellule del corpo richiamano a quella frequenza e cioè a quella specifica situazione tanto che, ad un certo punto, cresce maggiormente dentro di sé la tensione per il conflitto, la volontà della sfida corpo a corpo, la propensione a cercare la provocazione per fare secernere ancora una volta adrenalina.
Una volta divenuti consapevoli di questo “richiamo” interiore pericolosamente provocatorio – perché non tutti i match si vincono e c’è sempre un prezzo da pagare per la lotta o i colpi inferti – è altrettanto utile rendersi conto che un certo tipo di atteggiamento attira esattamente la controparte necessaria a combaciare con la frequenza emessa – e in sordina, voluta.
Nel momento in cui mi preparo – e sono pronto – a lottare, la lotta mi verrà incontro. Prepararsi alla lotta non è un messaggio di pace in particolare nei confronti di situazioni che, esattamente come me, sono pronte a lottare. Nel preciso momento in cui si è coscienti di questo atteggiamento interiore e delle conseguenze che esso comporta – la sfida, la perdita, la possibile morte, la disfatta interiore o altro ancora – è possibile scegliere.
Scegliere se la propria condizione interiore di essere umano è pronta al sacrificio, alla perdita, alla morte e se è questo quello che desidera più ardentemente al netto di condizionamenti esterni. Oppure scegliere un’altra condizione, non senza grinta o spessore, ma con la Verità in corpo, la spada della separazione tra il Bene e il male affilata e pronta a distinguersi dal pensiero comune, da reazioni istintuali piuttosto che mediate, pronta a differenziarsi dal resto del mondo.
L’ombra della guerra è lo specchio di un conflitto interiore. Urge fare pace con se stessi ed allinearsi alla propria verità interiore, abbandonare schemi mentali famigliari e sociali, vedersi piuttosto come singolo essere umano e domandarsi quale scelta, in prima persona e senza il sostegno di alcuno, si adotterebbe realmente nel profondo di se’. Avere davvero il coraggio di sostenere fino in fondo e affrontare in prima linea le proprie convinzioni – o sensi di colpa.
Com’è possibile attuare un cambiamento interiore? Allinearsi con la propria Verità profonda, comprendere se una parte “in lotta” ci appartiene e, se così fosse, domandarsi quale tipo di nutrimento le si vuole concedere. Rimedi floreali consigliati:
Spreading Phlox rimedio californiano della gamma Range of Light per ritrovare l’allineamento con la propria vera natura interiore; permette di schierarsi ad un livello orizzontale (con la società e il vissuto quotidiano con altri individui) e verticalizzato (cosa desidera l’aspetto più elevato del mio essere?).
Spotted Gliciridia rimedio himalayano (linea AUM) per stanare il leader oppressivo che appartiene ad ognuno nei reconditi angoli dell’essere, quell’aspetto inferiore e istintuale che pensa di non poter vivere senza sottomettere o annientare l’altra metà di se stesso – identificato negli altri – ma senza il quale egli stesso non esisterebbe. Questo rimedio ripristina inclusione e rispetto verso coloro che non sono allineati con i medesimi principi, espande i moti del cuore verso un atteggiamento servizievole e compassionevole, di comprensione e accoglienza dell’altro.
L’altra metà della mela non riguarda qualcuno o qualcosa di esterno: riguarda – e guarda sempre – a se stessi. Il mondo è lo specchio di ciò che si è.
Quando? Quando possiamo considerarci liberi da vecchi schemi mentali, atteggiamenti inconsci – o più o meno consci – ma auto limitanti, comportamenti ormai inadeguati per una personalità emergente e predisposta al nuovo?
Siamo pronti al nuovo quando le situazioni quotidiane che abbiamo sempre tenuto sotto presunto controllo, peggiorano, crollano, si intensificano nel dolore, raggiungono lo scempio, si acutizzano fino a danneggiare o minacciare l’identità fisica, emotiva e mentale.
Nel paradosso dell’intelligenza emotiva, a volte l’unico modo per cambiare atteggiamento nei confronti di se stessi e della vita per raggiungere livelli migliorativi e più stabili, è necessario toccare il fondo sino al degrado, alla degenerazione, all’incompiuta azione – o pensiero – esasperato come spinta evolutiva per dire a se stessi: “adesso basta”.
Determinati comportamenti e forme pensiero sono stati sacro santi per decenni nell’esistenza di un individuo come punto fermo e di salvezza, di protezione, di difesa. Ma, raggiunto un determinato livello evolutivo della personalità – indipendentemente da un fattore cronologico legato all’età – queste modalità diventano non solo tossiche, ma distruttive. Riconoscere la faccia dell’esasperazione e della degenerazione in cui ci si trova coinvolti, è l’inizio della risalita.
Come uscirne? Identificare il proprio ruolo all’interno di una relazione o di una situazione, dargli un nome e, a livello archetipico – simbolico, ma assolutamente pratico e reale – capire che cosa ha comportato questo ruolo per se stessi nel corso degli anni, cosa lo ha preservato per molto tempo e cosa ora lo distrugge. Esempio: il ruolo di madre è spesso un ruolo manipolatorio. Il manipolatore vuole controllare e controllare significa avere un’idea di potere sulla vita degli altri. Si domina chi si ritiene inferiore o chi si sceglie essere più “debole” o con una personalità mitigante. La supremazia del soggetto manipolatore-controllore la fa da padrona sino a quando tale rapporto di dipendenza non diventa distruttivo per entrambe le parti. La sudditanza ne è la controparte, insieme alla dipendenza emotiva ed affettiva.
Come uscirne? Dipende da che ruolo si sta giocando.
Cherry Plum fiore di Bach abbinato a Chestnut Bud coadiuvano una trasformazione interiore in merito al controllo sugli altri per dare fine ad un’azione, un atteggiamento che si ripete da decenni e che al momento attuale potrebbe essere decisamente fuori luogo, degradante e involutivo.
Chicory fiore di Bach quando l’arte manipolatoria di sottomissione degli altri è prevalente, quando “non si lascia vivere” all’altro la propria vera esistenza e la si vuole controllare ad ogni costo per timore della perdita.
Spreading Phlox fiore californiano della gamma “Range of Light” per sintonizzarsi con la propria natura interiore e permettere alla personalità di allinearsi con ciò che risuona “simile”, adatto, connesso.
Buttercup fiore californiano quando l’autostima e la dignità si sono persi nei meandri della disistima di sé, spesso ad un livello non conscio, un atteggiamento che si è adattato alle esigenze o stili di vita tossici o malsani. Per ripristinare il proprio valore interiore.
Fairy Lantern fiore californiano per attuare un processo di crescita interiore, di sviluppo, di responsabilità verso la propria vita; rimedio utile quando il processo di crescita interiore è rimasto bloccato e legato ad una dipendenza di tipo infantile.
Ed infine Borage fiore californiano per dare coraggio al cuore di vivere queste trasformazioni con la giusta “leggerezza”, per superare un senso di appesantimento o di sconforto, di sfinimento per non essere stati “abbastanza” o per essersi resi conto “tardi” degli eventi. Borage incoraggia il cuore al cambiamento e quando il cuore è incoraggiato, anche la mente si allinea.
