La domanda esatta sarebbe: cosa provoca le dipendenze?
Ogni qualvolta si parla di dipendenze la mente va subito ad un’idea di consumo e di abuso di sostanze tossiche come droghe, alcool, fumo, ma anche farmaci, psicofarmaci, pillole e tutto quello che, fisicamente, oltre che cerebralmente ottunde e conduce ad un’auto distruzione. Ogni dipendenza porta ad un vortice vizioso che conduce verso il basso.
Il punto è che le dipendenze vanno intese a più largo spettro (il che non significa di minore importanza): si può essere dipendenti non solo da sostanze definite e riconosciute come “tossiche”, ma anche da un altro tipo di sostanza intesa come surrogato di una carenza come ad esempio il cibo, il lavoro, il gioco e persino lo stress (lo stress crea dipendenza adrenalinica).
Tutto ciò di cui si abusa rappresenta ciò che manca e che si cerca di compensare.
Ma cos’è realmente che manca?
Ciò che non è stato ancora ben compreso è IL VERO MOTIVO per cui le persone INIZIANO ad intossicarsi, quindi ad avere dipendenze. Essi cercano una dipendenza, la vogliono a tutti i costi per sopperire ad una profonda carenza interiore e terribilmente dolorosa, una carenza cui nessuno vorrebbe provarne – sentirne – gli effetti: la carenza affettiva del cuore. Spesso – e quasi sempre – di matrice materna.
Il vuoto affettivo del cuore e l’assenza di sane relazioni a livello sentimentale è ciò che genera il dolore più grande che un individuo possa provare. E nessuno ha voglia di provare e vivere quel dannato dolore, così ci si rifugia in un rimedio consolatorio il cui uso deve per forza diventare un ABUSO perchè non sarebbe sufficiente ad intorpidire quella sensazione di vuoto interiore e di dolore. Successivamente il corpo fisico si abitua a generare ormoni e endorfine che richiamano costantemente ad un tipo di sostanza, di sensazione, di emozione, di forma – mentis che obnubila la realtà, la fisicità, l’emotività e la profondità del vuoto dei propri sentimenti e dolori profondi.
In realtà, la risoluzione a tutto ciò sarebbe molto semplice per chi volesse iniziare un percorso di disintossicazione affettiva (da qui bisognerebbe realmente partire) per evitare, anche in futuro, di passare da una dipendenza ad un’altra in modo altalenante e costante …
Un primo importante step dovrebbe avere luogo tramite la consapevolezza che ogni dipendenza trova il proprio nucleo centrale in un vuoto affettivo. Banale, ma semplice.
Basterebbe iniziare un percorso terapeutico, perché di terapia si tratta, con qualche rimedio californiano per ripristinare un sano distacco da ogni tipo di dipendenza affettiva, riportare un’autonomia individuale volta a produrre indipendenza affettiva, il che significherebbe smettere di … pendere da qualcun o da qualcos’ altro.
Il ripristino dell’ INDIPENDENZA SENTIMENTALE è l’unica vera cura e soluzione per evitare rapporti basati sulla dipendenza, sulla possessione, sulla paura e sulla dipendenza reciproca.
Con la speranza di avere dato utili informazioni rispetto ad una tematica molto diffusa, sia in ambito clinico che umano, per chi lo volesse resto a disposizione per consulenze private nel caso sia percepita la necessità di iniziare un percorso di crescita che volge in questo senso.
Con gratitudine.
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(Bleeding Heart, fiore dei rimedi californiani) per la prima volta durante una passeggiata in montagna. Ci eravamo fermati presso l’aia di una casa chiusa e vicino all’ingresso c’era su un muretto un vaso con questo straordinario piccolo cespuglio dal fiore a forma di cuore. So di essere rimasta estasiata in osservazione davanti a quei piccoli cuoricini appesi, pensando anche che dovevano essere particolarmente forti perchè il clima in montagna in quel periodo non era caldo. Un fiore a forma di cuore … Si tratta di un rizoma, un bulbo con radichette originario della Cina, del Giappone e del Nord America, ecco quindi perchè non ama il caldo. L’ho messo in vaso per la prima volta quest’anno, perchè in primis avevo tra le mani proprio il rizoma con già una punta di verde che voleva sbocciare, in secondo luogo ero davvero curiosa di osservare l’evolversi di questa pianta. Messo in vaso a febbraio da subito sbucava un gruppo verde di foglioline che parevano più schiacciate che altro: sinceramente pensavo non ne sarebbe uscito nulla, sembravano così stropicciate quelle foglie… Poi col passare dei giorni uno stelo si è allungato e qualche foglia è venuta fuori, ma sempre un gruppetto strano di foglioline ammassate se ne stava lì, senza fare niente. Col passare dei giorni si è schiusa quella matassa e hanno iniziato a comparire i primi puntini colorati che si sono sviluppati piuttosto in fretta. Ogni “arricciamento” corrispondeva ad un cuoricino della Dicentra. Si schiudono i fiori, prima piccoli come dei cuccioli poi s’ingrandiscono e prendono sempre più la loro forma. 