Proiezione di sé

Spesso accade, quando la personalità non è sufficientemente autonoma, di riflettere se stessi negli altri: pensiamo di parlare di noi stessi ma in realtà nel nostro essere si cela il riflesso di qualcun altro e, senza rendersene conto, stiamo specchiando il nostro essere su qualcun altro. Questo atteggiamento rivela una forte dipendenza da altri e una bassa autostima di sé.

Quando l’autonomia e l’indipendenza individuale sono abbastanza forti e radicate nell’individuo, sappiamo esattamente chi siamo. Questo si traduce nel non cadere nella necessità dell’ approvazione altrui. Tendenzialmente si è rimasti attaccati al benestare di un genitore, cosa che da bambini è naturale, ma da adulti questo atteggiamento provoca disordini che si traducono in condizionamenti e attaccamenti malsani.

Buttercup fiore californiano aiuta a ritrovare il proprio valore senza il consenso di chicchessia, riconoscendo solo il proprio libero arbitrio nel decidere e scegliere cosa è meglio per se stessi, indipendentemente da tutto e da tutti. Buttercup aiuta ad alimentare una nuova dignità e meritevolezza nel ricevere il meglio.

Bleeding Heart fiore californiano rappresenta la forbice che recide il cordone ombelicale che, da adulti, non necessita di restare attaccato come dei feti che prendono nutrimento e dipendono esistenzialmente da altri, nel bene e nel male.

Chestnut Bud fiore di Bach aiuta in questo processo e porta l’individuo ad un altro step di esistenza, interrompe un circolo vizioso perdurato fin troppo tempo e conduce ad un nuovo piano esistenziale libero da atteggiamenti perpetuati come fotocopie nella vita.

Il lavoro coi rimedi floreali aiuta a migliorare l’esistenza, a trascendere se stessi per percepirsi diversi e vivere sintonizzati con la propria verità interiore, liberi da legami che non liberano e vincolano.

E’ semplice.

Bleeding Heart

Buttercup

Chestnut Bud

“I scare myself just thinking about you
I scare myself when I’m without you
I scare myself the moment that you’re gone
I scare myself when I let my thoughts run”

Honeysuckle e i Sogni

Honeysuckle fiore di Bach ha l’importante scopo di farci restare nel presente e avanzare nel futuro. Cosa accade quando lo assumiamo? E quando è necessario farne uso?

Honeysuckle diventa indispensabile quando, per una qualche ragione legata alla paura di affrontare la vita, il futuro prossimo e vivere nel presente, è necessario abbandonare ciò che è stato e non potrà più tornare ad essere. Il passato, anche quando è stato doloroso, resta comunque un’ancora di salvezza verso ciò che conosciamo rispetto all’ignoto. La mente e la condizione emotiva rimane appiccicata come una colla a persone e fatti, evitando così un’evoluzione spirituale, emotiva e di crescita personale.

L’uso del Fiore, quando si decide invece di procedere nella vita, si manifesta con ricordi ma anche attraverso il mondo dei sogni: i sogni parlano di quello cui si è rimasti attaccati sino a quando, sempre attraverso il mondo onirico, non si svolge un’evoluzione dei fatti, quando cioè e finalmente non si torna più sui propri passi e cambia lo scenario. Questo è un segno che Honeysuckle sta lavorando per noi, permettendo al passato di scorrere, di restare dove è necessario che rimanga e permettendo all’individuo di procedere.

E’ bene utilizzarlo abbinato a Bleeding Heart – fiore californiano – se il legame rimasto aperto riguarda una relazione, a Walnut – fiore di Bach – quando si è consapevoli di un cambio esistenziale o a Angel’ Trumpet – fiore californiano – nel caso in cui c’è stato un lutto o una separazione importante, vissuta come lutto.

Il profumo del fiore è dolce, caldo e calmo, come la malinconia. Ma anche avvolgente e brioso, come il presente.

Un altro abbinamento interessante è con il fiore californiano Mountain Pride, per affrontare il futuro con orgoglio e fiducia.

Honeysuckle, fiore di Bach.

“Somewhere out there, still, I believe in magic
Let the monsters loose, I believe in magic
I won’t let them hurt you
Lay your hands on me, I believe in magic
A romantic fool, I believe in magic
I won’t let them hurt you”

Pink Monkeyflower e l’onda emotiva

L’essenza californiana Pink Monkeyflower ha un potere elevatissimo: quello di sbloccare un nodo emotivo che ha impedito all’individuo per un tempo indefinito di trovare il coraggio di manifestarsi nel mondo per quello che è. Pink Monkeyflower fa parte della famiglia dei Mimulus, un rimedio che presiede al coraggio.

Chi necessita di questo rimedio ha scelto, inconsciamente e profondamente di evitare di esporsi agli altri, nascondendo se stesso e i propri sentimenti per un senso di colpa, di vergogna, per non sentirsi all’altezza. La controparte di un Pink Monkeyflower irrisolto è quella di restare nell’ombra del proprio disagio il cui esito si manifesta nel timore di mostrarsi sia affettivamente che professionalmente.

