E alla fine – infine – cos’è che vogliamo più di tutto, più di ogni cosa al mondo? Essere amati. Essere visti. Essere riconosciuti. Essere accolti semplicemente per quello che si è. Qualcuno pensa a noi? Cosa non faremmo per qualcuno che ci apprezza per quello che si è spontaneamente?
La sofferenza deriva dal fatto di sentirsi soli, che per noi umani significa non sentirsi – sufficientemente – amati e considerati. Sono diversi i rimedi floreali che possono venirci incontro in questo viaggio di vita per portare amore nei confronti di se stessi ma, più di ogni altra cosa, ognuno ha il dovere – perché è un dovere – di riconoscere e concedersi il proprio valore.
Penso alla fine che l’amore, nonostante una vita spesa a rincorrerlo, non vada cercato, elemosinato e men che meno barattato: penso che vada riconosciuto negli occhi di qualcuno che, anche se non sarà presente nella nostra vita, ci rimanderà a noi stessi, alla nostra evoluzione perpetua. Al nostro progresso.
Ci si dimentica di se stessi rincorrendo qualcuno fino a scontrarsi con un muro di gomma che riporta inevitabilmente e di nuovo a se stessi.
Se stessi è sempre il punto di partenza e anche di arrivo, con o senza riconoscimento. Con o senza qualcuno al proprio fianco. L’ Essenza di sé: solo quella resta e solo quella avrà un senso, alla fine.
Diamo quindi valore alla vera Essenza quale che sia per ognuno, dignità alla propria Anima venuta per accordarsi con la massima forma di evoluzione possibile, gratitudine ad ogni giorno perché non sappiamo quando sarà l’ultimo.
Frequenze simili, prima o dopo, si sintonizzano. Come una radio accesa che trova il proprio canale, la propria musica preferita.
“Do not let a little care Fill your heart with grieve and faint, no Just be calm, be brave and true Keep your head and you’ll get through
Let no trouble worry you (Keep cool, keep cool) Don’t get hurt like some folks do (Keep cool, keep cool) What’s the use of prancing high While the world go smilling by You can win it if you would try”
Esiste una strettissima correlazione tra il mancato mantenimento dei propri confini sia emotivi che fisici, e le infezioni urinarie: queste ultime sono una diretta conseguenza di una situazione in cui ci si è sentiti “invasi” o incapaci di delimitare il proprio territorio esistenziale.
Oltre alle cause batteriologiche che possono provocare infezioni urinarie, la sensibilità e predisposizione a questo tipo di disagio dipende dalla capacità che si ha di sentirsi “al sicuro” nel proprio ambiente più intimo, tendenzialmente la casa o spazi dedicati al suo interno. Se qualcuno ha verso questi spazi degli atteggiamenti irrispettosi – incluso il maltrattamento di oggetti personali e la noncuranza – intimamente viene percepita una sorta di invasione verso se stessi e il proprio campo di azione, come di un confine che è stato prevaricato.
Urinare, nel mondo animale, significa segnare il proprio territorio, un confine oltre il quale non è bene andare. Il territorio fisico e ancora di più quello emotivo è sacro santo. Il mancato rispetto da parte di chi ci sta vicino di questo spazio del tutto personale la dice lunga non solo sul rispetto, ma sul senso di prevaricazione o di controllo che qualcuno vorrebbe imporre su di noi.
La capacità di “difendere” o di riuscire a mantenere il proprio territorio è un diritto di sopravvivenza che si traduce in sicurezza e fiducia. Quando qualcuno sconfina appropriandosi dei nostri spazi, spesso con arroganza o totale noncuranza, la fiducia sparisce e il senso di sicurezza insieme a lei.
Come reagire senza attaccare o fuggire?
Da un punto di vista di infezioni urinarie, seguire le appropriate indicazioni mediche per eliminare il batterio patogeno! In secondo luogo lavorare sui propri confini perché, ricordiamolo, il problema non è l’altro: l’altro sta mostrando dove i confini non ci sono – o non ci sono mai stati – e, se non ero al corrente della situazione, ora la conosco e ho la possibilità di affrontarla.
Fiori consigliati: Centaury fiore di Bach per evitare di farsi calpestare emotivamente. Echinacea fiore californiano per ricostituire un’identità che era in frantumi e non lo si sapeva. Buttercup fiore californiano per aumentare la stima verso se stessi. Pink Yarrow fiore californiano per mantenere freddi confini emotivi ed evitare di farsi coinvolgere da situazioni improbabili. Black Cohosh fiore californiano quando l’invasione di confine può essere definita abuso.