Questi rimedi floreali non vanno assunti tutti contemporaneamente perché sarebbe controproducente: va analizzata una situazione personale per individuarne l’urgenza, la priorità. Ogni situazione è a sè stante.
Quali chakra sono coinvolti in queste azioni di trasformazione? Il quinto chakra in merito ai ruoli (Vishuddha), il quarto chakra in merito alle dipendenze (Anahata), il terzo chakra (Manipura) in merito all’autostima, all’atteggiamento dell’Io, alla crescita della personalità – vedi “Chakra e Rimedi Floreali. Il sistema dei Chakra abbinato ai Rimedi Floreali“.
Il grado di sofferenza e insoddisfazione è indice di quanto un cambiamento interiore sia indispensabile. Attuatelo con coraggio questo cambiamento perché la vita è nelle vostre mani.
L’unico modo per superare il giudizio verso i propri “errori” – o esperienze necessarie“, è quello di perdonare se stessi e la propria parte di responsabilità, tramite la compassione. Come si fa?
Immergere una situazione di disagio nella profondità della compassione al centro del proprio cuore. Per ripristinare la morbidezza – al posto della durezza – , la comprensione al posto del giudizio, l’accoglienza al posto della repulsione.
Mantenendo l’atteggiamento contrario di repulsione e durezza, nulla si muove, tutto si irrigidisce ed ogni cosa si fa più complicata.
Il potere trasformativo di Holly è immediatamente efficace: potrei dire che in un paio di settimane, per chi si sa ascoltare, i suoi effetti hanno già lavorato sulla rigidità del cuore, sulle sue paure, sui sui meccanismi di difesa.
Il cuore vero, Anahata, la parte più profonda, il nucleo “non colpito”, sede di compassione, inclusione, verità saggia, resta integro: solo la superficie è stata intaccata e il cuore, per il potenziale che ha, ha anche la capacità di rimarginarsi. Holly ne fa da collante, ristrutturando le pareti della casa dell’Anima.
L’atteggiamento cambia, è propenso all’apertura, al rischio del salto nel vuoto nel non sapere se, reagendo in modo diverso rispetto a tutte le volte precedenti, potrà non essere ulteriormente ferito, o se sarà stato un tentativo vano.
Tentativo e rischio che valgono la pena di essere presi in carico, perché le risposte del mondo esterno quando il cuore è in ri-apertura sono davvero meravigliose, sino alla commozione.
Il fastidio e la polemica si traducono e si perdono in un punto di vista che vede tutto attraverso un’altra lente: un livello di consapevolezza un attimo diverso, che porta gioia nella lucidità del momento, l’accettazione del paradosso come la scena di un film di sarcastico humor inglese.
Questa è la prima fase dell’effetto di Holly sul cuore.
Consulenze e corsi di formazione in Floriterapia di Bach, Californiani, Himalayani, il sistema dei Chakra abbinato ai rimedi floreali.
Il forte legame che tiene connessi un soggetto Chicory – fiore di Bach – ed uno Centaury – fiore di Bach – è dato da un’assenza di confini emotivi e dal timore inconscio di una relazione tra adulti. Cosa s’intende per “confini emotivi” e “soggetti Chicory” o “Centaury”?
Sani confini emotivi sono dati dalla capacità di sapere dire di no, di rifiutare richieste di continua disponibilità nei confronti del prossimo, nel saper definire i propri confini e riconoscere quelli altrui senza doversi giustificare o essere vittime di sensi di colpa.
Il soggetto Chicory in una condizione disarmonica evoca l’atteggiamento del “giver”, di colui che dona incessantemente, ma a caro prezzo: desidera a sua volta una devozione – e il controllo sugli altri – per quanto ha dato; Chicory risponde all’archetipo della madre, di colei che crea e distrugge i propri figli, se lo volesse.
Il soggetto Centaury in una condizione disarmonica è la controparte “devota” a Chicory: in assenza totale di confini emozionali, incapace di dire di no alle richieste o pressioni esterne, ha una visione di se stesso miserevole – non vede il proprio valore, si percepisce inesistente alla vita, con un atteggiamento succube che lo vede maltrattato e disprezzato.
Per entrambi è difficile comprendere che esistono dei confini che vanno rispettati: Chicory non li rispetta – spesso in modo subdolo, ricattante – e Centaury non riesce a farli rispettare. Quando il soggetto Centaury si ribella e inizia a mettere confini, agli occhi del mondo è diventato un egoista. Quando il soggetto Chicory ridefinisce le proprie azioni nei confronti degli altri lasciando andare condizionamenti emotivi, risulta distaccato e disinteressato.
Chicory sta all’assenza di amore incondizionato come Centaury sta alla richiesta di amore incondizionato.
Da un punto di vista spirituale questa accoppiata è perfetta: energeticamente sono attratti l’uno dall’altro come magneti e la lezione – a senso alternato – da imparare per entrambi è amare se stessi con le proprie forze, in assenza di dipendenza reciproca, piuttosto in una nuova modalità adulta e alla pari delle proprie risorse, del proprio essere.
Non è raro che in uno stesso individuo risiedano sia atteggiamenti Chicory che Centaury, attuati e sviluppati a seconda di chi ci si trova di fronte: in ogni caso sarà fondamentale lavorare sull’amor proprio, l’indipendenza e l’autonomia, con il coraggio di affrontare una certa maturità interiore.
La dipendenza infatti, è il terzo soggetto in questione: una lezione di vita non acquisita sia per Chicory che per Centaury può trasformarsi in una condizione aggravata di sottomissione, di patologia, di abuso di sostanze, di ludopatia, di vincoli affettivi di sudditanza.
Sarà importante lavorare sul proprio cuore per Chicory, e ristabilire una connessione d’amore con se stessi e sulla propria personalità per Centaury, risalendo da una condizione di sottomissione denigratoria ad una di amore dedicato a se stessi.
Durante il periodo della premenopausa e della menopausa, la donna vive un profondo cambiamento interiore psichico e fisico. Gli ormoni si muovono per adeguarsi ad un nuovo ciclo vitale, preparandosi all’assenza del ciclo mestruale e di tutto quello che questa assenza comporta.
Gli sbalzi umorali possono essere all’ordine del giorno, così come le mutazioni interne del corpo che tenta di ristabilire un nuovo equilibrio; questo nuovo equilibrio è fondamentale e, prima lo si accoglie, prima gli eventuali disagi scompaiono. L’irrisolto con il proprio femminile interiore è alla base di spiacevoli atteggiamenti che tendono a ripudiare questo importante passaggio di vita, il risultato di tutte le esperienze che il ciclo mestruale ha portato nel corso degli anni. Se il ciclo mestruale è stato vissuto in modo invece naturale e senza sofferenze, sia umorali che fisiche, allora questo passaggio sarà accolto e compreso.