Significa vivere a metà del proprio talento e potenziale umano ma, come disse qualcuno: “Una volta che sei nato non puoi più nasconderti”.

Vivere nell’ombra non è solo una questione di timidezza o di riservatezza. Sepolto in profondità risiede un trauma d’infanzia in cui si è stati denigrati, derisi o sfruttati all’interno di un contesto sociale, spesso famigliare. Gli occhi altrui hanno provocato un enorme senso di vergogna, di colpa e di indegnità tali che l’idea di esporsi è stata censurata per sempre. Piuttosto il fallimento sociale, persino personale da un punto di vista affettivo: l’idea di mostrarsi vulnerabili è più violenta della traccia lasciata dall’evento in sé. Da non ripetere.

Pink Monkeyflower sblocca questa situazione ingabbiata come un primate alfa all’interno della gabbia di uno zoo, inerme. E, come in uno zoo, qualcuno guarda, ride, deride e punta il dito togliendo dignità ad un potenziale enorme. Il rimedio permette di contattare quella parte ferita e chiusa su se stessa con delicatezza attraverso una comunicazione dolce e confidenziale, permettendo alla vulnerabilità trattenuta per lungo tempo di manifestarsi, di prendere un posto, di essere vista.

L’esattezza e la potenza scardinatrice di questo fiore è pari all’equivalente di una montagna spostata con il battito d’ali di una farfalla: ha dell’incredibile.

Pink M. è un rimedio che agisce sulla capacità e il coraggio della vulnerabilità di esporre i propri sentimenti, il coraggio di manifestarsi nel pieno del proprio potenziale con dignità, sano orgoglio, senso di meritevolezza e, finalmente, il coraggio di mettersi in viaggio verso Casa, raggiungere quello cui si è destinati ad essere senza paura di esporsi, senza paura di essere visti. Significa fare le valigie e lasciare il passato per dirigersi verso la direzione della propria Vita.

A chi è affetto da una sorta di sindrome del timore di essere visto sia fisicamente che metaforicamente parlando, consiglio vivamente di sperimentare questo rimedio: ne va, non solo della risoluzione di un antico conflitto, ma davvero del proprio percorso personale di vita lavorativo e affettivo.

Mi raccomando.

Pink Monkeyflower.

Love, love is a verb

Love is a doing word

Fearless on my breath
Gentle impulsion

Shakes me, makes me lighter
Fearless on my breath

Rimedi Floreali: puri o diluiti?

Spesso le persone mi chiedono se è meglio assumere i rimedi floreali diluiti o puri. Nel mio libro “Chakra e Rimedi floreali” spiego che i fiori di Bach e i fiori Californiani vanno diluiti per un uso interno, mentre per quello che riguarda i fiori Himalayani della linea AUM, non c’è diluizione, vanno presi direttamente dal flaconcino. Spiego anche che i fiori puri sono super efficaci per le situazioni che invece riguardano il corpo fisico: l’elemento vettore in questo caso può essere una crema o un olio, a piacere, messo sulla parte lesa in questione. Di recente ho però sperimentato l’effetto sia fisico che esistenziale – mi piace usare questo termine, in fondo i rimedi di questo si occupano, di situazioni esistenziali – dei rimedi puri e gli effetti sono stati talmente immediati che non posso astenermi da questa condivisione.

Sulla calotta frontale del cranio, in un punto molto specifico, un fastidioso prurito aveva iniziato a prendere piede, ma non riuscivo a capirne l’origine. In un momento di riflessione ho consultato i testi del metodo Kramer sull’uso topico dei fiori di Bach e quel punto specifico corrispondeva ad un rimedio altrettanto specifico. Ho utilizzato il fiore puro, un paio di gocce e due giorni dopo tutto era sparito. Ho dovuto trarre delle conclusioni circa il fiore utilizzato e il suo sottile messaggio di sottofondo. L’articolo “Invidia: quando le cose vanno bene” ne è stata una conseguenza.

Allo stesso modo, su un problema legato alle ginocchia, sempre consultando il metodo Kramer – un metodo esatto – il fiore emerso ha prodotto non solo una profonda riflessione su un momento particolare, ma nel giro di tre giorni il dolore è completamente sparito. In questo caso i fiori puri sono stati inseriti in un flaconcino con un balsamo per permetterne l’applicazione sulla parte interessata.

L’ultima reazione interessante è avvenuta a seguito di un movimento interiore in cui mi sono chiesta quale fosse il rimedio più utile per una situazione precisa. I fiori californiani rispondono sempre alla specificità delle situazioni come dei laser di una precisione insindacabile. Decido di assumere due gocce del rimedio puro immediatamente, per poi diluirlo in acqua per un’assunzione più a lungo termine. Penso di non avere contato fino a dieci che lo sblocco emotivo si è manifestato immediatamente lasciando uscire il disagio, il dolore, la paura come un’onda trattenuta per un tempo infinitamente lungo. La situazione emotiva si è sbloccata e ha iniziato finalmente a fluire, a lasciare andare, ad accorgermi di quanto sacrificio era stato fatto per tenere, trattenere, resistere. La mente è andata ad un evento specifico accaduto nella notte dei tempi, senza rancore, semplicemente come presa di coscienza. Come a dire: “E’ iniziato tutto da qui”.