Quando? Quando possiamo considerarci liberi da vecchi schemi mentali, atteggiamenti inconsci – o più o meno consci – ma auto limitanti, comportamenti ormai inadeguati per una personalità emergente e predisposta al nuovo?
Siamo pronti al nuovo quando le situazioni quotidiane che abbiamo sempre tenuto sotto presunto controllo, peggiorano, crollano, si intensificano nel dolore, raggiungono lo scempio, si acutizzano fino a danneggiare o minacciare l’identità fisica, emotiva e mentale.
Nel paradosso dell’intelligenza emotiva, a volte l’unico modo per cambiare atteggiamento nei confronti di se stessi e della vita per raggiungere livelli migliorativi e più stabili, è necessario toccare il fondo sino al degrado, alla degenerazione, all’incompiuta azione – o pensiero – esasperato come spinta evolutiva per dire a se stessi: “adesso basta”.
Determinati comportamenti e forme pensiero sono stati sacro santi per decenni nell’esistenza di un individuo come punto fermo e di salvezza, di protezione, di difesa. Ma, raggiunto un determinato livello evolutivo della personalità – indipendentemente da un fattore cronologico legato all’età – queste modalità diventano non solo tossiche, ma distruttive. Riconoscere la faccia dell’esasperazione e della degenerazione in cui ci si trova coinvolti, è l’inizio della risalita.
Come uscirne? Identificare il proprio ruolo all’interno di una relazione o di una situazione, dargli un nome e, a livello archetipico – simbolico, ma assolutamente pratico e reale – capire che cosa ha comportato questo ruolo per se stessi nel corso degli anni, cosa lo ha preservato per molto tempo e cosa ora lo distrugge. Esempio: il ruolo di madre è spesso un ruolo manipolatorio. Il manipolatore vuole controllare e controllare significa avere un’idea di potere sulla vita degli altri. Si domina chi si ritiene inferiore o chi si sceglie essere più “debole” o con una personalità mitigante. La supremazia del soggetto manipolatore-controllore la fa da padrona sino a quando tale rapporto di dipendenza non diventa distruttivo per entrambe le parti. La sudditanza ne è la controparte, insieme alla dipendenza emotiva ed affettiva.
Come uscirne? Dipende da che ruolo si sta giocando.
Cherry Plum fiore di Bach abbinato a Chestnut Bud coadiuvano una trasformazione interiore in merito al controllo sugli altri per dare fine ad un’azione, un atteggiamento che si ripete da decenni e che al momento attuale potrebbe essere decisamente fuori luogo, degradante e involutivo.
Chicory fiore di Bach quando l’arte manipolatoria di sottomissione degli altri è prevalente, quando “non si lascia vivere” all’altro la propria vera esistenza e la si vuole controllare ad ogni costo per timore della perdita.
Spreading Phlox fiore californiano della gamma “Range of Light” per sintonizzarsi con la propria natura interiore e permettere alla personalità di allinearsi con ciò che risuona “simile”, adatto, connesso.
Buttercup fiore californiano quando l’autostima e la dignità si sono persi nei meandri della disistima di sé, spesso ad un livello non conscio, un atteggiamento che si è adattato alle esigenze o stili di vita tossici o malsani. Per ripristinare il proprio valore interiore.
Fairy Lantern fiore californiano per attuare un processo di crescita interiore, di sviluppo, di responsabilità verso la propria vita; rimedio utile quando il processo di crescita interiore è rimasto bloccato e legato ad una dipendenza di tipo infantile.
Ed infine Borage fiore californiano per dare coraggio al cuore di vivere queste trasformazioni con la giusta “leggerezza”, per superare un senso di appesantimento o di sconforto, di sfinimento per non essere stati “abbastanza” o per essersi resi conto “tardi” degli eventi. Borage incoraggia il cuore al cambiamento e quando il cuore è incoraggiato, anche la mente si allinea.
Questi rimedi floreali non vanno assunti tutti contemporaneamente perché sarebbe controproducente: va analizzata una situazione personale per individuarne l’urgenza, la priorità. Ogni situazione è a sè stante.
Quali chakra sono coinvolti in queste azioni di trasformazione? Il quinto chakra in merito ai ruoli (Vishuddha), il quarto chakra in merito alle dipendenze (Anahata), il terzo chakra (Manipura) in merito all’autostima, all’atteggiamento dell’Io, alla crescita della personalità – vedi “Chakra e Rimedi Floreali. Il sistema dei Chakra abbinato ai Rimedi Floreali“.
