Impazienza e Alchimia

Quando avevo circa sei o sette anni mia nonna, tempestata da parte mia della stessa domanda ogni tre secondi, ad un certo punto mi disse: “Come sei impaziente!” Considerato che sono rari i ricordi che ho da bambina, questo evento mi è rimasto veramente impresso. Le chiesi: “Cosa vuol dire impaziente?” E lei, con estrema semplicità: “Che non sai aspettare.”

Il solo termine “aspettare” per me non ha un senso logico. Aspettare cosa? Chi? La dicitura: “sala d’attesa” mi muove il sistema nervoso, infatti le evito, così come le file di persone davanti a qualcosa. Al termine aspettare ho dovuto trovare un sinonimo.

La Treccani definisce così il termine Impazienza:

… stato d’animo di chi è insofferente per cosa che lo irriti o molesti o di chi è ansioso per il desiderio o l’attesa di cosa che tarda …

in questa frase c’è l’essenza di colui che è impaziente: insofferenza (stato d’animo Beech) e ansia. L’ansia è l’altra faccia della medaglia della depressione. L’ansioso è tale perché rivolto ad un futuro prossimo, si preoccupa di qualcosa che non è ancora accaduto, qualcosa che potrebbe andare in un certo modo – secondo la sua mente –  è totalmente proiettato in avanti e per questo motivo non vive il presente, il famoso attimo fuggente!

Le caratteristiche dell’impaziente sono diverse: difficilmente sopporta di lavorare in gruppo perché reputa gli altri (quasi tutti) lenti e inefficienti, questo ovviamente perché non sa aspettare; non sta fermo ed è sempre ansioso di fare, se non ci sono problemi se li crea pensando ad eventuali futuri alternativi o sconcertanti. Una persona che mentalmente non tiene il suo passo (velocità e agilità di pensiero) difficilmente riuscirà a convivere a lungo con un’impaziente, a meno che l’impaziente stesso non si metta fortemente in discussione e colga nell’altro la facoltà della pazienza tentando di fare anche sua questa virtù.

Queste non sono le cause dell’Impazienza. Queste sono solo le caratteristiche. La vera causa la si può cercare nel mondo emotivo della persona e naturalmente risale ad un periodo molto lontano della sua vita.

Un bambino che non è rispettato nei suoi tempi e nei suoi spazi avrà un subconscio che maturerà “l’idea” dell’urgenza, della drammaticità, di una situazione che richiede un intervento immediato, del DOVER – da qui poi un enorme senso del dovere – andare, fare, qualcosa subito, abbandonando immediatamente l’istante presente per proiettarsi altrove. Non si tratta solo di tempistiche interrotte, ma e anche di invasioni territoriali – gli spazi. Il mondo dei bambini è fantasia, gli spazi non sono spazi fisici reali, ma mentali del proprio mondo interiore. Un bambino può giocare in mezzo metro quadrato con un sasso così come correre in un’area più vasta dove il tavolo è un’astronave, la sedia un veliero, il pavimento il mare. Gli oggetti svaniscono e ricompaiono come se la legge della fisica quantistica fosse cosa del tutto naturale (come per i malati di Alzheimer). Tu adulto impazzisci per fare rientrare il tutto in un mondo logico – razionale, ma se lo “butti” indelicatamente nel mondo fiabesco di un bambino, la sua infanzia potrebbe risentirne. Allora il gioco non sarebbe più un gioco: nasce nel suo istinto un campanello d’allarme per qualcosa di grave e urgente, il sistema nervoso ne risente e ogni volta risponde a quello stimolo creando stress, da cui l’ansia. La calma, negli anni a venire, resta qualcosa di pressoché sconosciuto. Se, nel tempo, per un qualche motivo – malattia, pensionamento – ci si DEVE fermare … allora iniziano i problemi. Dall’ansia del fare tipica dell’impaziente in un attimo ci si può ritrovare nella depressione più totale, nell’incapacità di reagire. Sempre rivolti all’esterno, quando è ora di confrontarsi con se stessi, la magagna viene a galla.