Così, dopo decenni, un singolo fiore preso puro, azzeccatissimo, ha provocato un cambio epocale nella vita di un individuo sciogliendo tensioni, dilemmi, dando risposte ad atteggiamenti interiori controversi e incompresi, liberando da uno schema cristallizzato apparentemente incontrovertibile.

Non smetterò mai di affermare che la floriterapia cambia le frequenze interiori dell’animo umano, sede di gioie e dolori, sia fisiche che psichiche ma anche esistenziali, nel momento in cui ci si accorge che il passo da fare per cambiare dinamiche è vicino, ma si ha paura. A volte questa paura non è identificata, per questo va ricercata e compresa, gli va dato un nome per poter scegliere – e sciogliere – con il Fiore giusto tutte le tensioni accumulate per un tempo lungo una vita.

Allora sì, saremo più liberi. E più felici.

It took so long, for me to realize
How strong your heart is
And all this time, my mind was working
In strange ways

Looking back on the days, just wanna be free
Through the love in your eyes
Now i’m staring inside, just wanna be free
Through the love in your eyes

Libri consigliati

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'immagine di un fiore di loto su uno sfondo colorato.

Invidia: quando le cose vanno bene

Cos’è l’invidia? Una predisposizione d’animo ostile e di cattiveria provocata dalla constatazione dei pregi e della riuscita altrui. Un amica/o trova il partner ideale, la casa ideale, il lavoro ideale, soluzioni geniali, una piccola fortuna dopo tanto patimento, ma qualcuno ne è profondamente dispiaciuto. Perché? Perché non si trova al posto del “fortunato”.

Il malevolo ostile non sa però quale sforzo si è celato dietro l’angolo – e per quanto tempo – prima di riuscire a raggiungere un obiettivo, non sa quanto lavoro interiore è stato fatto, quante prove sono state superate, interiorizzate, soppesate. Non ha la più pallida idea degli innumerevoli tentativi, degli sbagli e degli abbagli presi per imparare non una, più lezioni.

L’invidioso pensa che sia stata la fortuna piovuta dal cielo a donare così tanta benevolenza al fortunato. Non sa che la fortuna ha una piccola percentuale in quello che si ottiene dalla vita; non sa che oltre l’80 % dipende dall’individuo stesso, da suoi sentimenti, volontà, desideri profondi, esperienze e persino dal suo destino individuale. Non lo può sapere perché colui che prova astio per la gioia altrui non ha mai realmente tentato, sperimentato e vissuto fino in fondo. Non si è mai messo alla prova a tal punto da decidere di cambiare qualcosa in se stesso, è andato nel mondo con l’arroganza di possedere la ragione e un’unica verità, la propria. Non ha rischiato per non soffrire ulteriormente.

Questo è il punto: che per se stesso non ha fatto abbastanza, non è stato abbastanza, non si è amato abbastanza. E questa carenza di amore, cercata all’esterno, non è stata sufficiente a colmare un cuore arido. Piuttosto che nutrire il proprio cuore di amore, esso si è lacerato nell’acrimonia, nella sofferenza, in un senso di solitudine e di abbandono. Così che, nel momento in cui una gioia gli si avvicina non è pronto a riconoscerla, né ad accoglierla. In compenso giudica quella altrui.

Holly fiore di Bach è utile a sciogliere l’invidia e a trasformarla; Holly riconduce all’apertura del cuore, ad un amore verso se stessi in primo luogo. Una caratteristica fisica della necessità di assumere Holly può essere data da eruzioni cutanee, pruriti epidermici improvvisi e sporadici, rossori cutanei.

Quando l’amore verso se stessi è sufficiente, non c’è spazio per l’odio, la cattiveria e l’invidia, un movimento restrittivo che conduce ad avidità e precarietà. Quando il cuore è ricco di amore il vero piacere è quello della condivisione in un moto di espansione con un range il più ampio possibile.

Quale sentimento si ha il piacere di condividere nel mondo?

“But how many corners do I have to turn?
How many times do I have to learn
All the love I have is in my mind?

Well, I’m a lucky man”

Libri consigliati

Copertina del libro 'La Guarigione delle Ferite degli Alberi' di Silvia Malagoli, con un grande albero stilizzato e un paesaggio forestale luminoso sullo sfondo.
Un’opera che conduce in un viaggio profondo e illuminante

Il passo oltre – Walnut e Borage

Non sempre e non tutte le persone si sentono realizzate con quello che stanno facendo nella vita. O non riescono o, dopo mille tentativi, si decide di mollare. Qualsiasi cosa si cerchi di fare o rifare e ritentare, richiede per prima cosa un cambio interiore prima che esteriore.

Una nuova casa, un nuovo lavoro, una nuova relazione o semplicemente una modalità diversa per affrontare tutte queste situazioni, trovano la loro strada prima di tutto all’interno del nostro essere.

