Assenza: non sempre è come sembra

La mancata presenza fisica di una persona che si vorrebbe avere al proprio fianco, non sempre è sinonimo di pura assenza nel senso di mancanza o carenza. A volte quel vuoto è semplicemente uno spazio preparatorio, una sorta di anticamera energetica che precede un evento: esso rappresenta uno spazio sacro, un momento necessario all’interno del quale è importante sentire se stessi nell’attesa di ciò che si desidera. Capire se si è pronti ad accogliere il proprio voluto desiderio. E se quel desiderio è chiaro, definito e soprattutto scelto. Personalmente scelto, senza condizionamenti esterni.

Il vuoto percepito dentro se stessi va compreso, prima ancora di essere colmato. La distanza o l’assenza temporanea da una persona non determina il fatto che questa non sia presente nella nostra vita. Anzi, in alcuni momenti la possiamo sentire molto più presente e di sostegno seppure nel mondo fisico non sia momentaneamente manifesta. Questo accade quando si verifica una connessione – o allineamento – spirituale ed energetico tra le due parti. Un pensiero, una preghiera, un profondo desiderio comunicano anche durante un’assenza fisica. E i messaggi arrivano, quasi la presenza fosse toccata a pelle.

Al contrario, quante volte è capitato che, nonostante una presenza fisica accanto, ci si sentisse soli e abbandonati? Allo stesso modo questa realtà energetica è reale: presenza, ma in realtà assenza. Quando la presenza è assenza, tanto vale a parer mio, valutare solo l’essenza di se stessi. Quante volte in coppia o in compagnia ci si è sentiti soli e vuoti? Eppure la fisicità era presente. Mancava una presenza di spirito, mancava un livello energetico predisposto ad esserci, a supportare, ad ascoltare, a restare: una presenza tanto consistente da poterla sentire persino … in sua assenza.

Attraverso il mondo onirico si svolgono situazioni che, molto probabilmente, prenderanno forma – in un momento opportuno – nel mondo fisico; e, in ogni caso, s svolgono su un altro piano esistenziale, quello energetico. Non vedere – o sentire – una persona per settimane non significa essere disinteressati: a volte significa piuttosto crescere dentro per farsi trovare pronti. O dare spazio prima a se stessi per essere completi il più possibile.

L’assenza data una dipartita improvvisa e dolorosa può essere sostenuta dal mondo spirituale: i nostri predecessori, gli avi e le forze spirituali sostengono e proteggono la vita individuale dei propri cari che vivono nel mondo fisico.

Alcuni specifici rimedi floreali aiutano a sostenere questi processi per andare oltre ad un vuoto interiore percepito, come fosse un vuoto abissale.

Angel’s Trumpet fiore californiano: rimedio insostituibile quando si vive un lutto. Questo fiore aiuta semplicemente e delicatamente ad accettare la morte, l’assenza fisica, a colmare l’abisso interiore grazie alle forze supreme che sostengono l’individuo in un processo di accettazione della morte.

Cherry Plum fiore di Bach: quando un atteggiamento di perenne e assoluto controllo sugli eventi e sulle persone scollega l’individuo dal lasciarsi andare al flusso della vita. Cherry Plum dona la capacità di affidarsi e lasciarsi andare ad un potere superiore.

Bleeding Heart fiore californiano: per sciogliere il senso di attaccamento e di vuoto dato dalla mancanza o dalla perdita di una persona amata. Quando la separazione tra due soggetti è vissuta come un lutto. E in caso di lutto. Il fiore aiuta a gestire e ad affrontare il senso di attaccamento, aiuta a ritrovare se stessi nella propria indipendenza emotiva e autonomia affettiva.

“Your shadow moves across a lonely room”

Film consigliati:

Copertina del film 'Nosso Lar', con il titolo in evidenza e immagini di personaggi sopra un paesaggio futuristico.

Solitudine

Nel giro di poco più di una settimana ho sentito donne, amiche e colleghe affermare, in diverse situazioni, di sentirsi sole. Sole all’interno di una condizione famigliare, sole rispetto a decisioni prese in contrasto con il partner, sole davanti a questioni lavorative in cui transige la disumanizzazione del personale, sole persino nei confronti di un servizio sanitario nazionale che non guarisce, accompagna, ascolta o consola, bensì esclude.

Penso non si tratti realmente di solitudine, ma di essersi rese conto di essere  incomprese, abbandonate, emarginate. La solitudine è un fattore secondario, di riflesso. Si tratta di una notte buia dell’anima mescolata con il peso intransigente sui cui poggia l’esistenza di persone, la vita relazionale o di coppia, la vita lavorativa. Il peso della solitudine è accompagnato dalla consapevolezza del non conoscere fino a quando questo periodo avrà una durata; di conseguenza, non si può sapere fino a quando e in quali condizioni si potrà sostenere la situazione fisicamente ed emotivamente. Fino anche a quando la mente potrà restare lucida per sopportare.

Così, vorrei dare qualche supporto tramite l’uso dei Fiori.

Di certo il primo rimedio a cui penso è Penstemon (fiore californiano) che aiuta a sostenere il dramma e la sensazione di essere come dei fuggitivi in balia di un mondo sottosopra in cui non ci si riconosce più o con cui non ci si è mai confrontati prima. Penstemon racchiude l’attitudine a perseverare nonostante le avversità esterne, a mantenere una salda fermezza interiore per sostenere la propria crescita ed evoluzione persino nelle circostanze più dure.

Sweet Chestnut per passare  e superare la “buia notte dell’anima”, quel momento della vita in cui tutto pare nero e si tocca con mano la vera solitudine interiore che altro non è che l’essenza di se stessi per ciò che si è. Da quel momento in poi, superata la notte buia dell’anima, nulla sarà più come prima, la personalità sarà trascesa per raggiungere un livello diverso di profondità di sé stessa.

Star of Bethlehem, fiore di Bach: curativo, consolatorio e confortante per tutte le situazioni e impressioni in cui ci si è percepiti come “sfruttati“, prosciugati senza la benché minima comprensione, senza un ritegno, nonostante le difficoltà o gli sforzi fatti per “restare in piedi”. Il senso di trascuratezza e di incomprensione porta ad uno stato d’animo che tende ad anestetizzarsi dal trauma, ma il sistema nervoso rischia di indebolirsi e la mente perde di vitalità, creatività, coerenza.

 

Da non escludere sicuramente il rimedio Echinacea, fiore californiano, per ristabilire l’integrità dell’Io che si percepisce solo, devastato e senza speranza. Echinacea rimette insieme i pezzi dopo la disintegrazione, ricrea l’integrità, l’unità, la solidità per andare avanti. E’ un rimedio fondamentale.

Per queste donne e per tutte quelle persone che vivono la disintegrazione interiore davanti al crollo di schemi su cui l’esistenza si era basata fino a poco tempo fa, dedico questo articolo nella viva speranza che tutte e tutti possano reintegrare nella propria vita non il senso di comunità al posto della solitudine, ma il senso di interezza al posto della disgregazione sociale.