Manipura: credere in se stessi attraverso l’azione

E’ attraverso le azioni che confermiamo noi stessi grazie a capacità e qualità personali; l’azione, in un mondo fisico, vale più di una parola. E’ dimostrazione – prima verso se stessi poi verso il prossimo – della propria fiducia, del credere in se stessi nella volontà del fare, è manifestazione.

Il movimento è dato da un’intenzione, da cosa si vuole ottenere e raggiungere. L’intenzione è individualista, parte da Sè, dall’ego, che non significa per forza egoistica, come molti tendono a confondere – rigidità e dogmi interiori non ammettono pareri, opinioni e conseguentemente azioni diverse da quelle che non rientrano nei propri schemi.

L’azione è affermare se stessi. Anche la completa non azione afferma e dimostra chi si è – che è azione a sua volta, nel momento in cui si è consapevolmente intenzionati a non agire, per scelta.

Nell’immenso bacino del terzo chakra Manipura, si può attingere anche ad altre facoltà oltre al potere della volontà che dirige un’azione: è possibile infatti avere accesso a dignità – che rende un essere umano un guerriero di spirito che lotta per la propria sopravvivenza e quella degli altri – e meritevolezza, caratteristiche fondamentali per trovare e riuscire a stare nel proprio posto nel mondo senza elemosinare, con la fierezza di chi sa di meritare il meglio dalla vita, dal mondo. Facoltà non sempre implicite, ma che è possibile alimentare e riscoprire.

Di certo un consiglio che posso elargire è dato da un paio di fiori californiani fondamentali che aiutano questo processo. Beh, citiamone qualcuno in più…

Echinacea per ripristinare un ego spezzato da traumi profondi antichi e recenti.

Buttercup per alimentare il fenomeno della meritevolezza nei confronti della vita.

Sunflower per riequilibrare un eccesso di ego e al contempo una svalutazione dello stesso.

Centaury fiore di Bach per smettere di elemosinare dalla vita.

Che questo viaggio nonché azione del vivere, sia il più profondo possibile .

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'immagine di un loto su sfondo luminoso.

I regali di Babbo Natale: sintonizzarsi con l’Universo

E’ possibile ottenere ciò che si vuole? Sì, alle volte è possibile. Per due volte ho fatto esperienza della possibilità di ricevere esattamente quello che avevo chiesto all’Universo. La prima volta ho pensato potesse trattarsi di una sorta di “buona sorte”, ma la precisione nei dettagli e il tempismo in cui si è manifestata la seconda richiesta, non ha lasciato spazio ad alcun dubbio: ottenere ciò che si desidera è possibile.

Qual’ è la ricetta? Per prima cosa non si ha a che fare con richieste che non rispondono all’evoluzione dell’individuo. L’evoluzione dell’individuo è data dalle esperienze e dalla comprensione delle esperienze fatte, ciò sta a dire che la personalità mira al proprio benessere interiore: quindi, l’obiettivo del raggiungimento di un benessere interiore – o gioia – è il punto di partenza. La valigia piena di soldi? No, stiamo nel concreto. La valigia piena di soldi in pochi la saprebbero gestire nel modo migliore e forse farebbe più danno che utile. La valigia di soldi potrebbe essere un mezzo, ma il fine reale quale sarebbe?

Di cosa si ha bisogno per stare bene e vivere meglio? Oppure, qual’è la necessità primaria in questo momento? La domanda giusta verso se stessi è FONDAMENTALE. E l’unica risposta corretta è: il proprio bene. Esempi: Un lavoro: mi interessa il tipo di lavoro? No, mi interessa sapere che all’interno di un contesto lavorativo posso trovarmi bene, sia in senso economico, che in termini di tempo – un part-time pagato come un full time, il mio tempo è prezioso. E un lavoro con colleghi di un certo livello coi quali ci sia la possibilità di confrontarsi alla pari, o magari dai quali sia possibile imparare ed essere ispirati. Magari avere carta bianca per quello che sono le proprie competenze lavorative, riconosciute economicamente.

Di solito si conosce quello che non si vuole più: per sapere cosa si vuole è indispensabile chiedere a se stessi cos’è che fa stare bene, di cosa ha bisogno quella parte di Sé che desidera stare bene.

Una precisa intenzione, obiettivo chiaro e definito, assenza di sensi di colpa e del dubbio di meritevolezza, smettere di elemosinare, alzare il tiro con le richieste anche se sembrano “troppo”. Questa è la ricetta. Un ultimo ingrediente fondamentale: avere il coraggio di chiedere il meglio per la propria esistenza. E non preoccuparsi del come il tutto potrà essere esaudito.