Borage fiore californiano ogni tanto chiama e chiede di essere utilizzato: Borage aiuta a rinnovare il coraggio del cuore, appesantito o deluso, lo aiuta a partecipare con leggerezza alle cose della vita, da la spinta necessaria per fare un passo avanti o un passo diverso, più autentico, gioioso e di nuovo fiducioso.

Walnut fiore di Bach si schiera tra i rimedi più efficaci durante i momenti di cambiamento quando la necessità di affrontare qualcosa di nuovo richiede presenza, interezza, concentrazione ma anche flessibilità e la disponibilità a chiedere, l’umiltà di inginocchiarsi alla vita per essere fluidi e lasciare che le cose accadano senza un controllo eccessivo.

Entrambi questi rimedi, ognuno a modo proprio, parlano di fiducia, di credere nuovamente che qualcosa di diverso e di straordinario – perchè no? – è in atto e che un cambiamento esteriore è la conseguenza di un processo interiore.

Quando alla radio c’è qualcosa che non piace – o in tv – si cambia canale, o frequenza fino a sintonizzarsi con quella più adatta. Perchè è così difficile credere che la stessa cosa non possa avvenire dentro se stessi? Senza pre – occuparsi ma solo occupandosi del cambiamento in atto con un animo e uno spirito diverso.

Einstein affermava che non è possibile risolvere un problema pensando nello stesso modo in cui il problema è stato creato. E’ necessario un cambio di paradigma. Allora possiamo rivolgerci al futuro in modo diverso, con coraggio, fiducia, flessibilità e umiltà.

I cambiamenti più spettacolari spesso si trovano dietro l’angolo, basta cambiare prospettiva.

Borage fiore californiano e Walnut fiore di Bach per stimolare questo processo.

“When life is hard you have to change”

Credere o sperare? Trust is not to hope

Credere è un’azione, un’azione interiore. E’ fiducia che qualcosa cambierà, è la volontà di attuare un cambiamento, di ottenere qualcosa, di raggiungere qualcosa. O qualcuno. Credere è coordinare il proprio essere interiore ad un livello spirituale, mentale, emozionale e fisico – cellulare – per dare la possibilità a se stessi di raggiungere un proprio desiderio o affinché un cambiamento possa attuarsi, definirsi, identificarsi nella materia. Questo allineamento richiede uno sforzo interiore, richiede presenza, la propria.

Nessun tipo di credenza vera necessita di un tramite, di qualcun altro, di un mentore. Solo di se stessi e della propria forza interiore. Decisioni interiori.

Sperare è fare affidamento su qualcuno o qualcosa di esterno che, prima o dopo risponderà ad un problema con una valida risoluzione al posto nostro. Si dice: “Aiutati che il ciel t’aiuta”. Aiutati è il primo passo, solo che spesso non lo si attua questo primo passo. Se lo si attua in assenza di una vera e profonda convinzione, tanto vale non partire nemmeno. Sono risorse sprecate.

Credere di farcela, di uscire da un bivio, di poter cambiare situazioni nella propria vita implica impegno, fatica e a volte anche sacrifici. Qual’ è lo spessore della nostra credenza nel cambiamento? Come un box doccia con le pareti in vetro, il prezzo cambia in base allo spessore. E lo spessore garantisce e preclude più o meno sicurezza nel non infrangersi, nel resistere, nel macchiarsi di meno.

Eddie Vedder cantava in Wishlist – lista dei desideri:

“Vorrei essere la prova, vorrei essere il fondamento
Vorrei essere il marinaio di qualcuno che mi ha aspettato
Vorrei essere fortunato quanto me
Vorrei essere un messaggero e che tutte le notizie fossero buone…

Vorrei essere il verbo ‘fidati’ e non deluderti mai
Vorrei essere una canzone radiofonica, quella che hai ascoltato”

L’azione interiore del credere fa la differenza con lo “sperare” in una probabilità senza un movimento.

In cosa vogliamo credere quindi? Speriamo in un cambiamento nelle situazioni che non amiamo più o ci feriscono, o agiamo per attuarlo questo cambiamento?

Fiori consigliati: Gentian fiore di Bach – aiuta a ritrovare la fiducia e l’entusiasmo per la vita.

Penstemon fiore californiano: aiuta a trovare la forza di affrontare le avversità dell’esistenza.

Ma nei Fiori… ci credete?


I wish I was the souvenir you kept your house key on
I wish I was the pedal brake that you depended on
I wish I was the verb ‘to trust’ and never let you down

I wish I was a radio song, the one that you turned up”

Sahasrara: il pesce puzza dalla testa

Simbologie religiose e pagane

“Mithra è un copricapo papale e vescovile nato intorno al X secolo d.C.: inizialmente la sua forma era a cono, a dimostrare l’elevazione spirituale e l’unione con il Divino. Il simbolo di questo copricapo, utilizzato durante speciali funzioni ecclesiastiche, assume il significato di ambire a Dio, di conferire a un alto merito, allo stesso tempo di deporre, lasciare andare, affidarsi. Ma la mitra ha radici molto più antiche e profonde.