Il grado di sofferenza e insoddisfazione è indice di quanto un cambiamento interiore sia indispensabile. Attuatelo con coraggio questo cambiamento perché la vita è nelle vostre mani.
L’unico modo per superare il giudizio verso i propri “errori” – o esperienze necessarie“, è quello di perdonare se stessi e la propria parte di responsabilità, tramite la compassione. Come si fa?
Immergere una situazione di disagio nella profondità della compassione al centro del proprio cuore. Per ripristinare la morbidezza – al posto della durezza – , la comprensione al posto del giudizio, l’accoglienza al posto della repulsione.
Mantenendo l’atteggiamento contrario di repulsione e durezza, nulla si muove, tutto si irrigidisce ed ogni cosa si fa più complicata.
Il potere trasformativo di Holly è immediatamente efficace: potrei dire che in un paio di settimane, per chi si sa ascoltare, i suoi effetti hanno già lavorato sulla rigidità del cuore, sulle sue paure, sui sui meccanismi di difesa.
Il cuore vero, Anahata, la parte più profonda, il nucleo “non colpito”, sede di compassione, inclusione, verità saggia, resta integro: solo la superficie è stata intaccata e il cuore, per il potenziale che ha, ha anche la capacità di rimarginarsi. Holly ne fa da collante, ristrutturando le pareti della casa dell’Anima.
L’atteggiamento cambia, è propenso all’apertura, al rischio del salto nel vuoto nel non sapere se, reagendo in modo diverso rispetto a tutte le volte precedenti, potrà non essere ulteriormente ferito, o se sarà stato un tentativo vano.
Tentativo e rischio che valgono la pena di essere presi in carico, perché le risposte del mondo esterno quando il cuore è in ri-apertura sono davvero meravigliose, sino alla commozione.
Il fastidio e la polemica si traducono e si perdono in un punto di vista che vede tutto attraverso un’altra lente: un livello di consapevolezza un attimo diverso, che porta gioia nella lucidità del momento, l’accettazione del paradosso come la scena di un film di sarcastico humor inglese.
Questa è la prima fase dell’effetto di Holly sul cuore.
Consulenze e corsi di formazione in Floriterapia di Bach, Californiani, Himalayani, il sistema dei Chakra abbinato ai rimedi floreali.
Durante il periodo della premenopausa e della menopausa, la donna vive un profondo cambiamento interiore psichico e fisico. Gli ormoni si muovono per adeguarsi ad un nuovo ciclo vitale, preparandosi all’assenza del ciclo mestruale e di tutto quello che questa assenza comporta.
Gli sbalzi umorali possono essere all’ordine del giorno, così come le mutazioni interne del corpo che tenta di ristabilire un nuovo equilibrio; questo nuovo equilibrio è fondamentale e, prima lo si accoglie, prima gli eventuali disagi scompaiono. L’irrisolto con il proprio femminile interiore è alla base di spiacevoli atteggiamenti che tendono a ripudiare questo importante passaggio di vita, il risultato di tutte le esperienze che il ciclo mestruale ha portato nel corso degli anni. Se il ciclo mestruale è stato vissuto in modo invece naturale e senza sofferenze, sia umorali che fisiche, allora questo passaggio sarà accolto e compreso.
Innumerevoli sono i cambiamenti che la vita ci riserva e ci richiede, ma il momento del passaggio da donna a saggia, spesse volte è accompagnato da un ulteriore momento esistenziale che vede la donna affrontare questioni a volte fisiche relative a patologie, a volte ulteriormente esistenziali di confronto: cambiamenti che richiedono una ulteriore attenzione e centratura su se stesse, apprezzamento e amorevolezza. Per questo motivo l’uso di alcuni rimedi floreali può risultare particolarmente interessante. I Rimedi Floreali utili per accogliere questo momento sono dati dalla miscela dei Fiori:
Walnut – fiore di Bach – importante aiutante durante questa fase di passaggio; ha il compito di “proteggere” l’individuo da false credenze, dicerie, influenze esterne che possono condurre la donna a immaginare che la menopausa sia qualcosa di sconcertante o disturbante, aiutando a mantenere la centratura su di sè.
Scleranthus – fiore di Bach – attenua e ristabilisce l’equilibrio sia umorale che ormonale, ristabilendo una naturale armonizzazione tra alti e bassi, tra smottamenti interiori fisici e psichici, tra cui le ben note “vampate” di calore (che peraltro non tutte hanno).