Allora accadono i miracoli. Il vero miracolo non è dato dal fatto che le richieste si materializzano. Il vero miracolo è che le richieste materializzate vanno oltre ad ogni aspettativa. Perché l’Universo è Vita e la Vita è Abbondanza e l’Universo ama l’abbondanza e premia coloro che sono pronti a riceverla.

Sintonizzatevi sull’abbondanza piuttosto che sulla scarsità. E sull’ infinita gratitudine. E’ tutta una questione di frequenze.

Scegliete quelle che vi fanno stare bene.

Have a beautiful, joyful and sparkling Christ … mas .

Quando l’ego è utile – anche alla collettività

Per decenni con l’arrivo delle pratiche orientali e grazie ad un mix di buonismi religiosi e perbenismo nutrito dal quieto vivere, l’ego è stato demonizzato e spodestato dal proprio trono e cacciato nei meandri di uno stanzino buio con pareti di gommapiuma.

Un errore enorme.

L’identità di un individuo è data dall’ego che rappresenta la casa della personalità. In assenza di ego o di un ego sottostimato l’individuo è alla mercè di chiunque e l’assenza di un’identità stabile e forte fornisce, a chi ci si trova di fronte, la possibilità di “occupare” quella casa, approfittare della persona.

L’individualismo è utile alla persona nel momento in cui serve innanzitutto se stesso, il proprio benessere, utile per le migliorie personali, per autodifesa, per potersi affermare nel mondo.

La confusione nasce nel momento in cui un ego sottostimato decide di farsi forte a discapito di altri o sulla pelle degli altri: questo non è un ego sano e la differenza è sostanziale.

Un ego sano è per se stesso e poi per gli altri, al servizio. Un ego sano permette all’individuo di passare dalla propria unicità al cuore, un’identità collettiva, e a quel punto il cuore è salvo dall’invidia, dalla rabbia, dalla disperazione di elemosinare.

L’ego sano è portatore di dignità, fierezza, meritevolezza – il dizionario non ha riconosciuto il termine e lo ha dato come “errore” da correggere. L’ho aggiunto al dizionario. Questo significa che il diritto di ricevere dalla vita non è un termine conosciuto, non per tutti almeno, forse per pochi. Questi elementi e frequenze sono i componenti di un ego stabile, sano per l’individuo e la collettività, senza supremazia, da condividere, insegnare, spiegare, motivare.

L’alternativa è vivere di reazioni istintuali dettate da una carenza di queste tre frequenze, segnate da una sottostima mai veramente riconosciuta ed elaborata.

Echinacea fiore californiano per ricostituire un’ identità spezzata.

Centaury fiore di Bach per redimersi dalla disistima di sé.

Buttercup fiore californiano per ripristinare il senso di meritevolezza.

Heather fiore di Bach per sentirsi visti e considerati senza la necessità di dover sopraffare gli altri.

Ognuno è unico.

Valorizziamo una sana unicità per creare una sana collettività.

Insegnamenti di Floriterapia

Consulenze

Esistenze Aggiornate (A Level Up)

Quando? Quando possiamo considerarci liberi da vecchi schemi mentali, atteggiamenti inconsci – o più o meno consci – ma auto limitanti, comportamenti ormai inadeguati per una personalità emergente e predisposta al nuovo?

Siamo pronti al nuovo quando le situazioni quotidiane che abbiamo sempre tenuto sotto presunto controllo, peggiorano, crollano, si intensificano nel dolore, raggiungono lo scempio, si acutizzano fino a danneggiare o minacciare l’identità fisica, emotiva e mentale.

Nel paradosso dell’intelligenza emotiva, a volte l’unico modo per cambiare atteggiamento nei confronti di se stessi e della vita per raggiungere livelli migliorativi e più stabili, è necessario toccare il fondo sino al degrado, alla degenerazione, all’incompiuta azione – o pensiero – esasperato come spinta evolutiva per dire a se stessi: “adesso basta”.

Determinati comportamenti e forme pensiero sono stati sacro santi per decenni nell’esistenza di un individuo come punto fermo e di salvezza, di protezione, di difesa. Ma, raggiunto un determinato livello evolutivo della personalità – indipendentemente da un fattore cronologico legato all’età – queste modalità diventano non solo tossiche, ma distruttive. Riconoscere la faccia dell’esasperazione e della degenerazione in cui ci si trova coinvolti, è l’inizio della risalita.

Come uscirne? Identificare il proprio ruolo all’interno di una relazione o di una situazione, dargli un nome e, a livello archetipico – simbolico, ma assolutamente pratico e reale – capire che cosa ha comportato questo ruolo per se stessi nel corso degli anni, cosa lo ha preservato per molto tempo e cosa ora lo distrugge. Esempio: il ruolo di madre è spesso un ruolo manipolatorio. Il manipolatore vuole controllare e controllare significa avere un’idea di potere sulla vita degli altri. Si domina chi si ritiene inferiore o chi si sceglie essere più “debole” o con una personalità mitigante. La supremazia del soggetto manipolatore-controllore la fa da padrona sino a quando tale rapporto di dipendenza non diventa distruttivo per entrambe le parti. La sudditanza ne è la controparte, insieme alla dipendenza emotiva ed affettiva.