All’epoca dell’antica Persia era una fascia di protezione utilizzata per cingersi la vita e il petto (protezione del terzo e del quarto chakra), successivamente utilizzata come copricapo, un turbante, per proteggere la testa (settimo chakra). Mithra, anticamente, era rappresentativo del dio persiano della luce che, per offrire l’immortalità ai propri fedeli, veniva raffigurato mentre sgozzava un toro per liberarlo dai mali del mondo. Il paganesimo, durante l’epoca fenicia, celebrava il dio Dagon, un dio dalle fattezze di un pesce, il cui simbolismo era collegato alla rinascita e alla fertilità della natura; osservando di profilo il copricapo papale-vescovile, la mithra, è facile notare l’evidente somiglianza con la bocca spalancata di un pesce che punta verso l’alto, verso la divinità o un’entità superiore.

Dal I secolo d.C. i cristiani composero un acrostico – iniziali di parole che formano un senso compiuto – della parola greca Ichthys: Iesous Christos Theo Yios Soter, (ICTYS): Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Il termine greco Ichthys lo si ritrova nel Nuovo Testamento e indica il termine “pesce”. Durante l’epoca pagana, Ichthys – interessante notare la somiglianza con il termine ictus – rappresentava anche il figlio della dea Atargatis, nota anche come Afrodite, dea dell’Amore. La cristianità, sin dal terzo secolo dopo Cristo, utilizzerà il simbolo del pesce come rappresentazione della fede in Cristo ( ἰχθύς, ichthýs = “pesce”, poi abbreviato come IC-XS nell’iconografia classica dal significato “Colui che è” ).

La simbologia del pesce si ritrova anche nei miti egizi: il pesce del Nilo inghiotte il pene di Osiris, divinità egiziana e re mitologico dell’Antico Egitto. Il pesce era considerato anche simbolo sessuale della dea Isis, la Grande Madre, dea della Vita, della fertilità e della guarigione.

Quando “il pesce puzza dalla testa”, anche il resto del corpo rischia di essere buttato: quando non si attivano le facoltà di Sahasrara, quando si perde la connessione con il divino, si perde la connessione con il proprio destino e questo può condurre a problematiche provocate da una lotta interiore che crea un profondo diverbio tra Anima e personalità.”  

Tratto da: Chakra e rimedi floreali – il sistema dei chakra abbinato ai rimedi floreali.

Quando the head, il capo – inteso come autorità – puzza dalla testa ed è in stato di decomposizione, il resto della struttura sociale ne è una delineata conseguenza e palese rappresentazione. La fine dell’epoca astrologica dei Pesci iniziata oltre duemila anni fa, segna anche la fine delle teste marce. Questi passaggi epocali – non esattamente Istant Karma – necessitano di tempo per svolgersi e adeguarsi ad un nuovo processo, un nuovo paradigma sociale su larga scala. Il caos generale di questo transito, l’ipocrisia sfacciata nel tentativo di mantenere in vita un sistema in decomposizione – ma già defunto – non sono che l’inizio di una nuova, solidale epoca. Ma come ogni nuovo inizio, questo transito richiede un grande sacrificio per un sistematico, radicale e duraturo cambiamento.

Siano benedette tutte quelle Anime votate a questo nuovo inizio.

Downpressor man where’re you gonna’ fuckin’ run to?”

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'immagine di un fiore di loto in gradazioni di viola e arancione.

Vishuddha: manifestare se stessi

Vishuddha chakra di colore azzurro/blu si trova al centro della gola, proprio nel punto della fossetta. Legato all’elemento suono, Vishuddha da un punto di vista fisico governa la tiroide, la gola, le corde vocali, la laringe, la faringe, il collo. Da un punto di vista esistenziale invece, all’interno di Vishuddha esistono situazioni famigliari e personali legati all’auto espressione, al fallimento o al successo, ai segreti, le bugie e le parole non dette, alla Verità, alla creatività, alla realizzazione dei progetti. La manifestazione di se stessi passa attraverso una strettoia dettata dal cuore e dalle visioni e intuizioni del terzo occhio, Ajna chakra.

Cosa significa manifestare se stessi? Significa esseri visti attraverso la propria voce, il proprio essere; significa mostrare cosa si ama, mostrarsi a chi si ama, mostrare il proprio ruolo nel mondo come Anima incarnata, mostrare amore verso se stessi. Significa parlare, cantare, usare l’arte o qualsiasi forma di ingegno e metterla al mondo. Vishuddha si occupa di rendere manifesto un pensiero, un sentimento, una volontà, là dove rendere manifesto significa rendere visibile.

Verità è la parola chiave di questo chakra e di questa epoca, o forse di tutte le epoche. Il Verbo terrorizza più di qualsiasi azione. Spegnere voci è un modo per sopprimere la dichiarazione di esistenza degli individui: attraverso la voce e le azioni sappiamo di esistere. Questo è il ruolo del chakra della gola, potersi esprimere nella forma dell’Anima e che l’Anima ha chiesto di sperimentare.

Nel chakra della gola risiede la creazione ad un livello più sottile.