Innumerevoli sono i cambiamenti che la vita ci riserva e ci richiede, ma il momento del passaggio da donna a saggia, spesse volte è accompagnato da un ulteriore momento esistenziale che vede la donna affrontare questioni a volte fisiche relative a patologie, a volte ulteriormente esistenziali di confronto: cambiamenti che richiedono una ulteriore attenzione e centratura su se stesse, apprezzamento e amorevolezza. Per questo motivo l’uso di alcuni rimedi floreali può risultare particolarmente interessante. I Rimedi Floreali utili per accogliere questo momento sono dati dalla miscela dei Fiori:
Walnut – fiore di Bach – importante aiutante durante questa fase di passaggio; ha il compito di “proteggere” l’individuo da false credenze, dicerie, influenze esterne che possono condurre la donna a immaginare che la menopausa sia qualcosa di sconcertante o disturbante, aiutando a mantenere la centratura su di sè.
Scleranthus – fiore di Bach – attenua e ristabilisce l’equilibrio sia umorale che ormonale, ristabilendo una naturale armonizzazione tra alti e bassi, tra smottamenti interiori fisici e psichici, tra cui le ben note “vampate” di calore (che peraltro non tutte hanno).
Black Cohosh – fiore californiano – riduce la condizione di inadeguatezza verso situazioni che vengono vissute come minacciose per la donna e i suoi rapporti sociali, tendendo a ripudiare ulteriormente una nuova condizione fisica e psicologica. Questo ultimo è un rimedio fondamentale.
Ulteriori fiori in aggiunta possono essere:
Buttercup – fiore californiano – per ripristinare una sana autostima e dignità di se stesse.
Echinacea – fiore californiano – utile qualora l’integrità dell’essere e dell’individuo si sia sentita in un qualche modo disintegrata, data anche da frustrazioni del momento.
Per ogni rimedio floreale servono 2 o 4 gocce diluite in acqua all’interno di un flaconcino con pipetta; assumere più volte al giorno per due o tre mesi o più, al bisogno.
La menopausa rappresenta l’entrata della donna in una nuova fase di vita, tutta da scoprire, da sentire, da vivere: si tratta di un momento in cui si diventa creatrici, maghe, sagge, una fase dell’esistenza fondamentale per costruire o ricostruire se stesse e la propria vita.
Questa fase di passaggio rappresenta un portale: un’opportunità di eccezionale importanza per avvicinare le donne alle donne, le figlie alle madri, per condividere il femminile nel suo più ampio spettro di una vita in parte già vissuta, in parte completamente nuova e di scoperta.
Approfittate di questa condizione per riscoprire un nuovo sacro femminile. Rimanere nella propria identità e autonomia femminile è importante per rispettare se stesse e farsi rispettare.
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Il passaggio da un atteggiamento legato all’ego ad un atteggiamento legato al chakra del cuore, è un passaggio che richiede pazienza e osservazione di sé: l’ego è capriccioso e ama avere il controllo delle situazioni, ma soprattutto ha un proprio punto di vista, specifico e “assoldato”, determinato da una condizione legata a falsi miti del tipo: “si è sempre fatto così” o “è sempre stato così”. Rimanere ancorati e aggrappati a questa condizione porta a rabbia e sofferenza, a lontananza da chi si ama e da ciò che si ama, porta a confusione personale.
Il passaggio dall’ego al cuore comporta un cambio di prospettiva, di punto di vista, di paradigma mentale. L’ego vuole avere tutte le ragioni, è capriccioso e si sente privato di qualcosa nel momento in cui “crede” di non essere visto, osservato, preso in considerazione. Il “ragionamento” del cuore invece è differente: esso cambia prospettiva, si mette nei panni dell’altro e osserva in modo differente; vede la prospettiva altrui e non solo la propria, riesce a surclassare l’egoismo per entrare in una forma di compassione che considera la vita altrui e non solo la propria.
Quando l’attenzione si rivolge per un momento all’altro, molti muri crollano riportando ad una pace interiore nella personalità dell’individuo e nei confronti delle proprie relazioni personali.
Come attuare questo cambio interiore?
La pratica di interagire con il proprio Cuore è il primo passo: gratitudine e compassione verso se stessi – mano sul cuore – e nei confronti del proprio albero genealogico e genetico; spesso si è reduci di antichi atteggiamenti legati alla famiglia ma di cui è possibile sciogliere il legame anche grazie all’utilizzo di alcuni rimedi floreali californiani.
Purple Monkeyflower aiuta in questo cambio di paradigma, aiuta ad uscire da un circolo vizioso legato a “è sempre stato così”, in concomitanza con i rimedi californiani che presiedono alle matrici famigliari: Baby Blue Eyes – legato alla figura paterna e a tutte le sue dinamiche inerenti – e a Mariposa Lily – legato alla figura materna (evitare di assumerli in contemporanea!).
Nei casi più cronici consiglio l’abbinamento con il rimedio di Bach Rock Water là dove la difficoltà e radicamento mentale di un cambio di paradigma è particolarmente solidificato. Ma per chi è abituato a cambiare di frequente schemi mentali o per chi ha una mente già flessibile, questo fiore può essere evitato.
Il cambio di paradigma non comporta solo un avanzamento da un punto di vista mentale, dall’ego al cuore, ma anche da un cambio di visione e interpretazione della propria condizione: dall’io all’altro. A quel punto l’ego viene messo a tacere insieme ai propri egoismi, ai propri soli e unici punti di vista, la rabbia riassorbita e trasformata in comprensione, sostenendo l’individuo nelle proprie scelte personali.
Come cita Ben Harper nella sua canzone “With My Own Two Hands“, utilizzate quelle due mani sul cuore per portare dentro voi stessi la gratitudine, la riconoscenza esatta e la compassione verso le vostre cellule e la vostra Vita, verso quegli aspetti dissonanti e disordinati, affinché avvenga un “I Rise“, un’ascesa, una risalita, una elevazione spirituale che allontana dalla sofferenza personale per dirigersi verso un’accoglienza collettiva.
Una mano sul cuore rappresenta impegno di onestà e dedizione verso se stessi.
Columbine, fiore californiano della gamma “Range of Light” (i 48 Fiori definiti “di una gamma superiore“), ha la capacità di attivare un livello di creatività in grado di mettere in contatto i propri atteggiamenti con la parte creativa del Sè Superiore, permettendo di esternare, manifestando nel proprio quotidiano, questa capacità creativa.
Columbine, Aquilegia Formosa, naturalmente produce un insight creativo, un’intuizionecreativa applicabile nel proprio mondo lavorativo, amplificando i propri talenti e percezioni.
Columbine porta ad un vero livello superiore che permette di connettersi alla più elevata intuizione. L’effetto è permanente e persistente, non scompare, si amplifica.
L’assunzione non è prolungata, ha un effetto quasi immediato.
Il rimedio è utile per persone particolarmente rigide ad un livello mentale, di pensieri, di schemi, di dogmi; è consigliato l’uso del rimedio associato al fiore di Bach Rock Water, 2 gocce per ogni rimedio floreale in diluizione, assunti più volte nell’arco della giornata. Scioglierà molti schemi mentali auto castranti e incapaci di far fluire liberamente il proprio potenziale, quel flusso vitale che permette l’espressone del Sè, liberandolo.