Black Cohosh – fiore californiano – riduce la condizione di inadeguatezza verso situazioni che vengono vissute come minacciose per la donna e i suoi rapporti sociali, tendendo a ripudiare ulteriormente una nuova condizione fisica e psicologica. Questo ultimo è un rimedio fondamentale.
Ulteriori fiori in aggiunta possono essere:
Buttercup – fiore californiano – per ripristinare una sana autostima e dignità di se stesse.
Echinacea – fiore californiano – utile qualora l’integrità dell’essere e dell’individuo si sia sentita in un qualche modo disintegrata, data anche da frustrazioni del momento.
Per ogni rimedio floreale servono 2 o 4 gocce diluite in acqua all’interno di un flaconcino con pipetta; assumere più volte al giorno per due o tre mesi o più, al bisogno.
La menopausa rappresenta l’entrata della donna in una nuova fase di vita, tutta da scoprire, da sentire, da vivere: si tratta di un momento in cui si diventa creatrici, maghe, sagge, una fase dell’esistenza fondamentale per costruire o ricostruire se stesse e la propria vita.
Questa fase di passaggio rappresenta un portale: un’opportunità di eccezionale importanza per avvicinare le donne alle donne, le figlie alle madri, per condividere il femminile nel suo più ampio spettro di una vita in parte già vissuta, in parte completamente nuova e di scoperta.
Approfittate di questa condizione per riscoprire un nuovo sacro femminile. Rimanere nella propria identità e autonomia femminile è importante per rispettare se stesse e farsi rispettare.
Per consulenze individuali e corsi sia di gruppo che personali in merito alla floriterapia, potete visitare le pagine: consulenze individuali e corsi di formazione.
Il passaggio da un atteggiamento legato all’ego ad un atteggiamento legato al chakra del cuore, è un passaggio che richiede pazienza e osservazione di sé: l’ego è capriccioso e ama avere il controllo delle situazioni, ma soprattutto ha un proprio punto di vista, specifico e “assoldato”, determinato da una condizione legata a falsi miti del tipo: “si è sempre fatto così” o “è sempre stato così”. Rimanere ancorati e aggrappati a questa condizione porta a rabbia e sofferenza, a lontananza da chi si ama e da ciò che si ama, porta a confusione personale.
Il passaggio dall’ego al cuore comporta un cambio di prospettiva, di punto di vista, di paradigma mentale. L’ego vuole avere tutte le ragioni, è capriccioso e si sente privato di qualcosa nel momento in cui “crede” di non essere visto, osservato, preso in considerazione. Il “ragionamento” del cuore invece è differente: esso cambia prospettiva, si mette nei panni dell’altro e osserva in modo differente; vede la prospettiva altrui e non solo la propria, riesce a surclassare l’egoismo per entrare in una forma di compassione che considera la vita altrui e non solo la propria.
Quando l’attenzione si rivolge per un momento all’altro, molti muri crollano riportando ad una pace interiore nella personalità dell’individuo e nei confronti delle proprie relazioni personali.
Come attuare questo cambio interiore?
La pratica di interagire con il proprio Cuore è il primo passo: gratitudine e compassione verso se stessi – mano sul cuore – e nei confronti del proprio albero genealogico e genetico; spesso si è reduci di antichi atteggiamenti legati alla famiglia ma di cui è possibile sciogliere il legame anche grazie all’utilizzo di alcuni rimedi floreali californiani.
Purple Monkeyflower aiuta in questo cambio di paradigma, aiuta ad uscire da un circolo vizioso legato a “è sempre stato così”, in concomitanza con i rimedi californiani che presiedono alle matrici famigliari: Baby Blue Eyes – legato alla figura paterna e a tutte le sue dinamiche inerenti – e a Mariposa Lily – legato alla figura materna (evitare di assumerli in contemporanea!).
Nei casi più cronici consiglio l’abbinamento con il rimedio di Bach Rock Water là dove la difficoltà e radicamento mentale di un cambio di paradigma è particolarmente solidificato. Ma per chi è abituato a cambiare di frequente schemi mentali o per chi ha una mente già flessibile, questo fiore può essere evitato.
Il cambio di paradigma non comporta solo un avanzamento da un punto di vista mentale, dall’ego al cuore, ma anche da un cambio di visione e interpretazione della propria condizione: dall’io all’altro. A quel punto l’ego viene messo a tacere insieme ai propri egoismi, ai propri soli e unici punti di vista, la rabbia riassorbita e trasformata in comprensione, sostenendo l’individuo nelle proprie scelte personali.