La manifestazione fisica di un individuo data dal potere creativo-riproduttivo del primo chakra Muladhara può essere fatta fisicamente sparire. Mentre la manifestazione creativa di Vishuddha non può morire: dal momento in cui si manifesta, qualcuno è già pronto ad ascoltare. Le parole che le orecchie odono non vanno nel dimenticatoio: esse cadono nel conscio e nell’inconscio sviluppando nell’individuo una nuova informazione da gestire che cambierà per sempre il suo modo di vivere.

L’afonia di espressione di un individuo attuata per timore, per obbligo, per ricatti imposti compromette l’integrità di una persona. Il taciuto e l’inespresso troveranno comunque una via di uscita per urlare la propria Verità, per manifestare la propria esistenza. Esprimere la propria verità significa rispettare se stessi.

Quanto c’è ancora da dire, da creare, da fare? Quanta bellezza c’è ancora bisogno di manifestare? E quanta Verità deve ancora venire alla Luce? Conoscere la Verità significa arricchire la propria coscienza.

Fiori californiani suggeriti:

Indian Paintbrush – spinta e vitalità nel portare avanti progetti e idee.

Iris – incentiva l’espressione creativa, quando c’è “il blocco dello scrittore”.

Lady’s Slipper – per ritrovare e perseguire il proprio talento, per valorizzare le proprie abilità anche nel quotidiano.

E’ una grande responsabilità quella di usare la propria voce per tutte quelle persone nel mondo che non sono mai state ascoltate anche quando urlavano

Statua di un uomo con una tunica e un libro, che guarda con espressione seria.
“Tremate più voi nell’esprimere questa sentenza che io nell’ascoltarla”
Giordano Bruno

“Be yourself is all that you can do”

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'immagine di una fioritura di loto in tonalità violacee e arancioni.

See more on my book or e-book

Le dimore dei Chakra

Ogni chakra possiede una propria dimora, una struttura disposta su 7 livelli che si esprime in profondità. Ogni chakra è strutturato per “ospitare” un sistema famigliare, di credenze, di genetica: mantenere ogni dimora pulita e ordinata permette di andare in profondità dentro se stessi, permette di partecipare attivamente alla propria vita e il beneficio di trasformare situazioni difficili o aspre in qualcosa di diverso.

Così come mantenere la propria casa abitativa ospitale, piacevole, in armonia ogni singola dimora-chakra va riconosciuta per poter essere trattata nel migliore dei modi. Ecco le 7 dimore:

Muladhara dimora fisica: la casa della struttura fisica rappresentata dalla buona salute, dal senso di sicurezza, stabilità, prosperità, dal sentirsi fisicamente presenti nel mondo. E’ rappresentata dalla famiglia, l’origine, il sangue, la genetica.

Svadhisthana dimora emotiva: la casa del subconscio, di tutto ciò che ha visto, sentito, provato. L’intelligenza emotiva che, solo il movimento e l’azione possono convincere al cambiamento quando necessario, la possibilità di procreare, scegliere e decidere dove direzionarsi nella vita e nel mondo.

Manipura dimora dell’identità: la spinta dall’azione per affermarsi nella vita, per strutturarsi grazie all’esperienza, per restare integri di fronte alle sfide e mantenere una rettitudine interiore – senza calpestare il prossimo; il luogo di incontro della propria dignità e meritevolezza.

Anahata dimora del cuore: il rifugio sacro di se stessi e per se stessi, la casa dell’amore verso di sé pronta ad accogliere ogni sfumatura sfidante che si presenta nella vita, pronta ad accogliere l’Amore mancato e che ha donato. Nella dimora del cuore tutto si rimargina.

Vishuddha dimora della realizzazione: in questa casa si custodiscono le ricchezze pronte ad essere elargite quando la propria voce e la propria essenza trovano il coraggio di manifestarsi, di dichiararsi. Realizzazione fisica dei propri desideri e necessità, co-creazione.

Ajna dimora della visione olografica: questa dimora custodisce la visione della propria vita basata sulle proprie credenze. Quanto più questa dimora è soggetta a visioni promettenti, benefiche e dettagliate, quanto più sarà focalizzata ad ottenerle, a raggiungerle o a farsi raggiungere da esse.

Sahasrara dimora dello spirito: la dimora attraverso la quale arriviamo e ce ne andiamo da questo pianeta, il punto d’incontro con il Divino, il collegamento terreno-spirituale dell’esistenza, un filo sottilissimo e potente da mantenere saldo per evitare scollamenti della personalità.

Il sistema dei chakra è un sistema famigliare: più l’ambiente è armonioso, equilibrato, sintonizzato, più la vita risponderà a queste frequenze. Come riconoscere se il sistema è favorevole per se stessi? La domanda è sempre la stessa: cosa mi rende felice?

Qualcuno potrebbe interpretare in modo egoistico questa soluzione, un duro lavoro per ottenere solo la propria felicità. La verità è che quando la felicità è reale, poi la si vuole condividere.

E nella condivisione l’egoismo non esiste.

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'illustrazione di un fiore loto su uno sfondo luminoso.