Che fine fa un uccello in gabbia cresciuto in cattività, nel momento in cui la gabbia si apre e lui vede il mondo per la prima volta?
Il cuore di un soggetto Impatiens, impaziente per natura, è un cuore segnato, ad un livello profondo, un cuore che non ha saputo apprezzare se stesso, un cuore veloce spesso non consapevole di tentare continuamente di sfuggire a qualcosa. Impatiens sfugge all’amore, al timore dell’amore, al momento presente in cui tutto può avvenire, senza un preavviso, senza un controllo. Così si proietta in avanti vedendo e prevedendo. Impatiens è strettamente in connessione con il proprio cuore, ma ad un livello superficiale, manca di profondità di ascolto e di ricezione.
Impatiens è la risposta emotiva al rimedio di Bach Holly che, tra le sue proprietà, parla di apertura profonda del cuore. Quando il cuore vive il momento presente, sente e percepisce, anche a distanza. Holly crea quella spaccatura necessaria per far rifluire l’amore, permette di connettersi con l’amore nei confronti di se stessi, poi con il resto del mondo.
Un cuore chiuso, destinato ad essere un “giver“, un donatore, non può permettersi di restare tale, correrebbe il rischio di cadere in una modalità Bleeding Heart di dipendenza affettiva e sentimentale, se non di dipendenze di diversa natura. Questo tipo di cuore teme di ricevere, avendo vissuto un’affettività asettica, cercando di colmare con il prossimo tutto il conforto caloroso possibile.
Allo stesso modo, un cuore “taker“, un ricevente, restando chiuso in se stesso teme di dare, pensa di perdere se stesso nel momento in cui si espone troppo. Questa modalità rischia di farlo sfociare in un atteggiamento Heather di dipendenza dall’attenzione altrui; rifugge l’intensità del calore umano, avendolo ricevuto in modo refrattario, cercandolo negli altri.
Per entrambe le situazioni Holly ripristina una equilibrata apertura del cuore, in modo delicato; è percepibile, al buon ascolto, la ripresa di un fluire, lo sfociare di un sentimento conosciuto ma bloccato da tempi immemori. Ecco che l’equilibro delle frequenze del cuore assumono un altro aspetto: amore per se stessi, ripristino dell’autonomia affettiva, una energia curatrice quella di Holly, fluida e profondamente calorosa.
Impatiens coadiuva il lavoro di Holly apportando la compassione necessaria verso la propria ferita interiore e la propria vulnerabilità.
Consiglio l’assunzione di questi due fiori di Bach (2-4 gocce per ogni rimedio floreale) per ripristinare le potenti energie del cuore e di tutto il suo sistema energetico (il cuore genera il più forte campo magnetico esistente nel corpo umano, approssimativamente 100 volte più forte di quello che produce il cervello).
Inutile sarebbe lamentarsi di un atteggiamento di una personalità narcisistica o slegata dall’amore e dai sentimenti, senza valutare la controparte che ha attirato a sé tale atteggiamento. Cosa spinge a darsi in modo assoluto e indiscusso al prossimo? Cosa spinge a svuotarsi di se stessi, finendo nella svalutazione di se stessi? Cosa porta ad elemosinare amore?
Centaury fiore di Bach ben risponde a queste domande: permette di riconoscere l’auto svalutazione insita nella personalità, la richiama alla luce tendendogli una mano compassionevole. Centaury porta a riconoscere il proprio atteggiamento mendicante, ponendo a questo confini e limiti, trasmutando tutti i propri sì di confini espansi, in no di confini forti e ben definiti. Centaury, una volta ristabilita la giusta frequenza del rimedio a livello personale, non permette il passaggio a chiunque: una volta fortificatosi sa bene quello che desidera, senza lasciarsi coinvolgere da circostanze di comodo. Smette di mendicare, rivendica il proprio posto, i propri spazi, i propri confini emotivi. Seppur un passaggio delicato, la trasformazione si manifesta velocemente con il rimedio floreale, nel momento in cui si è maggiormente consapevoli di questa dinamica.
Centaury è la manifestazione emotiva di Bleeding Heart, fiore californiano, che agisce sul sistema dei condizionamenti sentimentali, legami di dipendenza affettiva e sulle dipendenze in genere.
Tutto ciò che di-pende, pende da qualcuno o da qualcosa, ne è un prolungamento, come non potesse vivere in separata sede, senza co-dipendenze. Bleeding Heart svolge meravigliosamente questo suo ruolo di riequilibrio delle parti: dalla dipendenza affettiva all’indipendenza del cuore, ripristina l’autonomia personale ed individuale di dipendere solo da se stessi, avere fiducia nel proprio essere, di individuo unico ed irripetibile, indipendentemente da tutto e da tutti.
Questi due rimedi floreali associati insieme assicurano l’indipendenza emotiva in concomitanza con l’indipendenza dettata dal cuore, lasciando libero l’individuo da prestazioni obbligate per farsi accettare ed amare, dando la possibilità di stabilire i propri confini fisici, emotivi, spirituali.
Ne consiglio l’assunzione per chi si trovasse nella condizione emotiva e affettiva di dipendenza: 2-4 gocce per ogni rimedio floreale in diluizione in acqua, assunto più volte nell’arco della giornata per 1-2 mesi o più, se necessario.
Perché i fiori di Bach sono così “lenti”? – spesso mi viene chiesto – e perché altri tipi di rimedi floreali sono invece più “veloci” e li “sento subito”?
Oggi voglio rispondere a queste domande. Tanto per iniziare il punto non è che i fiori sono più “lenti” o “veloci”, ma siamo noi ad essere più o meno cristallizzati dentro a situazioni personali: la cocciutaggine, un orgoglio eccessivo, egocentrismo, convinzione di poter dominare il mondo, credenze, scegliere di vivere la propria vita crogiolandosi tra gelosie, invidie, sotterfugi, ipocrisie, senso del dominio. Dare la colpa a velocità e lentezza di un Fiore è, come al solito, non prendere in mano la responsabilità della propria vita continuando a colpevolizzare qualcosa all’esterno di sé quando il problema è all’interno.
Non sono i fiori ad essere lenti o veloci, siamo noi ad esserlo, interiormente.
E sulla velocità e lentezza interiori, apriamo un piccolo capitolo.
Perché siamo più o meno ricettivi rispetto ad un rimedio floreale? Questa è la vera domanda. Perché siamo composti di più parti: non esiste solo un ego o la propria mente raziocinante e schematizzata in cui ci si identifica, ma esiste, in ognuno di noi, una personalità presente ed una permanente.
Colui che ho considerato il mio nonno spirituale, Stylianos Atteshlis chiamato anche Daskalos dai propri allievi, guaritore spirituale e ricercatore della Verità, insegna che ognuno di noi è composto da una personalità presente ed una permanente.