Come cita Ben Harper nella sua canzone “With My Own Two Hands“, utilizzate quelle due mani sul cuore per portare dentro voi stessi la gratitudine, la riconoscenza esatta e la compassione verso le vostre cellule e la vostra Vita, verso quegli aspetti dissonanti e disordinati, affinché avvenga un “I Rise“, un’ascesa, una risalita, una elevazione spirituale che allontana dalla sofferenza personale per dirigersi verso un’accoglienza collettiva.
Una mano sul cuore rappresenta impegno di onestà e dedizione verso se stessi.
Perché i fiori di Bach sono così “lenti”? – spesso mi viene chiesto – e perché altri tipi di rimedi floreali sono invece più “veloci” e li “sento subito”?
Oggi voglio rispondere a queste domande. Tanto per iniziare il punto non è che i fiori sono più “lenti” o “veloci”, ma siamo noi ad essere più o meno cristallizzati dentro a situazioni personali: la cocciutaggine, un orgoglio eccessivo, egocentrismo, convinzione di poter dominare il mondo, credenze, scegliere di vivere la propria vita crogiolandosi tra gelosie, invidie, sotterfugi, ipocrisie, senso del dominio. Dare la colpa a velocità e lentezza di un Fiore è, come al solito, non prendere in mano la responsabilità della propria vita continuando a colpevolizzare qualcosa all’esterno di sé quando il problema è all’interno.
Non sono i fiori ad essere lenti o veloci, siamo noi ad esserlo, interiormente.
E sulla velocità e lentezza interiori, apriamo un piccolo capitolo.
Perché siamo più o meno ricettivi rispetto ad un rimedio floreale? Questa è la vera domanda. Perché siamo composti di più parti: non esiste solo un ego o la propria mente raziocinante e schematizzata in cui ci si identifica, ma esiste, in ognuno di noi, una personalità presente ed una permanente.
Colui che ho considerato il mio nonno spirituale, Stylianos Atteshlis chiamato anche Daskalos dai propri allievi, guaritore spirituale e ricercatore della Verità, insegna che ognuno di noi è composto da una personalità presente ed una permanente.
La personalità presente altro non è che un nome ed un cognome, un Io, la somma dei cinque sensi, un essere umano che dovrebbe imparare a coltivare umiltà, umanità, buon senso – in contrapposizione della tentazione di vivere aspetti umani che riguardano corruzione, ipocrisia, egoismo, sete di potere, disumanità e disumanizzazione (Dio non c’entra nulla con le cattiverie e le ingiustizie del mondo: esse sono parte degli aspetti umani di individui che accettano di vivere in questo modo).
La personalità permanente è la parte attiva ed espressiva dell’Anima che ha memoria di se stessa, conosce il suo obiettivo di Vita, è saggia, danza con il proprio destino in assenza di elucubrazione alcuna.
A questo punto diventa chiaro su quale aspetto della personalità i fiori di Bach e i fiori Californiani interagiscono (con qualche eccezione): essi interagiscono con la personalità presente di cui nessuno vuole assumersi la responsabilità. Quindi non sono i fiori ad essere “lenti”, è la personalità a voler rimanere aggrappata fedelmente e aggressivamente ai propri schemi anche quando essi si rivelano auto distruttivi.
L’orgoglio uccide non solo ferisce, l’ipocrisia ha gambe sempre più corte, il tentativo di separazione porta ad una unità che crea ponti indistruttibili, la sete di potere conduce alla fame del cuore e alla sua aridità, la mancanza di umanità porta all’isolamento o alla follia.
Non sono i Fiori ad essere lenti…
Se desideri un consulto puoi scrivere a : fioripergaia@gmail.com
Se desideri prendere parte ai miei corsi vai alla pagina: corsi e formazione
Sempre più palesemente osservo come ciò che siamo, quello che otteniamo e ciò che portiamo nel mondo, non è che un riflesso di noi stessi. Inutile (e sempre più lo sarà) proiettare, puntando il dito verso l’esterno, ciò che non funziona nella propria vita.
Qualcosa non quadra? Punto 1: impegnarsi a capire cosa non quadra, piuttosto che fuggire. Punto 2: iniziare a pensare al perché qualcosa non quadra, piuttosto che insultare o incolpare il prossimo e il mondo.