Come uscirne? Dipende da che ruolo si sta giocando.

Cherry Plum fiore di Bach abbinato a Chestnut Bud coadiuvano una trasformazione interiore in merito al controllo sugli altri per dare fine ad un’azione, un atteggiamento che si ripete da decenni e che al momento attuale potrebbe essere decisamente fuori luogo, degradante e involutivo.

Chicory fiore di Bach quando l’arte manipolatoria di sottomissione degli altri è prevalente, quando “non si lascia vivere” all’altro la propria vera esistenza e la si vuole controllare ad ogni costo per timore della perdita.

Spreading Phlox fiore californiano della gamma “Range of Light” per sintonizzarsi con la propria natura interiore e permettere alla personalità di allinearsi con ciò che risuona “simile”, adatto, connesso.

Buttercup fiore californiano quando l’autostima e la dignità si sono persi nei meandri della disistima di sé, spesso ad un livello non conscio, un atteggiamento che si è adattato alle esigenze o stili di vita tossici o malsani. Per ripristinare il proprio valore interiore.

Fairy Lantern fiore californiano per attuare un processo di crescita interiore, di sviluppo, di responsabilità verso la propria vita; rimedio utile quando il processo di crescita interiore è rimasto bloccato e legato ad una dipendenza di tipo infantile.

Ed infine Borage fiore californiano per dare coraggio al cuore di vivere queste trasformazioni con la giusta “leggerezza”, per superare un senso di appesantimento o di sconforto, di sfinimento per non essere stati “abbastanza” o per essersi resi conto “tardi” degli eventi. Borage incoraggia il cuore al cambiamento e quando il cuore è incoraggiato, anche la mente si allinea.

Questi rimedi floreali non vanno assunti tutti contemporaneamente perché sarebbe controproducente: va analizzata una situazione personale per individuarne l’urgenza, la priorità. Ogni situazione è a sè stante.

Quali chakra sono coinvolti in queste azioni di trasformazione? Il quinto chakra in merito ai ruoli (Vishuddha), il quarto chakra in merito alle dipendenze (Anahata), il terzo chakra (Manipura) in merito all’autostima, all’atteggiamento dell’Io, alla crescita della personalità – vedi “Chakra e Rimedi Floreali. Il sistema dei Chakra abbinato ai Rimedi Floreali“.

Il grado di sofferenza e insoddisfazione è indice di quanto un cambiamento interiore sia indispensabile. Attuatelo con coraggio questo cambiamento perché la vita è nelle vostre mani.

Madri Chicory, figli Centaury: una questione di rispetto – e di confini

Il forte legame che tiene connessi un soggetto Chicory – fiore di Bach – ed uno Centaury – fiore di Bach – è dato da un’assenza di confini emotivi e dal timore inconscio di una relazione tra adulti. Cosa s’intende per “confini emotivi” e “soggetti Chicory” o “Centaury”?

Sani confini emotivi sono dati dalla capacità di sapere dire di no, di rifiutare richieste di continua disponibilità nei confronti del prossimo, nel saper definire i propri confini e riconoscere quelli altrui senza doversi giustificare o essere vittime di sensi di colpa.

Il soggetto Chicory in una condizione disarmonica evoca l’atteggiamento del “giver”, di colui che dona incessantemente, ma a caro prezzo: desidera a sua volta una devozione – e il controllo sugli altri – per quanto ha dato; Chicory risponde all’archetipo della madre, di colei che crea e distrugge i propri figli, se lo volesse.

Il soggetto Centaury in una condizione disarmonica è la controparte “devota” a Chicory:  in assenza totale di confini emozionali, incapace di dire di no alle richieste o pressioni esterne, ha una visione di se stesso miserevole – non vede il proprio valore, si percepisce inesistente alla vita, con un atteggiamento succube che lo vede maltrattato e disprezzato.

Per entrambi è difficile comprendere che esistono dei confini che vanno rispettati: Chicory non li rispetta – spesso in modo subdolo, ricattante – e Centaury non riesce a farli rispettare. Quando il soggetto Centaury si ribella e inizia a mettere confini, agli occhi del mondo è diventato un egoista. Quando il soggetto Chicory ridefinisce le proprie azioni nei confronti degli altri lasciando andare condizionamenti emotivi, risulta distaccato e disinteressato.

Chicory sta all’assenza di amore incondizionato come Centaury sta alla richiesta di amore incondizionato.