La personalità presente altro non è che un nome ed un cognome, un Io, la somma dei cinque sensi, un essere umano che dovrebbe imparare a coltivare umiltà, umanità, buon senso – in contrapposizione della tentazione di vivere aspetti umani che riguardano corruzione, ipocrisia, egoismo, sete di potere, disumanità e disumanizzazione (Dio non c’entra nulla con le cattiverie e le ingiustizie del mondo: esse sono parte degli aspetti umani di individui che accettano di vivere in questo modo).
La personalità permanente è la parte attiva ed espressiva dell’Anima che ha memoria di se stessa, conosce il suo obiettivo di Vita, è saggia, danza con il proprio destino in assenza di elucubrazione alcuna.
A questo punto diventa chiaro su quale aspetto della personalità i fiori di Bach e i fiori Californiani interagiscono (con qualche eccezione): essi interagiscono con la personalità presente di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. Quindi non sono i fiori ad essere “lenti”, è la personalità a voler rimanere aggrappata fedelmente e aggressivamente ai propri schemi anche quando essi si rivelano auto distruttivi.
L’orgoglio uccide non solo ferisce, l’ipocrisia ha gambe sempre più corte, il tentativo di separazione porta ad una unità che crea ponti indistruttibili, la sete di potere conduce alla fame del cuore e alla sua aridità, la mancanza di umanità porta all’isolamento o alla follia.
Non sono i Fiori ad essere lenti…
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Il sistema energetico dei chakra può essere abbinato al sistema di frequenze dei fiori di Bach e dei fiori californiani. Perché?
Perché entrambi sono sistemi ENERGETICI che funzionano in base a precise frequenze. Ogni chakra ha in sé diversi livelli di frequenze così come ogni rimedio floreale trasmette precise frequenze, specifiche per ogni singolo Fiore utilizzato. Di frequenze si parla, ma se preferite chiamarle INFORMAZIONI, va bene lo stesso. Ogni Fiore si sintonizza con ciò che serve all’individuo per essere riportato in armonia e in equilibrio là dove c’è una situazione disarmonica.
Lavorando con il sistema dei chakra, è risultato piuttosto immediato interagire anche con i Fiori e la floriterapia: all’interno di ogni chakra esistono più frequenze, cioè più informazioni, ognuna delle quali può essere armonica o disarmonica in base a ciò che la persona sta vivendo o, più spesso, ha vissuto. Ad esempio, se si ha a che fare con una personalità particolarmente rigida da un punto di vista di schemi mentali, all’interno di un determinato chakra ciò è visibile (trattando la persona), così come è possibile vedere la sua insita guarigione – un Fiore che si poggia proprio sul chakra in questione – e la sua immagine risulta chiara e precisa.
La guarigione è sempre all’interno di uno squilibrio – ne fa parte – e non si trova mai all’esterno. Gli squilibri sono interiori e mai esteriori. L’assunzione di Fiori di Bach o di fiori californiani può aiutare la persona a ristabilire e risanare i propri equilibri, riaccendendo quelle frequenze utili a sciogliere blocchi e a ripristinare in modo naturale l’armonia di cui necessita perché tutto è dentro di noi, solo che, in alcuni momenti, si ha bisogno di qualcuno che suggerisca come muoversi dall’interno di una propria dinamica personale o di vita.
La guarigione spirituale sul sistema dei chakra connessa alla guarigione tramite l’assunzione dei rimedi floreali interagisce in modo equilibrato ed esatto per qualsiasi tipo di problema.
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A volte si tende a confondere la scarsa autostima verso se stessi con la sfiducia in sè stessi. Le due cose sono spesso co-dipendenti l’una dall’altra, ma alle volte c’è un’urgenza: l’urgenza di risolvere un problema di disistima, piuttosto che l’urgenza di risolvere un problema legato al credere in se stessi.
La voce della sfiducia sussurra all’orecchio che, tanto – quindi a prescindere da tutto – non ce la farai. Che tanto, – come l’ultima volta o quella volta – andrà a finire male. Che tanto, lo so, anche questa volta sarò abbandonato, tradito o quantomeno fallirò. A questo punto non vale neanche il tentavo, quindi perché provare?
Come vi sentite?
La voce della sfiducia infossa e insabbia in ogni occasione possibile un metro sempre più giù, l’Io. Ma il vero problema non è questo: il vero problema è che attira a sé la sua realtà perché vuole avere ragione, avere la ragion d’esistere. E così: non andrà, non funzionerà, sarà tradito, lasciato o si sentirà un fallito semplicemente per aver lasciato la parola alla voce della sfiducia, ma soprattutto per averci creduto profondamente.
La disistima di sé ricopre un aspetto più sottile e possiede profonde radici in terre lontane. Si tratta dell’idea incarnata che si ha di se stessi. Davanti ad uno specchio, cosa pensereste? Pensereste che forse sarebbe meglio non esporsi troppo, pensereste che sarebbe meglio restare dietro le quinte dell’amore o del successo piuttosto che mostrarvi nell’integrità di ciò che siete? Pensate di non meritare nulla di speciale o straordinario dalla vita perché semplicemente non ne siete all’altezza? Pensate di essere nati sbagliati quando tutti sono nati giusti? Ecco dove risiede la straordinarietà: nell’essere diversi, nel prendere in mano la propria specialità di vita e viverla.
Difficile? Sì, ma non impossibile.
La fiducia la riacquistate con la frequenza del fiore di Bach Larch, mentre l’autostima la ripristinate con il rimedio californiano Buttercup. E se proprio decidete di crescere, allora non esitate ad aggiungere il Fiore Californiano Fairy Lantern.
Non è un viaggio fantastico?
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Ultimamente diverse persone mi chiedevano o mi parlavano di Chestnut Bud, il fiore di Bach che lavora sull’apprendimento e sulla mancata comprensione del perché si commettono gli stessi errori (o ci si ritrova in una stessa situazione senza comprenderne il motivo).
L’esterno, come ben sappiamo, è lo specchio dell’interiorità che non fa altro che mostrarci su cosa siamo sintonizzati e di cosa abbiamo più bisogno.
Decido di assumere CheBud dopo qualche decennio dall’ultima volta, approfittando del fatto che l’esterno continuava a mettermi di fronte a questo rimedio floreale; inoltre da qualche tempo un dubbio amletico (di ritrovarmi in una stessa condizione in impasse già vissuta più e più volte) mi stava ossessionando. Dopo qualche settimana di assunzione del rimedio mi sembrava d’avere perso la cognizione di causa!
Finalmente una mente che sragiona, alternata a disconnessioni cerebrali saltuarie, smemorarizzazione temporanea di dati acquisiti semplici: come se la scheda rom della memoria fosse stata fatta saltare ad intermittenza!
Per le persone che hanno un alto potere di controllo sugli accadimenti giornalieri e schemi mentali rigidi e definiti, posso dire che è stato un piacevole tilt e che ce ne era bisogno per riformattare il tutto.
Alla domanda: per quale reale motivo ricado nella stessa dinamica e mi blocco in una sorta di limbo senza tempo? un’ulteriore domanda dalle profondità dell’animo umano – o dall’alto di una connessione divina – mi arriva come risposta: “Ma tu vuoi fare sul serio?”
