POISON OAK e il ritorno alla Vulnerabilità

Chi mai di questi tempi vorrebbe essere vulnerabile? Ci si mette una vita a costruire maschere su maschere e impostare atteggiamenti di “difesa” personale con il terrore di essere scoperti per ciò che realmente si è, si pensa e si vuole, e per evitare di essere continuamente feriti. Chi mai correrebbe questo rischio, di tornare a morire dentro, di sentirsi intimamente offeso e deriso? C’è solo una controindicazione in tutto questo fittizio paravento, anzi più d’una: 1) in ogni caso si soffre 2) si vive in modo infelice e incompleto 3) non ci si concede di fare entrare alcuno nella propria vita (intima).

L’atteggiamento esteriore è quello tipico delle persone scostanti. Coi modi, con le parole, con gli atteggiamenti. Poi ci si rimane male se qualcuno, di solito qualcuno cui si tiene, si allontana. E lì, pronti a puntare il dito sull’altro. NO. L’ atteggiamento scostante, urticante, non è dell’altro. L’altro ha solamente percepito gli aghi proiettati dall’interno verso l’esterno e se n’è andato per difesa personale, per paura d’essere colpito.

Il Toxicodendron diversilobum (Poison Oak per i fiori californiani) incarna perfettamente questo aspetto caratteriale. E’ una pianta tossica e altamente urticante al solo sfioramento delle sue foglie e dei rami che contengono una sostanza, l’Urushiol, che provoca una immediata reazione allergica. Provoca dermatiti con infiammazione, gravi pruriti e vesciche. L’Urushiol è pericoloso persino in forma volatile, se respirato, nel caso si brucino rametti della pianta.

Resto sempre affascinata dalle Segnature dei Rimedi floreali. L’intimo delle persone che necessitano di questo rimedio è in realtà, urticante. Hanno innalzato trincee per evitare di essere colpiti, quando essi stessi sono i primi a colpire. Questo indica una mancanza di fiducia verso (se stessi) e i propri confini personali, considerati deboli, inadatti ad affrontare il mondo; ciò crea una mancanza di apertura emotiva e sentimentale. Non si mostra il lato vulnerabile e non si permette ad alcuno di entrare.

Ma la vulnerabilità fa parte del cuore, dell’amore e il chakra del cuore, in sanscrito Anahata, significa IL NON COLPITO. Solo permettendo l’apertura possiamo liberarci dai muri esistenziali e possiamo permettere a qualcuno di entrare.

Per qualche mese ho testato questo Rimedio e ho scoperto che la vulnerabilità non è qualcosa di molliccio e instabile, qualcosa che può essere colpito così facilmente: la vulnerabilità, consapevole del proprio essere e consapevole del proprio valore, non permette a chiunque di entrare, stabilisce sani confini, è attenta e allo stesso tempo decisamente amorevole, coraggiosa e orgogliosa di mostrarsi.

Ebbene, ascoltando la vulnerabilità, si accede ad una forza superiore, si delimitano confini molto stabili pur mostrandosi sensibili e si da voce ad un lato femminile tutt’altro che … debole. L’ho riscoperto come un lato forte. La vulnerabilità E’ forte. Proprio perché consapevole di ciò che è.

Tornare ad essere vulnerabili significa coltivare un terreno soffice dentro cui qualcun altro può portare un nuovo seme. E’ il seme dell’Amore.

So che di questi tempi è anticonformista parlare di vulnerabilità, ma vi invito a provare questo rimedio, a “starci dentro”, a vivere l’intimità profonda di voi stessi fino a percepire questa nuova scoperta: che la Vulnerabilità è una Fortezza.

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