Da un punto di vista spirituale questa accoppiata è perfetta: energeticamente sono attratti l’uno dall’altro come magneti e la lezione – a senso alternato – da imparare per entrambi è amare se stessi con le proprie forze, in assenza di dipendenza reciproca, piuttosto in una nuova modalità adulta e alla pari delle proprie risorse, del proprio essere.

Non è raro che in uno stesso individuo risiedano sia atteggiamenti Chicory che Centaury, attuati e sviluppati a seconda di chi ci si trova di fronte: in ogni caso sarà fondamentale lavorare sull’amor proprio, l’indipendenza e l’autonomia, con il coraggio di affrontare una certa maturità interiore.

La dipendenza infatti, è il terzo soggetto in questione: una lezione di vita non acquisita sia per Chicory che per Centaury può trasformarsi in una condizione aggravata di sottomissione, di patologia, di abuso di sostanze, di ludopatia, di vincoli affettivi di sudditanza.

Sarà importante lavorare sul proprio cuore per Chicory, e ristabilire una connessione d’amore con se stessi e sulla propria personalità per Centaury, risalendo da una condizione di sottomissione denigratoria ad una di amore dedicato a se stessi.

BUTTERCUP e la considerazione che si ha – o non si ha – verso se stessi

Autostima Meritevolezza Cura di se Considerazione di sé Attenzione nei confronti di se stessi Senso di adeguatezza personale Dignità Sacrosanto.

Termini che risuonano dentro ognuno ma che spesso hanno un eco sordo perché esistono in minima parte. Spesso non si sa nemmeno cosa siano, cosa significhino, in cosa si potrebbero manifestare queste attenzioni verso sé stessi.

Se all’interno di una situazione lavorativa – o affettiva – la tendenza è quella di prostrarsi a terra tipo zerbino con la paura (e la scusa della paura) di essere licenziati o di “perdere l’amore” lasciandosi quindi umiliare, facendo ciò che in realtà non si vorrebbe fare, a volte persino rischiando la vita o l’infortunio pur di dimostrare che si è disposti a tutto per restare, ebbene, questa è la manifestazione di Buttercup, fiore californiano, allo stato così detto, “negativo”. Cioè: non si ha rispetto verso se stessi, verso la propria professionalità, verso il proprio cuore e la propria la dignità, verso la cura e l’apprezzamento di se, quando la considerazione è praticamente nulla, inesistente. Se queste qualità fossero invece presenti, nessuno si permetterebbe di essere trattato a pesci in faccia. Invece spesso questo accade e nemmeno ci si rende conto dell’umiliazione!

E’ così perché si è semplicemente ABITUATI a sottostare, a dare, ad essere a disposizione, ad obbedire a testa bassa e NON si è invece abituati a RICEVERE, ad avere, a chiedere, a darsi il permesso, a dire di no per preservare se stessi.

BUTTERCUP, fiore californiano, risolve queste tematiche al pari di un tiratore di arco che fa sempre centro. Buttercup ha la capacità di mostrarvi a che punto si trova la vostra dignità e meritevolezza. Il capo vi prende a pesci in faccia e questo non vi piace, non vi trovate d’accordo? Rincarerà la dose per vedere fino a che punto potete resistere nel farvi trattare male. Ma il problema non è il capo. Il problema siete voi che permettete questo tipo di atteggiamento, il problema è la bassa autostima, cura, attenzione e rispetto che avete – o che non avete – di voi stessi. Il capo vi dimostra solo dove vi trovate con il vostro livello di meritevolezza. Buttercup vi mostra il livello di dignità e di meritevolezza a cui vibrate, a cui rispondete e, solo in quel momento, potrete realmente rendervi conto come avete sempre considerato voi stessi e avrete la possibilità di decidere di CAMBIARE ATTITUDINE.

Buttercup smuove le montagne e insieme ad esse i vecchi, vecchissimi schemi che spesso risalgono all’infanzia di quando nessuno ha detto: “Bravo o Brava”, di quando, nonostante gli sforzi, ci si è sentiti dire: “Hai fatto solo il tuo dovere”. E qui sottolineo dovere, quel senso unidirezionale solamente del dare e MAI del ricevere: ecco dove sta l’errore. Siate nel ricevere, nel dire Sì alla Vita, nel concedervi il meglio, nel vibrare ad una frequenza di dignità, di meritevolezza, di attenzione e cura di voi stessi, più elevato. Gettate infinita compassione alle vostre lacune in termini di scarsa meritevolezza e sottostima e prendetevi le gioie della vita che esistono, ci sono e non aspettano altro che voi apriate le braccia e il cuore verso di esse.

Buttercup lavora a livelli. Voi a quale livello di meritevolezza siete?

Remeber, YOU DESERVE MORE (Ricordatevi, meritate di più).

Buttercup serve sempre.

Se desideri un consulto puoi scrivere a : fioripergaia@gmail.com

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