“Fare sul serio” mi ha fatto tremare per qualche giorno rendendomi apparentemente ancora più confusa, ma allo stesso tempo mi ha messo nella condizione di comprendere. Ho dovuto lasciare che la mia mente divagasse nei suoi meandri per raggiungere finalmente il gap che non mi permetteva di andare oltre.
Ho scoperto che facevo di tutto – inconsciamente – per non procedere, per non fare quello che volevo! Impegni tranquillamente derogabili, scuse di ogni genere e di discussa provenienza, oltre a quel lasso di tempo sempre mancante.
In termini tecnici si chiama AUTO SABOTAGGIO.
CheBud, ho capito, ha portato in evidenza il sabotatore interiore che si dimena per evitare di permettere di dedicarsi a ciò che veramente importa.
E lo ha fatto in un ennesimo momento in cui ho dato più importanza a ciò che non contava (inutili scusanti perditempo) a discapito di un reale interesse e impegno.
Ecco come lavora CheBud: prima crea il caos in una mente analitica e programmatrice abituata a schemi e paradigmi, poi, durante quegli squarci tra una sinapsi e l’altra, riporta a galla la causa vera che non permette di avanzare e progredire nel proprio ambito (lavoro, relazioni, vita).
Così come gli atomi sono pressoché privi di materia ma ricchi di energia, quando quell’energia si sprigiona escono fiotti di possibilità.
Ecco dove sta la ripetizione di CheBud: nella mancanza di possibilità, nella presenza di un sabotatore interno molto subdolo che, nel corso degli anni, persino di una vita, ha convinto l’individuo a non lasciarsi andare alle opportunità, a ripetere gli stessi schemi come fosse un film riprogrammato all’infinito, gli stessi attori, le stesse parti recitate, lo stesso finale.
Posso oggi affermare che CheBud aiuta a stanare il sabotatore.
Domani, quando andrete fuori per strada, volgete lo sguardo verso l’alto e osservate i germogli dell’ippocastano bianco che stanno sbocciando: notate la loro dimensione e quanta energia e materia può racchiudere una semplice gemma.
L’ autunno è un momento importantedi passaggio, introduce a un periodo di riflessione, di osservazione e valutazione, di azione interiore più che esteriore. La calura estiva lascia spazio alla giusta via di mezzo fresca e piovosa per portarci verso l’inverno. C’è necessità corporea, fisica, mentale, di rigenerazione, di intimità, di buio per riscoprirsi poi alla luce. Noi non lo sappiamo ma il nostro corpo sì, così come la natura lo sa. Personalmente il cambio autunnale mi ha sempre portato disagio, un tanto di nostalgia verso quella luce che andava calando e l’idea del freddo; inoltre tutti quegli insetti – cimici, cavallette, insettuncoli vari tipici della stagione e fastidiosi (più delle zanzare!) che invadono le case; foglie che volano a terra sul suolo bagnato danno l’idea di decadenza … Un fastidio più che una stagione!
Poi negli ultimi anni sono riuscita a riappacificarmi con questo strano periodo di mezzo, l’ho capito: ho iniziato a notare i colori e tutte le sfumature di rosso e di giallo, persino di marrone delle piante. Ho visto quanti fiori in autunno ci sono ancora. Ho imparato a riconoscere gli alberi dalla forma e dal colore del tronco oltre che dalla forma della chioma dai rami spogli, irriconoscibili rispetto a quando si riempiono di foglie. Ho notato che se la natura si ferma, un motivo ci sarà. Ogni tanto è necessario fermarsi e raccogliere idee ed energie. L’autunno è una partenza verso l’ignoto buio invernale e i suoi regali.
Ma ho anche notato che l’autunno è esattamente come la primavera! Sono entrambi momenti di passaggio e di preparazione: la primavera introduce all’estate, al sole, trasporta verso l’inizio della vita e non per nulla le ore di luce vanno ad aumentare, tempo di calore; l’autunno prepara al buio invernale, tempo di freddo, introduce all’introspezione, alla morte. Autunno e primavera hanno in seno gli equinozi, quel breve momento in cui le ore del giorno eguagliano quelle della notte, il pieno equi – librio.
autunno e primavera insieme
Lavorando a contatto con fiori, piante e bulbi, vi dirò anche che a settembre si possono compiere le stesse operazioni di giardinaggio che si compiono durante la primavera, vale a dire: impianto di bulbi (ma di diverse tipologie), trapianti da vaso a vaso, trapianti da vaso a terra, semina dei prati (anzi, in questo caso il mese autunnale è migliore della primavera). Vediamoli da vicino:
Bulbi: i bulbi sono di due varietà, i bulbi autunnali – piantati in settembre/ottobre che sbocceranno in primavera – e quelli primaverili – piantati in primavera – che sbocceranno nell’estate. I bulbi sono la sorpresa della primavera, i primi fiori a sorgere dopo l’inverno insieme ad altre poche specie arbustive da fiore come la Forsithya e il biancospino (Crataegus Oxyacantha). Se ci soffermiamo a pensare ai bulbi, si tratta in realtà di fiori sepolti! Non sono da bagnare nel periodo invernale se messi in vaso, rischiano di marcire. Solo quando si comincia a vedere una testina verde, allora sì, è necessario iniziare a bagnare la terra per dare sostegno e nutrimento al fiore che verrà. Il colore sgargiante e il profumo dei bulbi primaverili da proprio inizio alla grande festa della nuova vita, della primavera!
Piante da vaso: i migliori periodi per i travasi sono l’ autunno e la primavera, si prepara la pianta (sia da interno che da esterno) ad un periodo di maggiore “stabilità” che è il periodo estivo o invernale, entrambi momenti di fermo vegetativo. Se vi trovate a travasare una pianta da vaso a vaso il consiglio è di procedere sempre con un vaso non troppo grande rispetto a quello precedente: non esagerate con le misure per il semplice fatto che le radici, abituate alle pareti del vaso piccolo, se si trovano uno spazio eccessivo vanno in stress, hanno bisogno di abituarsi lentamente ad un ambiente più spazioso. La natura è lo specchio degli esseri umani: di primo acchito una situazione favorevole e ben agiata sembrerebbe l’ottimale, ma se non abituati, rischia di “bruciare” subito la nuova condizione.
Se invece il trapianto è da vaso a terra, ok per l’autunno. Spesso sento domandare se non sia contro producente trapiantare in autunno per via dell’affacciarsi dell’inverno. In realtà le piante da esterno non temono l’inverno di per sé, ma temono – e muoiono – se il freddo raggiunge le radici quindi, coprire bene con la terra fino al colletto della pianta e non lasciare vuoti nel sottosuolo che potrebbero riempirsi di aria o acqua fredda; o a causa di correnti fredde: in questo caso non esporre semplicemente le piante in zone di corrente.
