E alla fine – infine – cos’è che vogliamo più di tutto, più di ogni cosa al mondo? Essere amati. Essere visti. Essere riconosciuti. Essere accolti semplicemente per quello che si è. Qualcuno pensa a noi? Cosa non faremmo per qualcuno che ci apprezza per quello che si è spontaneamente?
La sofferenza deriva dal fatto di sentirsi soli, che per noi umani significa non sentirsi – sufficientemente – amati e considerati. Sono diversi i rimedi floreali che possono venirci incontro in questo viaggio di vita per portare amore nei confronti di se stessi ma, più di ogni altra cosa, ognuno ha il dovere – perché è un dovere – di riconoscere e concedersi il proprio valore.
Penso alla fine che l’amore, nonostante una vita spesa a rincorrerlo, non vada cercato, elemosinato e men che meno barattato: penso che vada riconosciuto negli occhi di qualcuno che, anche se non sarà presente nella nostra vita, ci rimanderà a noi stessi, alla nostra evoluzione perpetua. Al nostro progresso.
Ci si dimentica di se stessi rincorrendo qualcuno fino a scontrarsi con un muro di gomma che riporta inevitabilmente e di nuovo a se stessi.
Se stessi è sempre il punto di partenza e anche di arrivo, con o senza riconoscimento. Con o senza qualcuno al proprio fianco. L’ Essenza di sé: solo quella resta e solo quella avrà un senso, alla fine.
Diamo quindi valore alla vera Essenza quale che sia per ognuno, dignità alla propria Anima venuta per accordarsi con la massima forma di evoluzione possibile, gratitudine ad ogni giorno perché non sappiamo quando sarà l’ultimo.
Frequenze simili, prima o dopo, si sintonizzano. Come una radio accesa che trova il proprio canale, la propria musica preferita.
“Do not let a little care
Fill your heart with grieve and faint, no
Just be calm, be brave and true
Keep your head and you’ll get throughLet no trouble worry you
(Keep cool, keep cool)
Don’t get hurt like some folks do
(Keep cool, keep cool)
What’s the use of prancing high
While the world go smilling by
You can win it if you would try”