Anahata: sentirsi Uno

E’ difficile descrivere la sensazione di sentirsi Uno, sentirsi un tutt’ Uno con qualcosa, con qualcuno. Non si tratta di fusione empatica, di fusione emotiva che non permette di distinguere un individuo da un altro. All’opposto: sentirsi Uno significa chiedersi innanzitutto se quell’ Unità è frutto di una metà o di un intero.

Sentirsi Uno significa rendersi conto che si è diventati un intero e che, grazie a qualcun altro ci si può rispecchiare in un singolo completo, una unità indissolubile, unica, certa, come un pezzetto di puzzle perfetto che si incastra insieme ad altri solo e se al posto giusto, ma con tutti, per creare un unico insieme, un unico disegno.

La coscienza collettiva è l’insieme di molte unità distinte ma univoche che, ad un certo punto e momento storico, si muovono all’unisono perché hanno deciso chi essere, cosa essere, quale direzione prendere all’unanimità. Così non si è più solo dei singoli individui, si E’ una unità insieme a molte altre, anche a distanza di tempo, di kilometri, di nazioni. Sentirsi Uno non è mancanza di una metà, piuttosto la conferma di se stessi nella propria integra individualità che può incontrare e condividere con gli stessi elementi altre individualità.

Il chakra del cuore Anahata si espande nel momento in cui si incontra l’altro quando si è Uno perché anche l’altro è diventato Uno e sono la stessa entità, ora condivisibile.

Anahata presiede all’Amore per se stessi e, quando raggiunto questo scopo si dirige verso il prossimo, in aiuto del prossimo; non in modo buonista, da salvatore o da crocerossina ma con Verità, con l’individuazione del proprio Io da portare in salvo solo tramite se stessi e per se stessi, con la presa di coscienza del proprio momento, con un forte radicamento prima della grande espansione.

Questo è il tempo dell’espansione del cuore. Approfittiamone.

Vista aerea di una strada grigia con otto persone vestite di arancione allineate al centro, circondate da alberi verdi su entrambi i lati.

https://www.instagram.com/walkforpeace.usa?igsh=anJ6cmVlaHB1eXlk

Copertina del libro 'Chakra e Rimedi Floreali' di Silvia Malagoli, con un'immagine di un loto viola su sfondo sfumato.

I regali di Babbo Natale: sintonizzarsi con l’Universo

E’ possibile ottenere ciò che si vuole? Sì, alle volte è possibile. Per due volte ho fatto esperienza della possibilità di ricevere esattamente quello che avevo chiesto all’Universo. La prima volta ho pensato potesse trattarsi di una sorta di “buona sorte”, ma la precisione nei dettagli e il tempismo in cui si è manifestata la seconda richiesta, non ha lasciato spazio ad alcun dubbio: ottenere ciò che si desidera è possibile.

Qual’ è la ricetta? Per prima cosa non si ha a che fare con richieste che non rispondono all’evoluzione dell’individuo. L’evoluzione dell’individuo è data dalle esperienze e dalla comprensione delle esperienze fatte, ciò sta a dire che la personalità mira al proprio benessere interiore: quindi, l’obiettivo del raggiungimento di un benessere interiore – o gioia – è il punto di partenza. La valigia piena di soldi? No, stiamo nel concreto. La valigia piena di soldi in pochi la saprebbero gestire nel modo migliore e forse farebbe più danno che utile. La valigia di soldi potrebbe essere un mezzo, ma il fine reale quale sarebbe?

Di cosa si ha bisogno per stare bene e vivere meglio? Oppure, qual’è la necessità primaria in questo momento? La domanda giusta verso se stessi è FONDAMENTALE. E l’unica risposta corretta è: il proprio bene. Esempi: Un lavoro: mi interessa il tipo di lavoro? No, mi interessa sapere che all’interno di un contesto lavorativo posso trovarmi bene, sia in senso economico, che in termini di tempo – un part-time pagato come un full time, il mio tempo è prezioso. E un lavoro con colleghi di un certo livello coi quali ci sia la possibilità di confrontarsi alla pari, o magari dai quali sia possibile imparare ed essere ispirati. Magari avere carta bianca per quello che sono le proprie competenze lavorative, riconosciute economicamente.

Di solito si conosce quello che non si vuole più: per sapere cosa si vuole è indispensabile chiedere a se stessi cos’è che fa stare bene, di cosa ha bisogno quella parte di Sé che desidera stare bene.

Una precisa intenzione, obiettivo chiaro e definito, assenza di sensi di colpa e del dubbio di meritevolezza, smettere di elemosinare, alzare il tiro con le richieste anche se sembrano “troppo”. Questa è la ricetta. Un ultimo ingrediente fondamentale: avere il coraggio di chiedere il meglio per la propria esistenza. E non preoccuparsi del come il tutto potrà essere esaudito.

Allora accadono i miracoli. Il vero miracolo non è dato dal fatto che le richieste si materializzano. Il vero miracolo è che le richieste materializzate vanno oltre ad ogni aspettativa. Perché l’Universo è Vita e la Vita è Abbondanza e l’Universo ama l’abbondanza e premia coloro che sono pronti a riceverla.