La Natura mostra un cambiamento nel periodo autunnale, essa si spoglia, ma è uno spogliarsi che rende forti perché affronta il freddo prima di riprodursi, prima di ripartire con un ennesimo ciclo vegetativo. Persino le piante da appartamento risentono di questo cambio. La famiglia dei Ficus è una delle prime a risentirne (il ficus e le piante da interno sono particolarmente sensibili!): perde parte delle foglie nonostante non si trovi esposto al freddo, ma ugualmente subisce il “fascino” dell’autunno! In questo caso tenete i Ficus maggiormente esposte davanti ad una finestra (luce, luce, luce!) e nel periodo autunno – inverno non bagnatele tanto. Concime liquido meglio del granulare per questo tipo di pianta, mentre per quelle da esterno, che siano frutti, siepi o cespugli meglio un granulare a lenta cessione.
Piante da terra: anche per le piante da terra (trapianti da vaso a terra) questo è il momento migliore. L’importante è coprire bene sino al colletto della pianta e assicurarsi che la terra attorno alle radici sia ben pigiata senza lasciare spazi vuoti in cui possa entrare aria o acqua fredda. Si potrebbe dire che la terra è la “coperta” delle radici di una pianta, che sono la parte più sensibile e addette al nutrimento. Da questo momento in avanti suggerisco di limitare le bagnature e di lasciare fare la natura con le sue umide nebbie autunnali e le piogge, salvo cambiamenti climatici stravaganti in atto (assenza totale di piogge e caldo). Ottimo concimare con concimi granulari a lenta cessione: un buon nutrimento invernale.
Per i trapianti in generale: se vogliamo che le condizioni future della pianta siano ulteriormente ottimali, il consiglio è di trapiantare in tempo di “radici”, vale a dire osservare il calendario e mettere a dimora nei giorni dei segni di terra: Toro, Vergine, Capricorno. Questo favorirà un buon radicamento.
Semina dei prati: in molti pensano sia la primavera il periodo migliore per seminare il prato, in realtà è l’autunno e uno dei fattori principali è che in autunno piove! Una volta seminato un prato, previa la dovuta lavorazione, l’erbetta nuova non ci metterà molto a fare capolino e soprattutto andrà incontro ad un clima più fresco e piovoso il che, per il neo prato, è ottimale, decisamente meglio che non andare incontro ad un’estate calda, torrida e per questo opprimente anche se ci si premura di un buon impianto di irrigazione. Il freddo invernale poi non farà altro che “temprare” l’erbetta nuova e rafforzarla preparandola così al futuro.
L’inizio di un nuovo ciclo
Per chi non fosse ancora affezionato o abituato a questo momento dell’anno che da un punto di vista numerologico chiama il 7 (settembre), numero dell’evoluzione spirituale e il 9 (novembre), numero del compimento e della chiusura di un ciclo, posso consigliare alcuni fiori di Bach per un uso personale:
Walnut: utile per i cambi di stagione, per assimilare la fine di un ciclo e accogliere l’inizio di un altro; è il fiore dei momenti di passaggio evolutivo sia personale che stagionale. Walnut rompe i vecchi legami, le abitudini per abbracciare il nuovo, ma anche e soprattutto slega da tutto ciò che proviene dall’esterno per condizionarci mentalmente e favorisce il pensiero autonomo e indipendente. A settembre si riparte con tutto: il lavoro, le scuole, i corsi. Insomma è proprio come la primavera, un novo inizio!
Scleranthus: per ristabilire l’equilibrio degli opposti, del giorno con la notte, luce e ombra, vita e morte, l’oscillazione tra due opzioni. Il fiore ristabilisce la priorità assoluta tra ciò che dice la mente e ciò che sa il cuore. E’ un ottimo rimedio per chi soffre di bipolarismo. Inoltre in questo periodo dell’anno aiuterà la ghiandola pineale a ristabilire un equilibrio di melatonina nel caso ci fossero problemi di dormiveglia dovuto al momento in cui la luce viene a mancare.
Angel’s Trumpet (fiore californiano): quando ci si avvicina al periodo dei morti o a situazioni che ci tengono legate a chi è trapassato, questo rimedio è fondamentale per portare una profonda accettazione della separazione nel cuore. Spesso, inoltre, non ci si rende conto di restare aggrappati a chi non c’è più: il rischio è quello di smettere di vivere la propria vita pensando inconsciamente in questo modo di poter espiare la dipartita di un nostro caro; in questo caso le vite spezzate diventerebbero due. La propri di Vita, quando c’è, va vissuta.
Sweet Chestnut: come non introdurre un fiore tipicamente autunnale come il castagno? Anch’esso, la cui fioritura si riempe di tutto il sole estivo, introduce allo scoramento del buio invernale che alcune persone vivono. E’ il rimedio che aiuta a rivedere la luce, quella luce accumulata nel pieno dell’estate: utile in momenti di profondo sconforto esistenziale, sia a causa di una perdita, sia a causa di mancanza di visione di un futuro migliore e positivo.
A tutti, un buon cambio di stagione: cerchiamo di cambiare qualcosa in meglio anche dentro di noi insieme a questo autunno e a questo equinozio, così cambierà in meglio anche il mondo esterno.
fotografie coperte da copyright di Silvia e Giulia Malagoli
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Ricordo d’avere visto la Dicentra Spectabilis – var. formosa – (Bleeding Heart, fiore dei rimedi californiani) per la prima volta durante una passeggiata in montagna. Ci eravamo fermati presso l’aia di una casa chiusa e vicino all’ingresso c’era su un muretto un vaso con questo straordinario piccolo cespuglio dal fiore a forma di cuore. So di essere rimasta estasiata in osservazione davanti a quei piccoli cuoricini appesi, pensando anche che dovevano essere particolarmente forti perchè il clima in montagna in quel periodo non era caldo. Un fiore a forma di cuore … Si tratta di un rizoma, un bulbo con radichette originario della Cina, del Giappone e del Nord America, ecco quindi perchè non ama il caldo. L’ho messo in vaso per la prima volta quest’anno, perchè in primis avevo tra le mani proprio il rizoma con già una punta di verde che voleva sbocciare, in secondo luogo ero davvero curiosa di osservare l’evolversi di questa pianta. Messo in vaso a febbraio da subito sbucava un gruppo verde di foglioline che parevano più schiacciate che altro: sinceramente pensavo non ne sarebbe uscito nulla, sembravano così stropicciate quelle foglie… Poi col passare dei giorni uno stelo si è allungato e qualche foglia è venuta fuori, ma sempre un gruppetto strano di foglioline ammassate se ne stava lì, senza fare niente. Col passare dei giorni si è schiusa quella matassa e hanno iniziato a comparire i primi puntini colorati che si sono sviluppati piuttosto in fretta. Ogni “arricciamento” corrispondeva ad un cuoricino della Dicentra. Si schiudono i fiori, prima piccoli come dei cuccioli poi s’ingrandiscono e prendono sempre più la loro forma. Il fondo del cuoricino del fiore è fatto di opposti. Inizialmente si vede una parte di petali rosa che racchiude il pendente bianco: al suo interno c’è dell’acqua. Goccioline di umido si intravedono dalle pareti bianco trasparenti della parte chiara del fiore pendulo. Poi, dopo qualche giorno ancora, ecco che i petali che racchiudevano la parte bianca con all’interno le gocce si stacca e alza i “braccetti” come in volo che poi restano all’insù di fianco alla forma del cuore.
