Fillossera del Leccio: soluzioni

Nell’ormai lontano … 2008, quando ancora praticavo attività di giardinaggio ricevetti una richiesta di intervento su un leccio malato. Il giardino era molto elegante, in uno stile orientale vista la presenza di diverse tipologie di bambù con qualche accenno a piante autoctone inserite nel contesto. Un leccio, un olmo, rose rampicanti, una piccola siepe di ortensie. Il leccio si ammalò di Fillossera (Phylloxera quercus); i proprietari del giardino mi chiesero di fare qualche trattamento non nocivo per debellarne la presenza tenendo in considerazione il fatto che il giardino era frequentato da due bambini e un gatto. Furono fatti diversi trattamenti a base di fiori di Bach nell’arco di due stagioni (due anni). Inizialmente la patologia peggiorò. Di nuovo (e di corsa!) a rifare trattamenti. Dopo il primo inverno e con il ritorno della primavera, avevamo notato che il leccio non era cambiato di molto, anzi dava segni di precoce decadimento fogliare; in realtà, tacitamente da entrambe le parti, si pensava non ci fossero soluzioni al problema. Durante il secondo anno, a partire dalla primavera, furono fatti altri trattamenti, non meno di quattro.

Di quel leccio, a distanza di otto anni, non seppi più nulla sino a qualche giorno fa quando incontrai il proprietario del giardino; dopo aver scambiato qualche chiacchiera di cortesia, mi dice: “Sei stata bravissima con quella pianta:”

“Quale pianta?” – è stata la mia risposta, avendo rimosso completamente l’evento del leccio e di tutti i suoi trattamenti.

“Il leccio – mi dice lui – non ha più avuto niente, è guarito completamente.”

Sbigottimento e, subito dopo, un veloce feed back dei trattamenti fatti otto anni prima e di tutta la situazione inerente.

“In che senso? – chiedo incuriosita con una domanda specifica e precisa – Non è stato più trattato negli ultimi otto anni?”

“Esatto. E adesso è bellissimo.”

L’esito dei trattamenti con i fiori di Bach sul leccio, che hanno avuto la durata di due anni, ha portato alla guarigione completa della pianta e, cosa ancor più sbalorditiva, nessuna ricaduta. Per anni avevo pensato che tutti quei trattamenti non fossero serviti a nulla, per anni ho pensato che la soluzione che avevo creduto di trovare, non era esatta. Invece mi sbagliavo.

Leggendo il libro di Stefano Mancuso e Alessandra Viola “Verde Brillante”, edizioni Giunti, ora a maggior ragione sostengo che i trattenimenti con i fiori di Bach, essendo frequenze (informazioni) trasmesse attraverso l’acqua, hanno bisogno di essere assimilate dalla pianta con i suoi ritmi per potersi difendere e rafforzarsi. Allo stesso modo anche l’insetto (o funghi, afidi ecc… ) ha bisogno di assimilare un’informazione e di farla propria prima di capire come re-agire. Il leccio ha reagito rafforzandosi, la Fillossera e le ruggini che si erano formate sulle foglie, hanno deciso che lì non erano più a loro agio.

leccio

Le soluzioni con i rimedi floreali richiedono un tempo, un’attenzione, pari a quando si fa una terapia intensiva. Spesso non si cura il problema – meno che meno la causa – con un solo trattamento. Se accettiamo il fatto che la chemioterapia sia composta da un ciclo di trattamenti, che qualsiasi tipo di medicinale classico, omeopatico, vibrazionale, medico richieda tempo per avere come esito positivo una guarigione, perché non possiamo contemplare il medesimo fatto che trattando una pianta ci siano dei tempi di guarigione?

Soluzioni

In un flacone da 30 ml preparare:

  • 20 gocce di Crab Apple
  • 15 gocce di Chestnut Bud
  • 10 gocce di Rescue Remedy
  • 10 gocce di Cherry Plum
  • 10 gocce di Water Violet
  • 7 gocce di Boab (fiore australiano della linea di Ian White)

Dopo aver messo questi rimedi floreali aggiungere acqua sino a riempire il flacone da 30 ml. Dinamizzare 30 volte (battere il flacone ben chiuso sul palmo della mano per 10 volte e ripetere per tre volte consecutivamente in piena consapevolezza di ciò che si sta facendo). Successivamente diluire il flacone  da 30 ml in una botte (ben pulita da precedenti trattamenti o, meglio se nuova) da 20-25 litri ed erogare sulla chioma della pianta. Ripetere il trattamento ogni 20/25 gg  per 4 volte consecutive, nella stessa modalità di miscela e diluizione. Inizio dei trattamenti: primavera. Se piove non è necessario ripetere i trattamenti.

Inutile dire che i trattamenti sono completamente a-tossici e privi di ogni principio nocivo per l’ambiente, le persone e gli animali, se non dato da residui presenti all’interno della botte dei trattamenti utilizzati in precedenza. Per questo motivo consiglio vivamente di acquistare una botte nuova. Armatevi di pazienza. I risultati ci sono.

Buona sperimentazione.

 

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