Esistenze Aggiornate (A Level Up)

Quando? Quando possiamo considerarci liberi da vecchi schemi mentali, atteggiamenti inconsci – o più o meno consci – ma auto limitanti, comportamenti ormai inadeguati per una personalità emergente e predisposta al nuovo?

Siamo pronti al nuovo quando le situazioni quotidiane che abbiamo sempre tenuto sotto presunto controllo, peggiorano, crollano, si intensificano nel dolore, raggiungono lo scempio, si acutizzano fino a danneggiare o minacciare l’identità fisica, emotiva e mentale.

Nel paradosso dell’intelligenza emotiva, a volte l’unico modo per cambiare atteggiamento nei confronti di se stessi e della vita per raggiungere livelli migliorativi e più stabili, è necessario toccare il fondo sino al degrado, alla degenerazione, all’incompiuta azione – o pensiero – esasperato come spinta evolutiva per dire a se stessi: “adesso basta”.

Determinati comportamenti e forme pensiero sono stati sacro santi per decenni nell’esistenza di un individuo come punto fermo e di salvezza, di protezione, di difesa. Ma, raggiunto un determinato livello evolutivo della personalità – indipendentemente da un fattore cronologico legato all’età – queste modalità diventano non solo tossiche, ma distruttive. Riconoscere la faccia dell’esasperazione e della degenerazione in cui ci si trova coinvolti, è l’inizio della risalita.

Come uscirne? Identificare il proprio ruolo all’interno di una relazione o di una situazione, dargli un nome e, a livello archetipico – simbolico, ma assolutamente pratico e reale – capire che cosa ha comportato questo ruolo per se stessi nel corso degli anni, cosa lo ha preservato per molto tempo e cosa ora lo distrugge. Esempio: il ruolo di madre è spesso un ruolo manipolatorio. Il manipolatore vuole controllare e controllare significa avere un’idea di potere sulla vita degli altri. Si domina chi si ritiene inferiore o chi si sceglie essere più “debole” o con una personalità mitigante. La supremazia del soggetto manipolatore-controllore la fa da padrona sino a quando tale rapporto di dipendenza non diventa distruttivo per entrambe le parti. La sudditanza ne è la controparte, insieme alla dipendenza emotiva ed affettiva.

Come uscirne? Dipende da che ruolo si sta giocando.

Cherry Plum fiore di Bach abbinato a Chestnut Bud coadiuvano una trasformazione interiore in merito al controllo sugli altri per dare fine ad un’azione, un atteggiamento che si ripete da decenni e che al momento attuale potrebbe essere decisamente fuori luogo, degradante e involutivo.

Chicory fiore di Bach quando l’arte manipolatoria di sottomissione degli altri è prevalente, quando “non si lascia vivere” all’altro la propria vera esistenza e la si vuole controllare ad ogni costo per timore della perdita.

Spreading Phlox fiore californiano della gamma “Range of Light” per sintonizzarsi con la propria natura interiore e permettere alla personalità di allinearsi con ciò che risuona “simile”, adatto, connesso.

Buttercup fiore californiano quando l’autostima e la dignità si sono persi nei meandri della disistima di sé, spesso ad un livello non conscio, un atteggiamento che si è adattato alle esigenze o stili di vita tossici o malsani. Per ripristinare il proprio valore interiore.

Fairy Lantern fiore californiano per attuare un processo di crescita interiore, di sviluppo, di responsabilità verso la propria vita; rimedio utile quando il processo di crescita interiore è rimasto bloccato e legato ad una dipendenza di tipo infantile.

Ed infine Borage fiore californiano per dare coraggio al cuore di vivere queste trasformazioni con la giusta “leggerezza”, per superare un senso di appesantimento o di sconforto, di sfinimento per non essere stati “abbastanza” o per essersi resi conto “tardi” degli eventi. Borage incoraggia il cuore al cambiamento e quando il cuore è incoraggiato, anche la mente si allinea.

Questi rimedi floreali non vanno assunti tutti contemporaneamente perché sarebbe controproducente: va analizzata una situazione personale per individuarne l’urgenza, la priorità. Ogni situazione è a sè stante.

Quali chakra sono coinvolti in queste azioni di trasformazione? Il quinto chakra in merito ai ruoli (Vishuddha), il quarto chakra in merito alle dipendenze (Anahata), il terzo chakra (Manipura) in merito all’autostima, all’atteggiamento dell’Io, alla crescita della personalità – vedi “Chakra e Rimedi Floreali. Il sistema dei Chakra abbinato ai Rimedi Floreali“.

Il grado di sofferenza e insoddisfazione è indice di quanto un cambiamento interiore sia indispensabile. Attuatelo con coraggio questo cambiamento perché la vita è nelle vostre mani.

La paura di non farcela

La paura di non farcela ha un nome e cognome ben specifico: ogni paura li ha. Questo timore è specifico dell’ego che teme di soccombere sotto a qualcosa di ben più grande di lui, teme di morire, di essere espulso, non considerato o non considerato per ciò che realmente merita, teme una sorta di “punizione divina” – o autoritaria – ancora sconosciuta, che percepisce come pericolosa.

E, come ogni paura che si rispetti, anche la paura di non farcela paralizza, eccome se paralizza: è la staticità del gelo interiore che blocca molte facoltà, tra cui quelle mentali, impedendo una sana e razionale reazione.

Bisogna farci i conti con la freddezza interiore paralizzante, in particolare è necessario affrontare quella paura. Come ? Rendendosi conto che è tale. La prima cosa che salterà all’occhio sarà la paura stessa, mentre la seconda cosa, sarà essere consapevoli che non si è in grado – momentaneamente – di reagire. Molto bene! Tenete tra le mani immaginarie quella paura e guardatela, osservatela, sentitela fino in fondo, anche se è tremendamente spaventosa. A vostro favore l’immobilizzazione data dalla pura stessa: il cervello ha smesso di funzionare in modo razionale e si ritrova anch’esso bloccato. Approfittate di questo momento per ripristinare innanzitutto la funzione cerebrale, cercando una soluzione: quando si presenta un problema, al suo interno esiste la soluzione.

La soluzione è: affrontare il problema, proprio il nocciolo del problema. Se vi viene chiesto di fare qualcosa che non sapete fare e vi sentite sopraffatti, imparate, come obiettivo finale (seguendo un corso, un tutorial, un esperto), a governare e diventare maestri della situazione, piuttosto che subirla. Questa azione rappresenta il coraggio per sciogliere il ghiaccio cristallizzante della paura.

Il coraggio è azione. Azione interiore prima di tutto, un movimento per sciogliere ciò che blocca e per iniziare ad affrontarlo.

La risorsa è già dentro ad ognuno.

Successivamente valutate la tipologia di paura poiché quella che cristallizza, non è una “semplice” paura: potrebbe trattarsi del profondo timore di “crescere” e di assumersi responsabilità da adulto, oppure la paura di impegnarsi a livello sociale, all’interno di una comunità o in un ambito lavorativo, la paura cioè di creare legami solidi.

Nel primo caso, del timore di affrontare la vita adulta, affidatevi al rimedio californiano Fairy Lanter; nel secondo caso, della sindrome del “vagabondo”, come la definisco io, considerate il rimedio californiano Sweet Pea.

Be proud. Le risorse sono già dentro ad ognuno.

Se desideri un consulto puoi scrivere a : fioripergaia@gmail.com

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