Assistere all’apertura di Bleeding Heart mi ha fatto riflettere su come questa segnatura indichi la realtà dei fatti: inizialmente la personalità è chiusa su se stessa, ritratta, poi delicatamente in apertura con al suo interno ancora una condizione emotiva che evidentemente la tiene legate a situazioni e persone, poi finalmente, passato un tempo balsamico adeguato, si apre, si lascia andare, addirittura si eleva come in un volo o come due piccoli bracci che si alzano in segno di “hurra”. Osservare l’apertura della Dicentra mi ha sollevato. Questo rimedio pone la condizione per guarire un cuore affranto da dinamiche di dipendenza (cuori che pendono) con altre persone ma anche da situazioni che legano e vincolano. La soluzione non è all’esterno: la soluzione, come sempre, è all’interno. Bleeding Heart (traduzione: cuore sanguinante) mostra questo su se stesso: la parte bassa del cuore (gli opposti speculari) viene racchiusa e protetta (o presumibilmente tale) fino a quando non giunge il momento di aprirsi, staccarsi e librarsi in volo. I fiori si susseguono in questa apertura “alare”: non hanno tutti le stesse tempistiche, ma tutti si apriranno seguendo una naturale successione (a vari livelli, sino all’ultimo) in questa dischiusa d’amore, liberi da ogni condizionamento.
La Dicentra formosa viene comunemente chiamata Cuor di Maria.
Rieccoci a parlare della Cinipide del castagno, ma stavolta, a differenza del mio precedente articolo, vorrei dare delle soluzioni pratiche per chi vorrà sperimentare e metterle in pratica.
Ma riassumiamo prima di partire: la Cinipide (Dryocosmus kuriphilus) detta anche cinipide galligena per via delle galle che procura sulla foglia del castagno (Castanea Sativa) è un insetto proveniente dalla Cina che, probabilmente grazie ai trasporti globali delle merci è passato in Giappone, in Corea, negli Stati Uniti, in Europa e ovviamente in Italia, stabilizzandosi in primis in Piemonte, nei primi anni 2000.
Il problema che crea la Cinipide è grave in quanto ovidepone le uova all’interno delle gemme del castagno; quando l’insetto si schiude e si libera nell’aria, il danno è fatto: le gemme sono danneggiate irreparabilmente il che significa che la futura foglia si vede impossibilitata ad attuare la fotosintesi clorofilliana, inoltre si rischia la perdita del frutto, ultimamente costosissimo proprio a causa dell’ insetto galligeno.
La Cinipide è pericolosa quanto interessante a mio avviso nonostante i danni che procura: si riproduce per partenogenesiil che significa che l’insetto femmina riproduce da sola la specie (100-150 uova nell’arco di un anno) senza aver bisogno di accoppiarsi, l’ovulo non viene fecondato dal maschio!
Gli adulti compaiono, usciti dalla gemma in cui sono stati ovideposti, tra la fine di maggio e luglio. Durante la fine del periodo estivo le femmine, completamente adulte e sviluppate, sono pronte e fertili per una nuova covata.
Come contrastare la Cinipide del Castagno?
Con i fiori di Bach e i fiori Californiani. Si acquistano i seguenti Rimedi floreali:
per i fiori di Bach:
Crab Apple
Walnut
Chicory
Sweet Chestnut
Chestnut Bud
Rock Water
per i fiori Californiani:
Calla Lily
Quince
Supponendo che la diluizione venga fatta in 150 litri di acqua, sarà necessario fare una diluizione dei Rimedi floreali sufficiente per almeno 10 trattamenti (che inizieranno nel mese di Aprile e andranno avanti sino ad Ottobre). Acquistate quindi un flacone da 500 ml in plastica, se possibile con tacche segnalate come da foto, cosicché sarete più avvantaggiati durante le diluizioni che farete per i presupposti 150 litri.
Acquistate i fiori di Bach e fiori Californiani sopra elencati (i prezzi cadauno variano dai 9 euro agli 11 euro per i primi e dai 13 ai 15 euro per i secondi). I Fiori si acquistano in erboristeria, farmacia, parafarmacia. I Fiori Californiani probabilmente andranno prenotati dalla vostra farmacia/erboristeria di fiducia.
Per ogni tipologia di Rimedio floreale mettete 35 gocce all’interno del flacone di plastica, aggiungete acqua (meglio se presa fresca da fonte di montagna – da EVITARE acqua distillata) fino alla tacca che indica 500 e dinamizzate 30 volte il tutto: battete sul palmo della vostra mano il flacone ben chiuso – assicurarsi della doppia chiusura del flacone che acquistate – contando di 10 in 10 fino a 30, cioè battete per 3 volte il flacone contando fino a 10.
Avete ora il prodotto finito, da conservare rigorosamente in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e di luce. Al momento opportuno diluite 1 decima parte (1 tacca da 50 ml) nei 150 litri di una botte con erogatore a spruzzo ed erogate su foglia.
Quando e come fare i trattamenti?
Se il tempo lo permette iniziare ad Aprile con una continuità ogni 20 giorni. Meglio che non piova possibilmente nell’immediato dopo aver effettuato il trattamento, almeno per 24 ore. Se dovesse piovere in un lasso di tempo così stretto, il trattamento sarebbe meglio rifarlo.
Mi rendo conto che trattare dei castagni, soprattutto adulti, non sia facile in quanto le stesse dimensioni o i luoghi in cui vivono queste piante, i boschi, non sono favorevoli per essere raggiunti con una botte da 150 litri, ma vista la situazione penso ne valga comunque la pena di provare se si ha la possibilità. Eventualmente anche su piante più piccole o di medie dimensioni che hanno già riscontrato il problema della Cinipide galligena.
Alla fine dei trattamenti fatemi sapere l’esito riscontrato sui castagni, la vostra testimonianza è preziosa.
Esiste l’antagonista del Castagno, il Torymus sinensis, l’unico predatore della Cinipide in grado di debellare l’insetto che tedia i castagni. Il Torymus sinensis però non è un insetto della biodiversità mediterranea che peraltro rischia di andare persa per i più svariati motivi, quindi non sappiamo al momento se questo insetto porterà danni nei boschi o nelle colture a lungo termine e se, tra dieci o vent’anni, non sarà un ennesimo problema di insetto dannoso che non ha a sua volta predatori naturali. A mio avviso è sempre un rischio introdurre specie non autoctone in un contesto naturale di biodiversità in quanto la biodiversità risponde a leggi di equilibri delicati e intrinsechi l’uno nell’altro; basta poco per fare saltare la naturale catena alimentare e creare situazioni ambientali di squilibrio a cui poi, solitamente si risponde o chimicamente o pensando solo ed esclusivamente a risolvere il problema nell’immediato e senza lungimiranza.
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