Non si ama la situazione in cui ci si trova? Punto 1: capire come ci si è ritrovati in quella situazione. Punto 2: capire quale atteggiamento è possibile cambiare per modificare o affrontare la situazione. Punto 3: se non è possibile cambiare la situazione, è possibile spostarsi, accedere al cambiamento.
Il cambiamento spaventa? Punto 1: certo, ma è necessario essere consapevoli che se non si cambia, le situazioni restano identiche. Punto 2: le situazioni non cambiano se non siamo noi a cambiare. Punto 3: se si decide di non cambiare, non lamentarsi quando le situazioni non cambiano!
Come fare a cambiare? Punto 1: capire cosa non si vuole più. Punto 2: avere ben chiaro cosa si vuole effettivamente, qual’è l’intento e il punto di arrivo del cambiamento. Punto 3: agire, il cambiamento è azione.
Se si è duri con se stessi, la vita sarà dura. Se ci si concede flessibilità, la vita sarà un’opportunità. Se ci si aggrappa ad atteggiamenti malsani, la vita restituirà malattia e infelicità. Se si decide di non cambiare nulla, nulla cambierà. Se si procede nell’amore e nel rispetto verso se stessi e il prossimo, la vita donerà benevolenza e gentilezza. Se si è grati e riconoscenti per ciò che si ha e per ciò che si è, la vita elargirà abbondanza.
Avere una visione disperata o ritrovarsi ad essere senza speranza, mostrerà un mondo ostile, doloroso, infelice, spiacevole e triste. Nonostante ciò, anche in questa condizione intima dell’animo umano, è possibile attuare un cambiamento interiore significativo aiutandosi con un paio di rimedi floreali: Gorse (fiore di Bach) per ripristinare la speranza ad un livello personale, e Scotch Broom (fiore Californiano) per acquisire una visione del mondo speranzosa.
In questo modo si agirà sia dall’interno che dall’esterno in contemporanea, con due rimedi floreali che rispondono ad una luce solare eccezionalmente brillante, due rimedi che resistono ad ogni tipo di intemperia emotiva, andando a scardinare il buio interiore.
Niente è il riflesso dell’esterno, se non il risultato di noi stessi.
L’auto commiserazione è una brutta bestia. Il vittimismo le fa compagnia, una pessima compagnia. Ci si ammala, lo abbiamo visto e lo sappiamo tutti. E, in sede di corsi o consulenze di floriterapia e sul sistema energetico dei chakra, abbiamo anche visto come sia possibile risalire ad uno scompenso emotivo profondo, psichico e spirituale, il quale però, esso stesso, ci consente di poter giungere alla chiave del problema ed essere guarito o, quantomeno, ristabilito nel migliore dei modi possibili e attuabili.
Quindi curarsi e portare un sano equilibrio anche all’interno di uno scompenso fisico, è possibile. Questo riguarda il 50% della guarigione; l’altro 50% riguarda invece la volontà personale di scegliere se guarire (o almeno provarci, concedersi la possibilità).
A malincuore, ma non stupita, le occasioni in cui si offrono soluzioni di riequilibrio, la possibilità di un miglioramento, di un’alternativa, di un’integrazione con la medicina, vengono rifiutate.
E si sancisce, a quel punto, la propria designazione con frasi come: “se i fiori californiani contengono alcool, non posso prenderli” (anche se si tratta di n. 2 gocce del rimedio diluiti in 50 ml di acqua, che rende la soluzione idro alcolica impercettibile e non sono un ex alcolista) Oppure: ” sono destinato a diventare cieco, prima dall’occhio sinistro, poi da quello destro. Le cure che sto facendo sono servite ad evitare la cecità per qualche anno” (ma non a risolvere il problema). “La soluzione (invasiva) l’hanno trovata i medici, funziona fino a quando funziona” (che permette l’aggravarsi della situazione).
E’ vero che quando un corpo fisico è oltremodo corrotto, nel senso alchemico del termine, cioè in uno stato avanzato di decadimento a causa di una malattia, è molto difficile o impossibile riportare il sistema psico – fisico ad una condizione di normalità e di salute. Ma è altrettanto vero che, prima di arrivare a quel punto di non ritorno, le opportunità ci sono. E’ che vengono rifiutate perché si sceglie di crogiolarsi nel vittimismo, nell’attenzione altrui, nel compatimento, nella rabbia irreversibile della propria condizione.
Ho imparato a rispettare queste decisioni, ma non posso esimermi dal dire che il cuore, sapendo e vedendo che un’altra opportunità – o più opportunità – sono possibili, ogni volta, piange.