Alla fine – Finally

E alla fine – infine – cos’è che vogliamo più di tutto, più di ogni cosa al mondo? Essere amati. Essere visti. Essere riconosciuti. Essere accolti semplicemente per quello che si è. Qualcuno pensa a noi? Cosa non faremmo per qualcuno che ci apprezza per quello che si è spontaneamente?

La sofferenza deriva dal fatto di sentirsi soli, che per noi umani significa non sentirsi – sufficientemente – amati e considerati. Sono diversi i rimedi floreali che possono venirci incontro in questo viaggio di vita per portare amore nei confronti di se stessi ma, più di ogni altra cosa, ognuno ha il dovere – perché è un dovere – di riconoscere e concedersi il proprio valore.

Penso alla fine che l’amore, nonostante una vita spesa a rincorrerlo, non vada cercato, elemosinato e men che meno barattato: penso che vada riconosciuto negli occhi di qualcuno che, anche se non sarà presente nella nostra vita, ci rimanderà a noi stessi, alla nostra evoluzione perpetua. Al nostro progresso.

Ci si dimentica di se stessi rincorrendo qualcuno fino a scontrarsi con un muro di gomma che riporta inevitabilmente e di nuovo a se stessi.

Se stessi è sempre il punto di partenza e anche di arrivo, con o senza riconoscimento. Con o senza qualcuno al proprio fianco. L’ Essenza di sé: solo quella resta e solo quella avrà un senso, alla fine.

Diamo quindi valore alla vera Essenza quale che sia per ognuno, dignità alla propria Anima venuta per accordarsi con la massima forma di evoluzione possibile, gratitudine ad ogni giorno perché non sappiamo quando sarà l’ultimo.

Frequenze simili, prima o dopo, si sintonizzano. Come una radio accesa che trova il proprio canale, la propria musica preferita.

“Do not let a little care
Fill your heart with grieve and faint, no
Just be calm, be brave and true
Keep your head and you’ll get through

Let no trouble worry you
(Keep cool, keep cool)
Don’t get hurt like some folks do
(Keep cool, keep cool)
What’s the use of prancing high
While the world go smilling by
You can win it if you would try”

Assenza: non sempre è come sembra

La mancata presenza fisica di una persona che si vorrebbe avere al proprio fianco, non sempre è sinonimo di pura assenza nel senso di mancanza o carenza. A volte quel vuoto è semplicemente uno spazio preparatorio, una sorta di anticamera energetica che precede un evento: esso rappresenta uno spazio sacro, un momento necessario all’interno del quale è importante sentire se stessi nell’attesa di ciò che si desidera. Capire se si è pronti ad accogliere il proprio voluto desiderio. E se quel desiderio è chiaro, definito e soprattutto scelto. Personalmente scelto, senza condizionamenti esterni.

Il vuoto percepito dentro se stessi va compreso, prima ancora di essere colmato. La distanza o l’assenza temporanea da una persona non determina il fatto che questa non sia presente nella nostra vita. Anzi, in alcuni momenti la possiamo sentire molto più presente e di sostegno seppure nel mondo fisico non sia momentaneamente manifesta. Questo accade quando si verifica una connessione – o allineamento – spirituale ed energetico tra le due parti. Un pensiero, una preghiera, un profondo desiderio comunicano anche durante un’assenza fisica. E i messaggi arrivano, quasi la presenza fosse toccata a pelle.

Al contrario, quante volte è capitato che, nonostante una presenza fisica accanto, ci si sentisse soli e abbandonati? Allo stesso modo questa realtà energetica è reale: presenza, ma in realtà assenza. Quando la presenza è assenza, tanto vale a parer mio, valutare solo l’essenza di se stessi. Quante volte in coppia o in compagnia ci si è sentiti soli e vuoti? Eppure la fisicità era presente. Mancava una presenza di spirito, mancava un livello energetico predisposto ad esserci, a supportare, ad ascoltare, a restare: una presenza tanto consistente da poterla sentire persino … in sua assenza.

Attraverso il mondo onirico si svolgono situazioni che, molto probabilmente, prenderanno forma – in un momento opportuno – nel mondo fisico; e, in ogni caso, s svolgono su un altro piano esistenziale, quello energetico. Non vedere – o sentire – una persona per settimane non significa essere disinteressati: a volte significa piuttosto crescere dentro per farsi trovare pronti. O dare spazio prima a se stessi per essere completi il più possibile.

L’assenza data una dipartita improvvisa e dolorosa può essere sostenuta dal mondo spirituale: i nostri predecessori, gli avi e le forze spirituali sostengono e proteggono la vita individuale dei propri cari che vivono nel mondo fisico.

Alcuni specifici rimedi floreali aiutano a sostenere questi processi per andare oltre ad un vuoto interiore percepito, come fosse un vuoto abissale.

Angel’s Trumpet fiore californiano: rimedio insostituibile quando si vive un lutto. Questo fiore aiuta semplicemente e delicatamente ad accettare la morte, l’assenza fisica, a colmare l’abisso interiore grazie alle forze supreme che sostengono l’individuo in un processo di accettazione della morte.

Cherry Plum fiore di Bach: quando un atteggiamento di perenne e assoluto controllo sugli eventi e sulle persone scollega l’individuo dal lasciarsi andare al flusso della vita. Cherry Plum dona la capacità di affidarsi e lasciarsi andare ad un potere superiore.

Bleeding Heart fiore californiano: per sciogliere il senso di attaccamento e di vuoto dato dalla mancanza o dalla perdita di una persona amata. Quando la separazione tra due soggetti è vissuta come un lutto. E in caso di lutto. Il fiore aiuta a gestire e ad affrontare il senso di attaccamento, aiuta a ritrovare se stessi nella propria indipendenza emotiva e autonomia affettiva.

“Your shadow moves across a lonely room”

Film consigliati:

Copertina del film 'Nosso Lar', con il titolo in evidenza e immagini di personaggi sopra un paesaggio futuristico.