Sintonizzatevi sull’abbondanza piuttosto che sulla scarsità. E sull’ infinita gratitudine. E’ tutta una questione di frequenze.

Scegliete quelle che vi fanno stare bene.

Have a beautiful, joyful and sparkling Christ … mas .

Indian Pink e la fermezza mentale

“Calma e sangue freddo!” indica un concetto mentale: vorrebbe dire “fermati e ragiona!” Il sangue caldo, il sangue che va alla testa, non fa ragionare, ma delirare. La calma invece, rappresenta quel momento interiore in cui è necessario fermarsi perché, correre o muoversi in qualsiasi direzione sarebbe deleterio, inutile e, molto probabilmente, controproducente.

Il rimedio californiano Indian Pink (Silene californica) è davvero eccezionale per mantenere la calma interiore, ripristinare stabilità mentale e prendere decisioni. Non è il rimedio che aiuta a prendere decisioni, è il rimedio che aiuta a mettere in fila le cose, a dare priorità assolute (le vere priorità sono sempre una, al massimo due e, anche tra queste, ci sono elementi prioritari).

Indian Pink è utile per chi lavora in contesti particolarmente dinamici all’interno dei quali ci sono molte situazioni, o ci si trova in circostanze con diversi elementi da coordinare: utilissimo per chi lavora nella grande distribuzione, per imprenditori che hanno più situazioni da amministrare, risolvere e farlo in tempi brevi, per coordinatori che organizzano varie forme di attività, per madri con figli, casa e lavoro da dirigere.

Il rimedio Indian Pink, nonostante lo stress, focalizza il pensiero e la determinazione mettendo in fila situazioni, persone, attività, una dopo l’altra: si staglia nella mente una naturale suddivisione delle parti, delle circostanze, facendo spontaneamente prevalere quelle prioritarie e lasciando in secondo piano le secondarie; è una sorta di piacevole preludio per evitare situazioni di Burn Out risolvibili con Aloe Vera, rimedio californiano.

Indian Pink è il rimedio adatto a tutti coloro che hanno una predisposizione – o si trovano costretti – a fare più cose in una volta sola: aiuta ad indirizzare le energie mentali, oltre che le attività e i servigi, là dove servono veramente.

Provate per credere.

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Corn e il senso di claustrofobia

Quante volte non ci si è sentiti bene nella propria pelle? La pelle è il confine tra il proprio corpo fisico e il mondo esterno.

Chi vive un disagio del proprio corpo fisico manca di un sano collegamento alla Terra, ha scarse radici, là dove per radici intendo radici famigliari sane e robuste, ma anche radici “energetiche” di stabilità, fermezza, salute: tutta la base di quella che è stata definita dalla piramide di Maslow.

Una persona poco radicata potrebbe avere problemi ai piedi o alle gambe, che sono il più diretto collegamento con la Terra. Non essere radicati significa anche essere eccessivamente emotivi o essere eccessivamente mentali (e freddi) e perdersi nella fluttuazione di queste due condizioni per lasciarsi trascinare dagli eventi della vita. L’importanza di un sano radicamento è la prerogativa a cui Corn fa riferimento. Ripristinare le proprie radici, la solidità, il sostegno, il nutrimento, la vita, la gioia della vita in sé, tutti elementi legati alla Terra.

Corn aiuta ad allinearsi con la Terra tramite il corpo, i piedi, e tramite la realtà.

Corn aiuta a partire dall’interno, da se stessi: la frequenza su cui lavora è il sentirsi a disagio dentro al proprio corpo fisico che, conseguentemente, riporta ad un disagio di vivere in alcune situazioni o ambienti e la cui manifestazione può rivelarsi anche tramite eventi di claustrofobia.

Qual’è la matrice di questo disagio?

Il disagio nasce dentro al corpo da cui siamo stati concepiti, ciò che è accaduto durante il passaggio nel momento della contrazione uterina, poco prima di venire alla luce. Lì è accaduto qualcosa: una fatica, un sacrificio, un dolore, una restrizione che ha fatto temere la vita. Si tratta di qualcosa di cui non si ha una memoria razionale, ma ne è rimasta una memoria cellulare.

Corn ripristina un senso ampio di godimento degli spazi, quasi bucolico: la Natura, gli alberi, gli animali, una visione esteriore del mondo per la sua interezza e naturalezza, un’identità e una unità con il Tutto, la comprensione di essere parte di un sistema e di un ecosistema più ampio. In effetti la personalità Corn ama e necessita di spazi aperti e di molto spazio attorno a se: anche in contesti casalinghi o lavorativi mal sopporta ambienti stretti, situazioni trafficate e caotiche.

La costrizione verso queste situazioni di vita, porta inevitabilmente ad un cambiamento, ed è il grande cambiamento di cui necessita la personalità Corn: individuare la propria Natura, i propri spazi, i propri ritmi e cicli naturali, un ritorno alla Terra.

Corn ripristina il vivere a proprio agio non solo all’interno del proprio corpo, ma anche in ambienti e in contesti di vita quotidiana, risolvendo anche situazioni relative alla claustrofobia.

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Corn – Zea mais

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