Uscire da false credenze – e da antichi schemi famigliari: dall’ego al cuore

Il passaggio da un atteggiamento legato all’ego ad un atteggiamento legato al chakra del cuore, è un passaggio che richiede pazienza e osservazione di sé: l’ego è capriccioso e ama avere il controllo delle situazioni, ma soprattutto ha un proprio punto di vista, specifico e “assoldato”, determinato da una condizione legata a falsi miti del tipo: “si è sempre fatto così” o “è sempre stato così”. Rimanere ancorati e aggrappati a questa condizione porta a rabbia e sofferenza, a lontananza da chi si ama e da ciò che si ama, porta a confusione personale.

Il passaggio dall’ego al cuore comporta un cambio di prospettiva, di punto di vista, di paradigma mentale. L’ego vuole avere tutte le ragioni, è capriccioso e si sente privato di qualcosa nel momento in cui “crede” di non essere visto, osservato, preso in considerazione. Il “ragionamento” del cuore invece è differente: esso cambia prospettiva, si mette nei panni dell’altro e osserva in modo differente; vede la prospettiva altrui e non solo la propria, riesce a surclassare l’egoismo per entrare in una forma di compassione che considera la vita altrui e non solo la propria.

Quando l’attenzione si rivolge per un momento all’altro, molti muri crollano riportando ad una pace interiore nella personalità dell’individuo e nei confronti delle proprie relazioni personali.

Come attuare questo cambio interiore?

La pratica di interagire con il proprio Cuore è il primo passo: gratitudine e compassione verso se stessi – mano sul cuore – e nei confronti del proprio albero genealogico e genetico; spesso si è reduci di antichi atteggiamenti legati alla famiglia ma di cui è possibile sciogliere il legame anche grazie all’utilizzo di alcuni rimedi floreali californiani.

Purple Monkeyflower aiuta in questo cambio di paradigma, aiuta ad uscire da un circolo vizioso legato a “è sempre stato così”, in concomitanza con i rimedi californiani che presiedono alle matrici famigliari: Baby Blue Eyes – legato alla figura paterna e a tutte le sue dinamiche inerenti – e a Mariposa Lily – legato alla figura materna (evitare di assumerli in contemporanea!).

Nei casi più cronici consiglio l’abbinamento con il rimedio di Bach Rock Water là dove la difficoltà e radicamento mentale di un cambio di paradigma è particolarmente solidificato. Ma per chi è abituato a cambiare di frequente schemi mentali o per chi ha una mente già flessibile, questo fiore può essere evitato.

Il cambio di paradigma non comporta solo un avanzamento da un punto di vista mentale, dall’ego al cuore, ma anche da un cambio di visione e interpretazione della propria condizione: dall’io all’altro. A quel punto l’ego viene messo a tacere insieme ai propri egoismi, ai propri soli e unici punti di vista, la rabbia riassorbita e trasformata in comprensione, sostenendo l’individuo nelle proprie scelte personali.

Come cita Ben Harper nella sua canzone “With My Own Two Hands“, utilizzate quelle due mani sul cuore per portare dentro voi stessi la gratitudine, la riconoscenza esatta e la compassione verso le vostre cellule e la vostra Vita, verso quegli aspetti dissonanti e disordinati, affinché avvenga un “I Rise“, un’ascesa, una risalita, una elevazione spirituale che allontana dalla sofferenza personale per dirigersi verso un’accoglienza collettiva.

Una mano sul cuore rappresenta impegno di onestà e dedizione verso se stessi.

La pratica è fondamentale, essenziale.

Columbine e l’identità creativa

Columbine, fiore californiano della gamma “Range of Light” (i 48 Fiori definiti “di una gamma superiore“), ha la capacità di attivare un livello di creatività in grado di mettere in contatto i propri atteggiamenti con la parte creativa del Sè Superiore, permettendo di esternare, manifestando nel proprio quotidiano, questa capacità creativa.

Columbine, Aquilegia Formosa, naturalmente produce un insight creativo, un’intuizione creativa applicabile nel proprio mondo lavorativo, amplificando i propri talenti e percezioni.

Columbine porta ad un vero livello superiore che permette di connettersi alla più elevata intuizione. L’effetto è permanente e persistente, non scompare, si amplifica.

L’assunzione non è prolungata, ha un effetto quasi immediato.

Il rimedio è utile per persone particolarmente rigide ad un livello mentale, di pensieri, di schemi, di dogmi; è consigliato l’uso del rimedio associato al fiore di Bach Rock Water, 2 gocce per ogni rimedio floreale in diluizione, assunti più volte nell’arco della giornata. Scioglierà molti schemi mentali auto castranti e incapaci di far fluire liberamente il proprio potenziale, quel flusso vitale che permette l’espressone del Sè, liberandolo.

Che fine fa un uccello in gabbia cresciuto in cattività, nel momento in cui la gabbia si apre e lui vede il mondo per la prima volta?