Un termine che mi ha sempre molto tranquillizzato è: Festina Lente. E’ il termine dal latino indicato dagli alchimisti che significa: muoviti lentamente, cioè stai in movimento senza fretta, però non fermarti! Nel termine Festina Lente non c’è impazienza, bensì un moto naturale e perpetuo delle cose.  Il metodo alchemico non forzava i tempi, attendeva il tempo giusto affinché tutti i pianeti fossero allineati per creare una certa armonia e provocare la trasmutazione di qualche cosa. Nell’Alchimia Verde o la spagiria che prevedevano la creazione di rimedi naturali per la salute dell’uomo tramite l’uso delle piante officinali e delle erbe, radici, foglie, si attendeva un tempo balsamico, il tempo giusto in cui la pianta aveva la maggior riserva di proprietà al massimo della sua potenza ed espressione, in concomitanza con le influenze dei pianeti che la governano. Allora, in quel solo preciso istante avveniva la magia, l’alchimia della trasformazione che creava l’essenza di un nuovo essere vivente, tra la materia e il cielo, utile al mondo. E’ un momento unico, come la nascita di una persona o come il suo concepimento. Ma attenzione! Alcune piante non perdonano il momento sbagliato o la distrazione! La Datura ad esempio, già difficile per sua natura come pianta ma adorabile allo stesso tempo per le sue proprietà (agisce sul sistema nervoso centrale) il momento sbagliato non lo accetta, diventa mortale. Quindi bisogna essere estremamente rispettosi del suo spirito innato.  Nell’antichità un rimedio creato in un momento diverso da quello opportuno non era considerato efficace anzi, avrebbe dannoso se non addirittura mortale. Così come mettere fretta ad un processo evolutivo con una persona quando questa non è pronta, non si otterrebbe altro che un risultato danneggiato.brugmansia

Allo stesso modo forzare la mano con le tempistiche di un bambino, così come non rispettare i suoi spazi o il suo mondo, significa spezzare i suoi ritmi – e non anticipare pensando che si “svilupperanno” prima – Significa anche rischiare di fargli perdere l’identità (esiste l’altro e le sue necessità), minacciare i suoi confini emotivi e fisici che dettano la sua sicurezza  personale – sentirsi invasi. Allora crescerà una persona che difficilmente saprà difendere i propri confini e se stesso e il mondo non sarà mai per lui un posto sicuro. Oltre al fatto che non si sentirà degno di avere un posto nel mondo. Egli, se si renderà conto di queste sue caratteristiche “interrotte” dovrà affrontare un duro lavoro su se stesso per ripristinare i confini e da qui ricominciare a pensare, progettare, sognare, fare … con calma, senza timore che all’improvviso arrivi qualcuno a interrompere il suo … gioco. E se qualcuno dovesse arrivare, saprà allora propriamente tenerlo fuori dai propri confini.

Quali Fiori di Bach usare a questo punto?

Echinaceafiore Californiano – per ripristinare completamente l’ identità spezzata

Centauryfiore di Bach – per delimitare e ripristinare i propri confini emotivi

Impatiens – fiore di Bach – ovviamente per trasformare quell’impazienza in … Festina Lente!

Baby Blue Eyes – fiore Californiano – per sentirsi al sicuro nel mondo. Fiducia, affidamento al piano di Dio per la propria esistenza (molto difficile fare questo passaggio, ma non impossibile).

Se fate fatica a “sopportare” qualcuno di questi rimedi assumeteli per un breve periodo, lasciateli agire, fermatevi poi riprendete anche dopo qualche tempo. Il risultato ci sarà perché i fiori lavorano a diversi livelli di profondità ogni volta che li si assume anche a distanza di tempo.

Buon lavoro a tutti gli Impatiens!

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