Quando si sceglie per se stessi, veramente e profondamente, è inevitabile decidere di chiudere delle porte. Un interesse perseguito per anni, una persona bramata per molto tempo, un’amico/a che si decide di non frequentare più, un amore finito. La decisione importante di chiudere una porta o un capitolo della propria vita, non sempre è sinonimo di perdita: a volte la sensazione è piuttosto di liberazione.
Quando la porta è chiusa – e non rimasta socchiusa – da un punto di vista energetico si crea spazio per un’altra opportunità, un’altra persona, un altro interesse, un’altra possibilità. Una nuova storia, un nuovo cammino da scoprire.
Quando la saracinesca si abbassa del tutto, è il cuore che decide di dare un taglio a situazioni che non portano a nulla e, in quel caso, la certezza è totale, così come il distacco emotivo che si percepisce. Si tratta di un basta assoluto.
Alcuni progetti o situazioni richiedono una chiusura totale in quanto legate ad atteggiamenti o modalità che, per quella specifica situazione, non risultano essere più consone; serve altro, un’altra modalità, un’altra opportunità in un modo che ancora non si conosce magari, ma che va scoperto, un modo di agire differente, un modo di pensare differente. E allora, forse, il progetto o la situazione che deve emergere e avere un proprio posto nel mondo, lo farà, vivrà di una vita nuova grazie ad una modalità nuova.
Avete mai pensato a situazioni o progetti che sono stati mantenuti per lungo tempo in una condizione di scarsa stabilità o nella pochezza piuttosto che nella fermezza e nell’abbondanza? Situazioni o progetti delegati piuttosto che amati e curati personalmente?
Non tutte le porte che si chiudono rappresentano una perdita: a volte sono una liberazione per farci capire che il percorso era sbagliato, non il soggetto.
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