Una guarigione rifiutata

L’auto commiserazione è una brutta bestia. Il vittimismo le fa compagnia, una pessima compagnia. Ci si ammala, lo abbiamo visto e lo sappiamo tutti. E, in sede di corsi o consulenze di floriterapia e sul sistema energetico dei chakra, abbiamo anche visto come sia possibile risalire ad uno scompenso emotivo profondo, psichico e spirituale, il quale però, esso stesso, ci consente di poter giungere alla chiave del problema ed essere guarito o, quantomeno, ristabilito nel migliore dei modi possibili e attuabili.

Quindi curarsi e portare un sano equilibrio anche all’interno di uno scompenso fisico, è possibile. Questo riguarda il 50% della guarigione; l’altro 50% riguarda invece la volontà personale di scegliere se guarire (o almeno provarci, concedersi la possibilità).

A malincuore, ma non stupita, le occasioni in cui si offrono soluzioni di riequilibrio, la possibilità di un miglioramento, di un’alternativa, di un’integrazione con la medicina, vengono rifiutate.

E si sancisce, a quel punto, la propria designazione con frasi come: “se i fiori californiani contengono alcool, non posso prenderli” (anche se si tratta di n. 2 gocce del rimedio diluiti in 50 ml di acqua, che rende la soluzione idro alcolica impercettibile e non sono un ex alcolista) Oppure: ” sono destinato a diventare cieco, prima dall’occhio sinistro, poi da quello destro. Le cure che sto facendo sono servite ad evitare la cecità per qualche anno” (ma non a risolvere il problema). “La soluzione (invasiva) l’hanno trovata i medici, funziona fino a quando funziona” (che permette l’aggravarsi della situazione).

E’ vero che quando un corpo fisico è oltremodo corrotto, nel senso alchemico del termine, cioè in uno stato avanzato di decadimento a causa di una malattia, è molto difficile o impossibile riportare il sistema psico – fisico ad una condizione di normalità e di salute. Ma è altrettanto vero che, prima di arrivare a quel punto di non ritorno, le opportunità ci sono. E’ che vengono rifiutate perché si sceglie di crogiolarsi nel vittimismo, nell’attenzione altrui, nel compatimento, nella rabbia irreversibile della propria condizione.

Ho imparato a rispettare queste decisioni, ma non posso esimermi dal dire che il cuore, sapendo e vedendo che un’altra opportunità – o più opportunità – sono possibili, ogni volta, piange.

Ognuno ha il proprio destino nelle proprie mani.

Star of Bethlehem, consolare la ferita

Il fiore di Bach Star of Bethlehem è in fioritura proprio in questo periodo, sotto Pasqua, per ricordarci che il dolore può essere lenito. L’ Ornithogalum umbellatuum conosciuto anche con il nome comune Latte di gallina, non può evitare di attirare l’attenzione se si va in giro per campagna, lungo un sentiero verde o a fare due passi in collina. E’ attrattivo per la sua intensa luminosità bianca, impossibile non vederlo. Ma soprattutto impossibile non soffermarsi a contemplare qualcosa che, in profondità, appartiene ad ognuno: una ferita. Spesso una profonda ferita. Un colpo inferto al cuore, una pugnalata – sentimentale – infra scapolare, un lutto, una separazione vissuta come un lutto, il senso di abbandono, di non essere sorretti, curati, amati, visti.

Ognuno porta dentro di sé una ferita, recente o lontana nel tempo: il punto è che il dolore non ha un tempo, a volte pare perpetuo. Il dolore interiore non viene contemplato nella società moderna, bensì offuscato, ottenebrato e infine mai risolto, quando invece c’è l’opportunità di svelarlo, affrontarlo, guardarlo in faccia così come si osserva Star of Bethlehem nel momento in cui lo si incontra sul cammino. Semplicemente lo si osserva nella sua interezza, nella sua purezza, nella sua lucidità. Così andrebbero affrontate le sofferenze dell’esistenza umana, così si potrebbero affrontare i dispiaceri, i dolori, le ferite dell’anima, del cuore, dei sentimenti, delle emozioni e le offese percepite dalla personalità.

Lungo il cammino, dentro ad un dolore, c’è un’opportunità: di scelta, di risoluzione, di vita. Il dolore della morte può essere colmato con altrettanta consolazione, comprensione, persino condivisione.

Star of Bethlehem che cresce ogni anno nella primavera pasquale indica che, a fronte di una morte, c’è una resurrezione, che a fronte di una ferita apparentemente incolmabile, c’è guarigione, che non tutto è perduto, che ogni situazione ha un nuovo e vigoroso inizio.

Siate la consolazione di voi stessi senza cercare spasmodicamente qualcuno o qualcosa di esterno che mai riuscirebbe a colmare – e calmare – o guarire quella ferita. Semplicemente ascoltatela, osservatela e, in caso di bisogno, affidatevi all’alto potere spirituale di guarigione di questo semplice ma essenziale Fiore di Bach: Star of Bethlehem.